Triathlon Olimpico Cesenatico (salmoni non tonni)

Triathlon Olimpico di Cesenatico;

praticamente una gara sociale, alla fine siamo una decina alla partenza tra cui molti esordienti.

Alla mattina è fresco, montiamo la tenda direttamente sulla zona cambio (ehm… unico team ad averla) ed iniziamo a prepararci per la gara… bici in zona cambio, su il casco, dentro la bici, numero rastrelliera occhiali, scarpette scarpe da bici, garmin asciugamanino..che non si veda altrimenti ti ammoniscono… sistemi il tutto, ricontrolli manca qualcosa, no non è niente, si manca…. ansia…. culo-fan c’è tutto, fuori dalla zona cambio.

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Team Spartans pronti alla partenza….

Indossiamo la muta , un po’ di chiacchere e con calma raggiungiamo la spiaggia, il mare è un velo d’olio, onda zero, sole, acqua perfetta.
Briefing. boa a sinistra, nuotare paralleli agli scogli, boa a destra anzi no, o forse si… non capiamo nulla ma tanto partiremo quasi tutti in terza batteria…. basterà seguire gli altri 🙂

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Sulla spiaggia a pochi istanti dal via…. e continiuamo ad essere felici 🙂

Ci intruppiamo per lo start, tutti pronti, ci mischiamo ad altre centinaia di mute… neoprene, sorrisi, adrenalina…
L’organizzazione (perfetta!) ha la bella idea di fare partire la registrazione di un battito cardiaco.. ti entra nelle ossa, nella testa, nelle gambe… grazie ora si che sono davvero teso!

Battito cardiaco

Parte la prima batteria, poi la seconda, si cammina fin quasi alla prima boa, qualche attimo e mi trovo in prima linea, ecco si parte… corri corri, sguazza, annaspa, cammina… mi tuffo, no non ancora .. ecco si va… nuoto.

La prima boa è vicina, mi trovo dietro a Federico e nel marasma di corpi che nuotano trovo un varco di acqua libera, riesco a virare indenne ed inizio a nuotare, subito trovo un buon ritmo, ginocchia strette, gomiti alti, sento la voce di Coach Thomas e procedo. Prendo qualche botta fortuita ed altrettante ne dispenso… come sempre attendo di venire sfilato dal gruppo e di trovarmi a nuotare in solitaria ma…. che strano non accade!! Continuo ad essere al centro della mia batteria… piano piano ci allarghiamo, c’è qualcuno che nuota a rana, uno addirittura a dorso…. guardo avanti, vedo in lontananza la boa, attorno a me più neoprene che acqua…

Il ritmo delle bracciate ricorda mille pendoli di altrettanti orologi, si prosegue, mi sento bene… sto nuotando e continuo a stare attaccato al gruppo… vengo ripagato di altre botte, un colpo allo stomaco, un calcio in faccia…. tenerezze da triatleti.

Il groviglio di nuotatori che si forma nelle partenze delle gare di triathlon in acque libere è affettuosamente chiamato la tonnara… ma mentre mi ci trovo dentro capisco che non siamo tonni, non ci sono sangue e nemmeno violenza, ci sono decine e decine di lucenti corpi che lottano per proseguire… ci si urta ci si sorpassa, di lato di fianco a volte sopra…. non siamo tonni, siamo salmoni che risalgono la corrente del loro fiume natio in cerca di un obiettivo comune.

Andata, ritorno, il grattacielo di Cesenatico è un punto di riferimento fantastico, ultima boa e via verso la spiaggia, mi alzo, inizio a camminare vincendo il solito giramento di testa di quando si  passa dalla stazione orizzontale a quella eretta; sento il mio nome, è Gianmarco sulla riva che mi incita.. sorrido, mi sfilo la muta ed inizio a correre sulla spiaggia… mi concedo il lusso di uno sguardo alle spalle e vengo premiato, ci sono ancora decine di persone in acqua…. un altro sorriso e via, verso la zona cambio la bici e i quaranta chilometri di asfalto….

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Inizio a pedalare, nel primo tratto di strada, in uscita da Cesenatico, non trovo nessuno con cui mettermi in gruppo e lavorare di scia… spingo, il ciclocomputer va a tratti, per errore ho regolato il garmin su “corsa” e invece della velocità in Km/ora mi da il passo in minuti/Km.. me ne frego e spingo…. Finalmente mi passa un gruppo, due donne e due uomini, Questi ultimi subito rallentano, li scarto e mi accodo alle due ragazze… tempo trenta secondi vengo premiato con una serie di fischi: moto dei giudici, cartellino giallo, ammonito…. così imparo che non si può stare in scia ad una donna in gara… uffa…. vabbè colpa mia, Trovo finalmente un trenino di triathleti, questa volta del sesso giusto, e mi stabilizzo su un buon ritmo, nel gruppo anche Marco, scambiamo qualche parola e proseguiamo la nostra corsa verso le colline romagnole, riesco a bere e a mangiare una barretta, la temperatura è perfetta, proseguiamo…. campi, rotonde, qualche buca, il ronzio delle ruote.
Al ventunesimo chilometro l’unica salita, un paio di chilometri che spezzano ritmo e gambe, ma passa in fretta, via per la discesa e rientro verso Cesenatico, cerco il grattacielo ma non lo vedo…. starà facendo due bracciate anche lui.

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Il rientro scorre via un po’ meno liscio dell’andata, alcune macchine si infilano nel tracciato in barba ai pur bravissimi volontari; mi trovo in una rotonda quasi schiacciato da un rimorchio con sopra un cavallo.. auguro lunga vita e prosperità all’autista (e un padrone migliore al cavallo) e proseguo…. rotonde, cavalcavia ci si allunga ci si riprende… ecco il grattacielo, tra un po’ si corre…. Fortunatamente il temuto vento sul rientro non si avverte, in parata rientriamo a Cesenatico e ci avviamo alla zona cambio; davanti a me uno cada facendo cadere anche Marco, fortunatamente senza conseguenze. Giù dalla bici, tappeto azzurro, di nuovo Gianmarco che mi incita, parcheggio la bici, su le scarpe da corsa e via fuori di nuovo dalla zona cambio.

Il passaggio dalla bici alla corsa è sempre strano, le gambe sembrano stupite, si iniziano ad utilizzare muscoli diversi e sembra di correre sulla gommapiuma e con la stessa grazia, come sempre mi stupisco del fatto che, invece la velocità è buona ed inizio il primo dei quattro giri che mi separano dall’arrivo.
In genere odio correre su circuiti, qua però è bello, c’è gente e c’è tifo, riesco a vedere tutti gli spartani ed ogni volta è un sorriso, un gesto, un incitamento o un cinque al volo.

Mi sono allenato poco di corsa ultimamente e lo sento, tengo un passo di almeno 30″ più lento delle mie possibilità ma, va bene così, alla fine avrò una media di 5’16″/Km, temevo peggio.
Primo giro, secondo, all’improvviso il mio chip smette di suonare al passaggio sui tappeti misuratori, alle miei richieste i volontari mi guardano con la tipica espressione della “mucca che osserva il treno che passa“…. mi agito, e se non funziona più? E se, non rilevandomi, vengo dato per ritirato? decido di ignorare la cosa ma non ci riesco… per fortuna incrocio Matteo che mi urla di fregarmene… mi rilasso e corro.
Altro giro altri cinque, acqua ai ristori, sorrisi, l’incitamento del pubblico, una bella ragazza che fa le foto…. i chilometri restanti calano ed eccomi all’ultimo giro, questa volta invece di riprendere la via del lungomare svolto verso la piazza e verso l’arrivo; qualcuno urla il mio nome, inizio a ridere, alzo le braccia….. è finita e sono felice.

Non siamo tonni,
siamo salmoni che risalgono il proprio fiume
non già per deporre le uova ma per una medaglia da finisher
con appeso un sogno.

Nuoto fiato e flessioni (quando pensi di essere finito sul set di Full Metal jacket)

Prima lezione della seconda settimana di nuoto;

reduce della solita eterna giornata lavorativa, attraverso la città in moto al rientro dall’appuntamento con un cliente; la prima frizzante aria autunnale si infila sotto il giubbotto regalandomi qualche brivido e intaccando la mia voglia di andare in piscina.

Già la piscina, anzi il nuoto, la mia croce senza delizia, fatica affanno e mancanza di fiato…. il mio passato di crisi asmatiche (presente in realtà, ma la moderna farmacologia, per fortuna, mi regala respiri at libidum) reclama il suo obolo.

Ma non devo essere ingiusto, per quanto non mi senta a mio agio in acqua, le più grandi soddisfazioni le sto avendo proprio dal nuoto; sono forse il più lento della squadra ma non arrivo più ultimo da un pezzo in gara e mi sparo senza colpo ferire i tratti di nuoto in acque libere (grazie coach Thomas!)

Forte della decisione di andare in piscina anche quando la voglia manca arrivo allo Sterlino; incontrare amiche ed amici della squadra risolleva sempre lo spirito, due battute poi in acqua…

Coach Thomas ha lo sguardo da folletto giocherellone stasera,,,,, spero sia solo un’impressione ma presto iniziano a correre voci sinistre sull’acqua tra le corsie….

Ci si scalda poi inizia la rumba; due vasche ipossia (respirando poco) per tre volte poi una vasca e dieci piegamenti di squat, il tutto ripetuto dieci volte…. questo lo passo senza colpo ferire..

Secondo giro, questa volta esercizio per tricipiti e spalle sollevandosi a bordo vasca…. si fatica un po’ ma passa pure questo….

Terzo giro questa volta si esce dall’acqua e si fanno dieci flessioni….. bof poca roba, ne faccio almeno trenta senza faticare troppo

… iluso olimpionico!!!

nuotare, uscire dall’acqua, giù a terra, scivoli, le piastrelle sfregano, non tieni l’equilibri, ti gira un pelo la testa….. e lo ripeti per sei volte con ripartenze in acqua serrate….

Beh, la serata è passata veloce ma straporca pupazza sono ridotto come un mocio vileda!!!

e non capisco questa vocina che aleggia sulle ali di uno sghignazzo “piegati di più soldato palla di lardo”….

Grazie sergente Hartman…ehm Coach Thomas