Maratona di Ferrara 2014 “χαίρετε, νικῷμεν” -siate felici, abbiamo vinto!- (perchè ogni maratoneta vince!) -parte prima

“χαίρετε, νικῷμεν” le leggendarie parole che il mito vuole che Filippide pronunciò esausto appena arrivato ad Atene, per annunciare la sconfitta dei persiani nella battaglia di Maratona, per poi crollare esausto e spirare appena assolto il suo compito.

Vittoria e tragedia, storia e mitologia paiono abbeverarsi di questo tragico binomio ma, per fortuna, non è necessario emulare appieno le gesta dell’eroico ma sfortunato oplita ateniese.

Perchè ogni maratoneta vince?

Perchè ad ognuno viena data una medaglia che bacerà con tenero trasporto ed esporrà tra i ricordi più belli?

Perchè sembrano (sono) più felici all’arrivo i maratoneti che arrivano dopo quattro, cinque , sei ore dallo start, quando i professionisti che di ore ce ne mettono due e spiccioli oramai saranno già docciati, premiati massaggiati e probabilmente staranno falciando il prato di casa?

Sono le domande che spesso mi sento porre da chi non è un corridore, da chi pensa che Maratona sia solo un refuso che riporta alla mente un campione calcistico del passato… da chi non capisce perchè, tolti i primi dieci, ci siano altre migliaia di sfigati che sacrificano tempo, fatica e dolore per arrivare ad alzare le mani sotto un traguardo gonfiabile…

Beh, permettetemi un fiato snob poi proverò ad argomentare: “caro bolso, sportivo da 90′ minuto, che ti abbeveri delle “gesta” di ventidue star in braghini… tieniti il tuo telecomando, le tue analisi di dribbling, modulo all’italiana e le tue dissertazioni da tavolino di un bar…. se per te questo è lo sport probabilmente è proprio quello che ti meriti”!

Correre è bello, citando a braccio uno dei tanti aforismi che circolano in rete,  “non si corre per aggiungere giorni alla propria vita ma per aggiungere vita ai propri giorni”!

Ed è proprio così, siamo malati di endorfine, bisognosi di scaricare tossine e tensioni del quotidiano;  le scarpette sono la nostra presa di scarico con l’asfalto, corriamo perchè stiamo bene, perchè ci diverte farlo, perchè ci piace condividere certi momenti e perchè il lunedì siamo egocentricamente fieri di arrivare al lavoro con la nostra medaglia al collo!

La maratona poi…. considerate che il nostro organismo non è propriamente preparato a correre per 42 Km, mi si perdonino le semplificazioni estreme ma, abbiamo tre tipi di sostanze chimiche a cui attingere energia, gli zuccheri, il glicogeno ed i grassi (messi in ordine crescente di complessità strutturale).

Gli zuccheri sono quelli che bruciamo subito, sono molecole semplici di pronta assimilazione che ci danno energia pronta all’uso; sono nella frutta, nelle bevande, su certe labbra carnose 😉 ed in un sacco di altri posti…. Però non li accumuliamo e ci fanno “male” perchè portano alla produzione di acido lattico che si accumula nei muscoli e produce fatica.

Poi c’è il glicogeno, chimicamente si tratta di un polimero del Glucosio (lo zucchero); immaginate una molecola di zucchero come un singolo vagone di un treno…. unite assieme più vagoni ed otterrete appunto un polimero. Dal punto di vista della fisiologia, il glicogeno è la principale riserva di energia a cui attingiamo durante sforzi prolungati. E’ una fonte di energia disponibile prontamente ed accumulata un po’ ovunque nel nostro corpo. Non genera troppo acido lattico e, insomma, è la risorsa ideale a cui attingere durante una maratona ma… c’è un però…..

-c’è sempre un però-

C’è appunto la fregatura… non abbiamo abbastanza glicogeno per correre una maratona…. grosso modo attorno al 30/35° Km il glicogeno finisce e il corridore poco allenato o nutrito male semplicemente si ferma ed inizia la sua zombie walk fino all’arrivo…. Non si riesce più a correre, sembra che l’aria sia diventata melasso e l’asfalto un velo di vinavil, ogni passo è pesante e si puo’ solo arrancare fino all’arrivo…. Poi spesso non si arriva neppure, insorgono i crampi e mille altre delizie che ci schiantano come un vitello in fuga sotto i 50° della Death Valley (per inciso, pare che FIlippide morì per la calura che accompagnò la sua corsa disperata).

Ma, starete pensando voi….. e i grassi? intanto siete poco “polite” non si chiamano “grassi” ma “diversamente magri” e magari hanno una disfunzione ormonale e quindi non è nemmeno colpa loro….. (ehm…. odio l’ipocrisia buonista di cui amiamo riempirci la bocca e le pagine dei media…ma qesta è un’altra storia).

Dicevamo, i grassi a cosa servono già che li ho citati? sono si una ulteriore forma di riserva del nostro organismo ma si tratta di molecole molto complesse e di non immediata disponibilità, continuando con la metafora del treno, immaginate di avere tanti binari affiancati, ognuno col suo bel convoglio ferroviario sopra; tirate delle corde tra un treno e l’altro, creando una ragnatela di legami e avrete una molecola complessa come un grasso (lipide). Per utilizzarla il nostro organismo ha bisogno di recidere tutti i legami e questo meccanismo non è né semplice né immediato. Esistono allenamenti specifici per abituare il nostro corpo ad attingere alle fonti lipidiche di energia, ma sono troppo complessi e specifici per le esigenze del corridore medio.

Quindi come si fa a finire una maratona? allenandosi e nutrendosi in maniera adeguata prima e durante la gara.
Relativamente alla dieta del maratoneta, le teorie si alternano come gli amanti di certe starlette; quindi vi rimando ad una bella ricerca sul web se volete approfondire l’argomento. Relativamente all’alimentazione durante la gara, esistono numerosi alimenti specifici da assumere durante lo sforzo, spesso sotto forma di gel o barrette che forniscono carboidrati di facile assimilazione, che non portano troppo in alto l’indice glicemico e quindi che non causano la produzione di acido lattico. Un vero toccasana insomma (sopratutto per chi li produce, visti i costi d’acquisto!!!).
Due soli consigli, provatene vari in allenamento e trovate quello che vi piace di più e che non vi da fastidio; poi consumateli prima di provare fatica!!! è inutile aspettare di essere sul famigerato muro del 35° Km per prendere il proprio gel…. bisogna prenderne ad intervalli fissi, magari subito prima dei ristori per berci dietro dell’acqua.

Ah, si l’acqua…BEVETE!!!! in una maratona ci sono mediamente ristori ogni 5 Km, quale che sia la temperatura bevete almeno un bicchiere d’acqua in ognuno di essi! personalmente evito i sali o gli integratori disponibili, non si sa mai che prodotto venga distribuito e potrebbero creare problemi di stomaco o di intestino…. optate per la buona vecchia acqua che non sbagliate di certo!!!

Abbiamo messo insieme un paio di tasselli per provare di spiegare il fascino della gara regina; mi sono però dilungato più del previsto e l’ora è tarda, l’allenamento combinato di oggi (bici + corsa) si fa sentire e domattina ci si sveglia presto…. poi ci sono le cavallette e l’ira divina che remano contro: vi tocca quindi una parte seconda (che scriverò a breve perchè in questi giorni sono stato -giustamente- pluricazziato perchè scrivo poco!!!).

Buonanotte!

 

Foto: “χαίρετε, νικῷμεν” :-)

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Il ciclismo e la matematica (come le forze naturali ci ostacolano)

Domenica  non ho corso, in previsione della maratona di Ferrara del 16 Marzo ho preferito, complice una bella mattina di sole, risalire in sella, buttare un cinquantello di chilometri in pianura, sforzandomi di stare il più possibile sulle appendici.
Ma, in bici da solo mi annoio, quando corro riesco a far volare il pensiero, rilassarmi e godere così il ritmo ipnotico dei passi sul terreno ma, in sella proprio non riesco… Bisogna concentrarsi sul traffico, sulle asperità dell’asfalto, sull’equilibrio, sul sellino che attenta spesso alle sacre virtù e a mille altra cose e, ultimo aspetto, mi rifiuto di ascoltare musica mentre pedalo la trovo pratica troppo rischiosa!
Così mi annoio, ed ieri mi sono venuti in mente alcuni episodi classici che si possono ricondurre a fenomeni fisico matematici, un esempio:
Incontri ad una sosta una squadra femminile  slovena in allenamento, una dozzina di bellezze mozzafiato, subito gonfi i muscoli, innalzi l’italica et virilissima cresta e inizi a tubare come una tortora in primavera. Quello che ottieni in risposta sono sorrisi complici e risatine, capisci subito che sono rimaste colpite da cotanto esemplare di maschio triatletico e accenni la danza di accoppiamento dell’urogallo reale…. sfoderi il tuo inglese da bagnino romagnolo e così, ottenendo solo vaghe promesse di contatti sul tuo blog le saluti con sguardo ebete (ah cotanta sodità di terga….)  mentre ripartono starnazzando allegre.
Riportati i tassi ormonali entro i limiti decidi che un momento così trionfale non puo’ non essere condiviso urbi et orbi e ti appresti all’autoscatto di rito da condividere in rete …. ORRORE!!!!  il lato del viso e la spalla sono striate di orrido moccio parzialmente seccato… sembri una comparsa di walking dead truccata male e capisci che:
1) dato un ciclista in moto lineare che,  quale che sia l’angolo di soffiata, la velocità e l’incidenza del vento, e indipendentemente dalla temperatura  esterna, dall’umidità e dalla esposizione solare, il moccio inevitabilmente si appiccicherà addosso al ciclista stesso con proporzionalità diretta rispetto agli incontri femminili che il ciclista stesso farà durante l’allenamento in corso. (Teorema del moccio e della pomme de terre)
Non bastavano le tabelle massacranti, gli automobilisti maleducati, i fondi stradali dissestati… ora anche la fisica e la matematica remano contro di noi ….
Prossimamente altri teoremi 😉Immagine

28 anzi 29,8 poi trenta quasi trentuno

Lungo!!

In vista della maratona di Ferrara, tra due settimane, ho pianificato almeno un “lungo”, ossia una corsa dove ci si avvicina alla distanza che si percorrerà in gara (42 Km e 195 m).

Apro una parentesi sulla distanza della maratona, inizialmente era di circa 40 Km, pari alla distanza tra Maratona e Atene e celebrava la corsa fatta da Filippide nel 490 a.C per avvisare della vittoria cge gli ateniesi (cugini e rivali di Sparta, e quindi non troppo ben visti  da queste parti ma comunque, quando non oziavano in ben altri piaceri, combattenti con un loro perchè….) avevano riportato sui persiani (avete presente i cattivoni del film 300? ecco loro….) .

Al termine della corsa Filippide, appena pronunciate le famose parole “χαίρετε, νικῷμεν” (“siate felici, abbiamo vinto!”) crollò al suolo morto.

Ora, non ci sono certezze sul fatto che l’evento sia avvenuto o meno (la corsa, non la battaglia) e ci sono dubbi sul nome preciso di Filippide. Poco conta in realtà, abbiamo bisogno di bearci di eroi romantici e, l’idea di questo oplita e del suo atto estremo affascina ed intimorisce chiunque indossi almeno una volta le scarpette per percorrere la distanza regina della corsa su strada.

Ma, perchè corriamo 42,195 Km e non i 40 effettivamente percorsi?  Tutto risale alle olimpiadi di Londra del 1908, la corsa doveva partire dal castello di Windsor e finire allo stadio olimpico, per un totale di 26 miglia (41.843 metri) e già questa cosa mi sta sui calli…. Chiaro spostare un castello non è mai semplice, gli ingegneri fanno un sacco di storie e si sa che i reali sono abbastanza capricciosi ma, acciderbolina (continuo nella linea editoriale di non usare la parola “cazzo” nel blog), non potevate trovare un percorso leggermente diverso?  chessò, potevate tagliare attraverso gli orti reali o fare partire da una anonima villetta invece che dal rustichetto reale!!

Ma non è finita…. dove la fai finire la corsa se non sotto il palco reale dentro lo stadio? e così aggiunsero alltre 385 yarde (che poi sarebbero 352 metri…. acciderbolina alle misure non metriche! Questa perniciosa abitudine degli albionici di fare tutto a modo loro proprio non la reggo….) per un totale finale di appunto 42,195 Km che è poi stata mantenuta (tanto mica correvano loro!!! e ringraziamo che non gli è venuta voglia di andarsi a mangiare una sogliola alla mugnaia a Dover il giorno della gara!!!).

Ma torniamo ad oggi; la Valli e Pinete (www.valliepinete.it/‎) una corsa giunta alla quarantesima edizione che, per festeggiare la ricorrenza, ha visto affiancare alla classica distanza della mezza maratona, il tracciato originale della competizione, tra l’altro svolto per oltre 2/3 su sterrato.

La distanza totale è stata una barzelletta, sui vari siti si parlava di 28 Km, in un post però veniva citata la distanza di 30 Km. Arrviati a Ravenna un organizzatore ha dichiarato “SOno 29,8 Km”….. ma poi all’arrivo i gps davano tutti distanze oscillanti dai 30.7ai 31 Km….. che ci fosse in riviera qualche membro della famiglia reale inglese?? 😉

Comunque, stamane mi sono incontrato con Andrea e Riccardo, due amici della Podistica Ozzanese (www.podisticaozzanese.it) e siamo partiti alla volta di Ravenna.

Ritiro pettorale al Pala de Andrè (intitolato a Mauro, fratello del più noto cantautore, e dipendente del gruppo Ferruzzi che vollè così celebrare la memoria del collaboratore prematuramente scomparso); solita aria pre gara, tra odore di canfora e runner che vagolavano a vario titolo a zonzo per il palazzetto; caffè di rito (ah la caffeina……) e quindi partenza con la navetta, direzione la zona dello start. Si è infatti trattato di una gara non ad anello perfetto ma, tra lo start e l’arrivo (al palazzetto) c’erano alcuni Km di distanza.

La temperatura non era altissima e un vento a raffiche alternato ad una  leggera pioggerella incupiva un po’ gli animi.

Ad ogni modo, tra un saluto al mitico Gianni Morandi, in preparazione perla maratona di Boston, il riscaldamento e i soliti riti  pre gara il tempo è volato.

Avendo paura del vento ho optato per un abbigliamento modulare, corsari, maglia a mezze maniche, canotta della Podistica Ozzanese, Buff al collo, antivento e berrettino per proteggermi gli occhi dalla pioggia. Iocorro volentieri con le basse temperature e non le patisco, così corro sempre abbastanza leggero, temo però i colpi di freddo (mia Mamma direbbe -a ragione- che sono “debole di pancia”) e così mi sono tutelato.

Fortunatamente, dopo circa 4 Km il vento è calato e così pure la pioggia, mi sono cavato cerataina, buff e berretto e ho concluso la gara in condizion ottimali.

Ma veniamo alla gara, un percorso piacevole e vario, alternato tra (tanto) sterrato e un po’ di asfalto, con una organizzazione eccellente cheprevedeva blocchi del traffico, corsie riservate e tutti gli attraversamenti presidiate dalle forze dell’ordine; ristori ben riforniti e tutto che ha girato alla perfezione.

Ho corso fino al 24° Km con Nicola, anche lui della Podistica Ozzanese che in preparazione per Roma aveva un ritmo simile al mio, lui ha poi allungato a circa 5 Km dall’arrivo, avendo già alcuni lunghi nelle gambe mentre io ho preferito non forzare, non correndo distanze oltre la mezza maratona da lungo tempo.

Ad ogni modo la corsa è andata via molto bene, correre in compagnia permette di vincere la noia e fare scorrere più velocemente i Km da percorrere. Mi sono sentito bene dall’inizio alla fine, nonstante un minimo di stanchezza negli ultimissimi Km ed un fottutissimo sassolino finitomi in una scarpa.

Per me era un test importante, per capire quale ritmo portò osare a Ferrara e vedere la tenuta su distanze più lunghe, ho quindi deciso di partire sui 5’30” /Km e vedere poi come sarebeb andata. Alla fine sono riuscito ad essere piuttosto costante, senza accusare particolare stanchezza e addirittura migliorare di 3″ al Km il mio miglior tempo s questa distanza (allora però, la Forlì-Ravenna di fine 2011 era tutta su asfalto… quindi mooolto bene PG!!!).

All’arrivo trovare le docce calde è stata la degna coronazione di una bella giornata di corsa…complimenti all’organizzazione dell’evento.

Il pettorale di oggi è stata una bella sorpresa…. mitici 883!!

Ferrara si avvicina!