La paura (non lasciare che il grigio vinca)

Guccini canta che “la morte è la grande consolatrice” ma, su questa falsariga  la paura come potremo definirla?
La paura ci blocca, ci spaventa, evidenzia i nostri limiti ed amplifica i nostri difetti.

La paura è l’antitesi del coraggio, ma non nell’accezione tanto cara ai film di guerra in cui spesso il coraggio e la follia sono talmente sfumati l’uno nell’altra da risultare indistinguibili; la paura ci toglie la forza nell’affrontare il  domani, del preferire l’incerto al certo e ci spinge verso facili discese che spesso celano scuri abissi.

Abbiamo capacità di miglioramento e propensione alla felicità che sono straordinarie, nel quotidiano, sul lavoro, nello sport e negli affetti ma…quante volte i
“non me la sono sentita” ;
“quell’idea imprenditoriale che sognavo era troppo rischiosa”;
“quello sport (gara o impresa) non era alla mia portata”;
“non mi meritavo quell’amore che tanto mi scuoteva l’animo”….

Così sposiamo il grigio gettando i colori al vento di un polverulento rugginoso treno merci in transito su un binario di periferia e, cosa ancora più grave, tramutiamo le nostre paure in alibi e questi alibi in motivazioni. Ci autoconvinciamo così bene che arriviamo a crederci e il grigio un poco alla volta ci entra dentro.

La paura è umana, la paura è talvolta sana e spesso ci tutela da scelte avventate…
Ma é  come una ciliegia candita: gustosa voluttuosa e quasi trasgressiva quando mordi la prima; zuccherosa stomachevole ed indigesta se esageri…
E con la paura, così come per le radiottivamente finte ciliegie rosse, il disgusto arriva in fretta ma li non ci sono le contrazioni gastroesofagee (il vomito nda) a salvarci.
E come fare a vincere la paura?
Ho una cattiva notizia: non e’ facile!
Bisogna scavare dentro,  afferrare quegli oscuri e grondanti nodi gordiani che ti avviluppano le viscere e tirare… Sudare…ansimare…patire ma continuare a tirare…
Non è facile e non è semplice, ma come per tutte le cose che contano… La gioia non è gratis!

Cosi’ come i buoni regalo che ognuno di noi, nei frustanti anni pregustanti fortunali ormonali da adolescente, ha provato ad incassare…. per poi scoprire che nulla nella vita adulta è gratis, e che niente arriva per niente… Tranne la paura ovviamente… Anzi nemmeno lei…lei fagocita sogni e desideri e ingrassa mentre noi dimagriamo…anzi ingrigiamo ogni secondo di più.

Quindi? insistere e lottare e riprendersi i nostri sogni; troppo spesso viene venduta la convinzione che la vita adulta ed i sogni non siano compatibili.
Troppo spesso la seduzione del grigio prende il sopravvento….
E, la definizione della paura qual’è?
La paura è il più grande attore porno del mondo… perchè la paura ti fotte alla grande… non ti seduce e non ti abbandona….
E non bisogna lasciare vincere la grande stupratrice di sogni.

Il mio (primo) Ironman: Barcellona 2015 (volevo la mia gara e, per i miei peccati, me ne assegnarono una)

Sabato mattina: la spiaggia12144930_10207436865021309_4201270270728463591_n

La sabbia è a grana grossa, umida e fredda, lontana anni luce dalla carezza calda e vellutata delle nostre spiagge; il vento è tiepido e sferzante… poi c’è questo rombo che sembra parta da dentro, accumula energia al largo e la scarica con continue onde che si frangono con la risacca, un suono sordo profondo e rotolante come di innumerevoli tamburi Taiko, annulla il battito i pensieri e scuote la volontà. Domani dovremo nuotare li dentro.

Poi capita, come sempre quando le condizioni sono avverse mi calmo, il respiro si placa e le spalle si alzano in un gesto di annoiato diniego, domani nuoterò li dentro, sia quel che sia.

Il mare, il giorno prima

Sabato pomeriggio: la zona cambio

Musica rock di sottofondo, i miei passi che frusciano sulla sinteticamente finta erba di un campo da calcio di plastica, le ruote della bici ticchettano, lo zaino con le sacche per la gara pesa sulle spalle.
Migliaia di bici parcheggiate e coperte da teli di plastica blu attendono la notte ed il giorno dopo… Attorno me tanti altri me stesso, diversi ma così uguali, occhi sgranati, pensieri tumultuosi respiri affrettati, sorrisi, quei sorrisi che solo i bambini la mattina di natale possono allargare sui loro visi.

Provo a filmarmi dicendo qualcosa, sono felice ma ho un groppo in gola, guardo l’obiettivo dell’Iphone, sorrido, taccio, non so cosa dire, vorrei dire tanto penso a tutto e poi taccio perchè a volte, semplicemente, le parole mancano.

Sabato sera: la notte

ricordo poco della notte, sono salito in stanza; senza la bici, senza le borse e tutti i materiali per la gara, rimangono solo l’attesa e i pensieri che si alternano. Trovando una serenità inattesa mi siedo sul terrazzo della mia stanza, mangio una banana e lascio correre lo sguardo tra alberghi, macchine e persone, mare e cielo. E’ ora di dormire…e dormo, di un sonno anomalo, privo di sogni e risvegli, un teletrasporto che mi porta al mattino del “mio giorno”.

Domenica mattina presto : la colazione

Scendo in sala da pranzo, incontro gli amici e altri come noi, nel buffet infinito non so cosa mangiare, cerco spunti nei piatti degli altri, un inglese mangia salsicce e pancetta, altri cereali e gelatina… alla fine rimango sul classico, voglio andare sulla spiaggia!!!

Domenica Mattina: la spiaggia

Ci siamo, ci sono finalmente, di nuovo odore di neoprene nell’aria, attorno a me migliaia di corpi inguainati, qualche occhio sgranato, un drone volteggia sopra di noi, il mare è li che attende famelico… Abbraccio gli amici e mi metto in coda per la partenza, partono i Pro, sono eccitato e tranquillo, penso alla strada percorsa e penso a quanto ho desiderato quei granelli di spiaggia spagnola tra le dita dei piedi, una sirena latra il suo richiamo ed è la nostra… piano piano il serpentone si snoda, sabbia poi acqua pochi passi e mi tuffo tra le onde di risacca che si avventato su di noi… è iniziata.

Domenica: l’acqua e le boe

tremilaottocentometri di nuoto in mare, e chi li ha mai fatti? pensieri inutili alterno a bracciate, le onde del mediterraneo si alternano in un sinusoide infinito dove navigo tra valli e cime, dirupi e declivi, arranco su salite di spuma e scivolo su prati d’acqua.

La boa è un miraggio lontano, enorme eppure piccola quando la guardi dall’acqua, gialla, come le gialle cuffie dei duemilacinquecento partenti, chi ha assegnato i colori deve essere uno stramaledetto genio, perchè mentre la cerchi con lo sguardo quando sei sul colmo dell’onda vedi centinaia di calotte gialle e la ricerca del fottuto ago nel proverbiale pagliaio assume dimensioni domestiche e quasi banali.

Arrivo alla prima boa e la passo, mi fa male la spalla ma come sempre dopo un po’ si calmerà, cerco di allungarmi e rilassarmi, la spiaggia alla mia destra è un riferimento amichevole e procedo prendendo e dando qualche colpo ma senza grandi problemi… Una lente degli occhialini prende acqua, passerò la nuotata a schiacciarmela sul viso per tenere fuori l’acqua salata dal mio occhio arrossato…

Ogni cinquecento metri una boa riporta la distanza e questo riferimento mi tranquillizza e mi aiuta a frammentare in obiettivi più semplici l’intera infinita retta che compone i duecentoventisei chilometri che dovrò percorrere oggi.

arrivo alla fine del primo rettilineo, si torna indietro… ora comprendo perchè nuotavo bene era la corrente che ora, ghignando, si riprende con gli interessi quanto ha donato.

Altre boe si alternano, resisto alla tentazione di guardare il tempo sul gps, e stranamente ci riesco…

millecinque, duemila…. la spalla fa male adesso, poi  sorge un dolorino al polpaccio sinistro, batto la gamba e passa, anzi no si accuccia in un angolo come un gatto che aspetta il momento buono, forse si assopisce.. duemilacinque, sono ben oltre la metà, tremila….

cazzo!!! esplode una fitta orig-IBCA2273di dolore in quel gomitolo di fibre muscolari contratte che poco fa era il mio polpaccio… il mio primo crampo in mare che arriva durante la mia prima gara Ironman full… Respiro, batto le gambe, lo ignoro, non è un mio problema, non è un mio problema, non è un mio problema, N O N E’ U N M I O P R O B L E M A…. il mantra funziona (grazie Aldo Rock!) ed il dolore cala, si va avanti, oggi non si molla un centimetro…

Tremilacinquecento, vorrei baciare la boa, la sfioro passando e finalmente svolto verso la riva con le onde di schiena, quelli che a logica dovevano essere i metri più semplici si rivelano i più lunghi, l’arco gonfiabile dell’uscita stanta ad ingrandirsi e le onde sempre più brevi e rabbiose mi strapazzano per bene, non so come e non so quando ma vedo altri nuotatori alzarsi, li imito e sorrido…anzi no vengo strapato indietro dalla risacca perdendo alcuni metri, di nuovo avanzo tra acqua e schiuma, delle mani si tendono e mi afferrano, volontari che a mollo ci aiutano ad uscire…riguadagno la sabbia e corro (sic) verso la zona cambio; è fatta la frazione nuoto è passata….

Domenica metà mattina : la bici

Corro in zona cambio sfilo la muta, bevo un integratore, poi una bottiglietta d’acqua, mi vesto e corro verso la bici, trotterello allegro verso l’uscita e metto il culo sulla sella che mi farà da divano per un fim lungo centottanta chiorig-IBCJ2014lometri.

L’uscita da Calella è per stradine strette e piene di dissuasori, timoroso di cadute la percorro a ritmo blando fino all’attacco della litoranea che fa da campo di gara; una bellissima strada con asfalto perfetto, ondulata e protetta dal vento…

Inizio il primo dei tre giri pedalando troppo forte tanto mi sento bene, dopo una decina di chilometri mi ravvedo e cerco di trovare un ritmo che mi faccia stare bene senza stancarmi troppo, mi stendo sulle appendici  e mi assesto a cavallo dei 30 Km/h, forse un po’ troppo ma forse anche no… e pedalo…

Pedalo….

pedalo tra paesini costieri,
pedalo tra i saluti dei volontari agli incroci,orig-IBCT2664
pedalo tra il tifo degli spagnoli e dei turisti “animo, animo animo…”
pedalo tra fichi d’india sugosi e maturi rotolati giù dalle rupi ad imporporare l’asfalto, pedalo assieme a Pawlev, assieme ad Irina, George, Dalisay ed a tanti altri,
pedalo spingendo, pedalo cantando, pedalo felice di queste bellissime ore mie e mie solo..

Ogni 20 Km trovo un ristoro con volontari fantastici che ti porgono ogni ben di dio, dopo un po’ svuoto le due borracce posteriori essendo di fatto un inutile peso; verso l’ottantesimo chilometro mi ricongiungo con Giacomo ed assieme arriveremo fino in fondo, superandoci a vicenorig-IBCK8090da per scambiare due parole rispettando il divieto di scia e, dal centosessantesimo chilometro, il momento in cui bisognava alleggerire il rapporto e preparare le gambe alla maratona, come due bambini molesti che felici e sudati si bevono una granita in un giorno di sole estivo, iniziamo una sfida insana, ci passiamo e ripassiamo, accelerando ghignando e sberleffandoci in un tecnologico remake della sfida di bici tra Fernandel e Gino Cervi.

L’ultimo giro termina ed assieme rientriamo in zona cambio.

Metto la bici nella rastrelliera e la bacio grato, gel, acqua, scarpe visiera, ed entro nell’arena…. ora si corre.

Domenica pomeriggio: la maratona

come in una scena del Gladiatore esco dall’ombra protettiva del tendone della zona cambio per sprofondare in un calderone di luce urla musica e risate, a fare da metronomo i passi di migliaia di scarpe da running…

Spaesato e col timore di aver sbagliato strada inizio a correre, ali di persone ai lati che incitano e applaudono, qualcuno urla il mio  nome, mi giro non riconoscendo la voce, poi un altro ancora… e capisco è scritto sul pettorale e sconosciuti ci omaggiano uno ad uno… Poi vedo il nostro support team che come sempre fa un tifo indiavolato e ci aggiorna sull’andamento degli altri, prima durante la bici ed ora in corsa…essere qua da solo sarebbe stato bello, così ci si sente abbracciati dall’inizio alla fine… inutile: “We are Spartans WE ARE FAMILY” ma solo ora ne comprendo appieno il significato profondo.

Parto troppo forte, poi attacco il cervello e inizio a correre al mio solito ritmo maratona, camminando ai numerosi ristori (ogni 2,2 Km) in modo da nutrirmi ed idratarmi correttamente.

La maratona è divisa in quattro giri da 10 Km, si snoda sul lungomare partendo da quello che ho battezzato  “the gold mile” , in prossimità dell’expo, tra la zona cambio e l’arrivo, per poi allontanarsi verso  le spiagge a nord di Calella in un progressivo rarefarsi di bar e persone.

Ad ogni giro sento la frase dello speaker all’arrivo celebrare qualcuno, rosico un poco ma proseguo, non è ancora il mio momento… Sul percorso ogni chilometro è segnato, all’inizio mi frustra leggere vicini numeri tipo “Km 2…Km 12… Km 22… Km 32” poi mi passa, ad ogni cartello che guadagno eseguo un personale conto alla rovescia e recito un mantra:

“mancano 40 Km, 40 è un bel numero”
“mancano 39 Km, 39 è un bel numero”…..

Durante il primo giro vedo il cartello del trentacinquesimo, il cartello del ‘muro’, tanto temuto da tutti… li decido che quello sarà il mio “momento felice” e così ogni giro lo guardo con attesa e desiderio.

“Pier Animo”, “Dai Giorgio”, “go go go go”, è fantastico il tifo, ti senti una star, un fottuto campione del mondo e pesti un altro passo ed un altro ancora.

Una ragazza con una birra che urla ridendo; una signora sul marciapiede che applaude, rimarrà li tutta la sera e l’ultimo giro mi fermerò a ringraziarla, anziani che, masticando tabacco andaluso, ci guardano dietro enigmatici occhi, un gruppo di ballerini che al ritmo di tamburi balla la zumba…

è un vorticare di immagini ed emozioni, un caleidoscopio che anestetizza il polpaccio indurito, la spalla che ad ogni passo e ad ogni oscillazione mi fa quasi urlare dal male…

La strada scorre sotto le mie scarpe e piano piano i numeri diventano ancora più belliorig-IBCL2273

“mancano 28 Km, 28 è un bel numero”
“mancano 27 Km, 27 è un bel numero”

Incrocio amiche ed amici ed è bello vedersi e sorridersi, scambiarsi un high five al volo e vedere quanto ci brillano gli occhi…
Un solo rammarico mi rovina la giornata, non vedo Giorgio, chiedo notizie ma non si sa nulla, sapevo che temeva il nuoto ma l’ho incrociato in bici mentre concludevo il secondo giro e avevo dato per scontato che ce la potesse fare… invece gli è stata chiuso l’accesso alla zona cambio al termine dei 180 Km di bici, ha sforato il cancello per 10 fottutissimi minuti… So quanto si sia allenato e quanta strada abbia fatto quest’anno…

Purtroppo l’ironman è anche questo.

Ma so anche che Giorgio è tosto e tenace e infatti si è già iscritto al Challenge full di Venezia 2016!!

Domenica sera: la maratona continua

verso il termine del terzo giro il sole tramonta, cala la sera spagnola di questa giornata; piano piano il percorso si svuota di pubblico nella parte più remota del tracciato ed un vento freddo si alza.
Io continuo col mio programma, corro tra un ristoro e l’altro, cammino quella decina di metri modulando l’alimentazione… sto progressivamente rallentando ma non guardo più di tanto il gps, non so che ora sia, so di avere tanto tempo prima della mezzanotte e mezza che sancirà la fine dei giochi e so che anche dovessi camminare sempre arriverò in fondo…. Camminare? no, forse non ci siamo capiti… io anche strisciando coi gomiti arriverò su quel tappeto rosso…

“mancano 11 Km, 11 è un bel numero”
“mancano 10 Km, 10 è un bel numero”

e improvvisamente

“mancano 9 Km, 9 è un fottutamente bellissimo numero.. ciauz ciauz doppia cifra”!!

E’ buio e fa fresco, al giro di boa del punto più lontano il vento ti schiaffeggia gelandoti, temo di prendere un colpo di freddo alla pancia e stare male, alzo la cintura portapettorale a sfruttare quel fazzoletto di carta come patetica protezione;
sfrutto la scia di altri triathleti per ripararmi, ora è più difficile per quanto manchi davvero poco la giornata inizia a pesare sulle spalle.

Ai ristori la banana mi calma la fame e mi da l’idea di scacciare i crampi, i gel mi danno carboidrati e spinta, la coca mi aiuta a buttare giù i gel, l’acqua lava via il sapore dolciastro della coca… sembra una ballata di Branduardi ma funziona,

si funziona bene perchè…

eccolo la: il trentacinquesimo chilometro, il mio momento felice!

E’ buio ed ho freddo, passando rallento e lo sfioro accarezzando il telaio metallico ed il pannello di masonite…

Sono all’ultimo giro, ultimo giro di boa all’estremo nord del percorso, guardo ogni particolare sapendo che è l’ultima volta che vedrò la giostra metallica, il cartello “due guinness cinque euro” , la passerella di legno e la signora che è li dall’inizio, ora ha due bambini piccoli con lei, probabilmente ha qualcuno di caro in gara, mi fermo e la ringrazio e lei ringrazia me… un sorriso e riparto, ultimo ristoro…sono un po’ stanchino come direbbe Forrest Gump…

Dopo il ristoro non ricomincio a correre, sono al trentottesimo chilometro, sto bene (cioè non sto male) ma sono un po’ stufo… così cammino per una decina di minuti e il calore degli spagnoli, usciti col cane o a godersi la serata a guardare quei “locos” che corrono si fa sentire, sorridono, ti toccano ti urlano “animo animo”… Ricomincio a correre e in lontananza vedo le luci dell’arrivo e la musica che cresce.

Salto l’ultimo ristoro e inizio ad emozionarmi… sto attraversando per l’ultima volta il gold mile, tra poco invece di iniziare un nuovo giro volterò a destra verso quel tappeto rosso che nemmeno volevo sognare da quanto lo attendevo…

In un atto di ignoranza mediatica modulo la corsa in modo da avere spazio libero davanti, accelero e scendo la passerella…

svolto a sinistra e il cuore mi esplode, è tutto come lo avevo immaginato…anzi è di più e tutto mio, lo speaker mi fa i complimenti, e recita la ambita frase: Pier Giorgio YOU ARE AN IRONMAN!!  (video gara)

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Ironman 70.3 italy 2015 Pescara (il giorno degli dei)

Il sospetto che aleggiasse qualcosa di strano nell’aria l’ho avuto sabato sera, alla cena pre gara con la squadra presso la IMG_5083Taverna di Poseidone (slurp!), quando notai una effige del dio del mare che mostrava una somiglianza inquietante con Federico Ironfrankie… Ma come sempre per i presagi, sul momento non ci dai mai peso…

Ma andiamo per ordine: sabato sveglia alle sette e partenza verso le undici, materiale preparato all’ultimo, gambe non depilate, manutenzione alla  bici prossima allo zero, sonno e stanchezza a farmi compagnia e ricordarmi l’intenso periodo lavorativo…

Mi salva la “lista triathlon” che utilizzo da due anni e mezzo aggiornandola ogni volta e che contiene tutto quello che mi serve in gara (con la testa che ho scorderei a casa la bicicletta… e poi vedrete se non ho ragione!!).

Giornata calda, l’autostrada è mediamente scorrevole e i 300 Km fino a Pescara scorrono lisci e noiosi.

Entrato in città percepisco un’aria diversa, cartelloni che pubblicizano l’evento, parcheggi saturi all’inverosimile, triathleti in allenamento sul lungomare e a zonzo per le strade.

Parcheggio, albergo e registrazione, nel momento in cui mi allacciano il braccialetto dell’evento improvvisamente mi risveglio e mi sale l’agitazione. E’ la mia prima gara del circuito Ironman, e le cose sono un po’ diverse dal solitoIMG_5067 , non si potrà mettere tutto il materiale vicino alla bici ma andrà diviso in sacche da riporre in apposite rastrelliere, mi vengono consegnati adesivi a profusione, con il numero di gara e così mi piazzo in un giardinetto ad allestire il tutto.

Riempio, svuto, controllo, riordino, svuoto e ricomincio…

Alla fine trovo quello che mi sembra un accettabile equilibrio ed accedo alla zona cambio, trovo la mia posizione e sistemo bici e casco; quindi le rastrelliere e piazzo la sacca bici e la sacca corsa…

Termino il tutto, vado a recuperare il pacco gara col mitico zainetto dell’evento e, ahimè vengo risucchiato dallo shop… tanta roba bellissimissima tutta da comprare… Poi la scaramanzia prevale ed esco con un paio di magliette ed una visiera…

Passo in albergo per una doccia prima della cena, appoggio lo zaino sul tavolo e mi perdo ad osservare il disegno della suola della Glycerin che si intravede… Belle scarpe domani andranno bene…. DOMANI? SCARPE? LESACCHEEEEE….

orrore sgomento e raccapriccio… apro lo zaino e trovo…. una scarpa O__O

IDIOTA FOTONICO!!! sono riuscito a mettere nella sacca run una scarpa sola!!! e adesso?

Un giro di telefonate e voci contraddittorie e contrastanti si alternano “le sacche non si possono più toccare”, “anzi si”,”no sono state immerse nella carbonite fino allo start”… le solite italiche voci contrastanti….

Arriva l’ora della cena, l’incontro con spartani e famiglie è sempre un’amozione, la preoccupazione poi non mi toglie l’appetito (ma mi toglierà il sonno) e la serata scorre lieta e veloce.

Albergo, doccia, sonno… sveglio e uno, sveglio e due… sogno di non aver puntato la sveglia, di dover andare al lavoro, di essere all’esame di quinta elementare… e l’alba mi trova piu’ stanco di come mi lascio’ il tramonto 😦

La partenza sarà dalle 12.10 e quindi possiamo fare le cose con calma, colazione e zona cambio; fortunatamente l’accesso alle sacche e’ libero e sistemo la scarpa al suo posto!!

Gonfiata alla bici, e ritrovo alla tenda Spartans pe ri preparativi della partenza; chiacchere, foto, ultimi preparativi e il tempo scorre veloce… ecco che i primi devono avvicinarsi alla battigia, tra poco si entra in scena!

11535314_10205920586366606_469157986_o(1)Ironman 70. 3 Italy – nuoto (Poseidone)

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La vestizione (foto di Simona Felicori)

Arriva presto l’ora della mia batteria di partenza, sarò assieme ad Alessandro, ci avviciniamo alla spiaggia dove trovo Simona, Fabrizio e Violante che sono venuti a salutarmi e sostenermi.

Ci chiudiamo le mute a 10′ dallo start e subito inizio a sudare , ci saranno 35° e tra la compressione e la mancata traspirazione del neoprene mi sento presto come un pollo a bagnomaria…

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Noi si va a fare un bagnetto (foto di Simona Felicori)

Come sempre il nuoto mi preoccupa un poco, negli ultimi sei mesi ho nuotato solo tre o quattro volte, causa lavoro, infortuni e tante scuse. Nemmeno il tempo di fare salire l’ansia e partiamo; i primi metri si cammina poi tuffo e l’acqua fresca ti avvolge, abbraccaindoti con spuma e frescura… Poseidone, probabilmente appagato dalla somigliana con Ironfrankie è appagato oggi e ci regala poche onde e zero corrente, Siamo in tanti a partire e tutti a puntare la prima boa, ci spingiamo e sbuffiamo per cercare acqua libera trovando solo muscoli e neoprene, ma passa ababstanza in fretta e trovo spazio e un buon ritmo di nuoto. La spalla destra mi fa male, a volte capita…. la zittisco, non è un mio problema il suo male, io devo nuotare e basta, ormai non sono più uomo: sono mutato in salmone e devo risalire la mia corrente. Le boe sono ben intervallate e non è faticoso tenere la rotta, attorno altri salmoni aiutano il branco a stare compatto ed avanzare: dopo circa cinquecento metri inizio a stare bene, non forzo il ritmo e alterno bracciate. Ad un tratto visualizzo tutta la gara, i 1900 m di nuoto, i 90 Km di bici e i 21 di corsa finale…. un capogiro mi coglie, il mio cervello rifiuta l’insieme è tanto… è troppo! Mi riprendo subito e riduco l’obiettivo a distanze più umane, la prossima boa… da li sarà un continuo susseguirsi di obiettivi brevi, la boa, la spiaggia, il prossimo ristoro e via dicendo fino al traguardo. Il triathlon sembra sempre di più l’allegoria di un’esistenza, devi concentrarti su obiettivi a breve termine mantenendo la rotta fino in fondo.

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Partiti! (foto di Simona Felicori)

Attorno ai 1500 metri veniamo raggiunti dai primi della batteria successiva, più giovani, più forti, più veloci. Cuffie verdi e riflessi argentati me li fanno riconoscere, questi non sono salmoni, sono barracuda aggressivi. Come ogni predatore non chiedono acqua,  se la prendono e passano veloci. Ne arriva uno, forte, veloce, grosso e stupido come un cagnolino da cruscotto; ho spazio attorno ma vuole il mio posto e mi viene addosso, rilasso i muscoli per lasciarlo passare ma niente, continua a spingere e strattonare, gli deve essere andato di traverso del testosterone e capisce meno della metà del niente a cui è abituato. Mi fa bere, e questo non va bene, alla spinta successiva alzo e irrigidisco il gomito al momento giusto… un grugnito e la scomparsa della sua bovina pressione sono il mio premio. Questo barracuda non mangerà salmone oggi! Mai confondere un pesce mite con un pesce inerme! spero solo non mi siano rimasti i segni dei suoi denti sulla muta…

Ultima boa, tocco fondo e mi alzo, raggiungo la sabbia e corro verso la zona cambio per i lunghissimi trecento metri; attorno è il delirio: ali di persone a urlare ed incitare… è bellissimo!!

Ironman 70. 3 Italy – bicicletta (Eolo e Vulcano).

Si recupere la bici e via verso le colline pescaresi, ci attendono 90 Km e tre salite,sulla carta niete di inaffrontabile  se non il caldo torrido dopo la frescura del mare è opprimente e maleaugurante. Si lascia presto il centro per  imboccare un asse attrezzato che per una decina di Km ci porterà dritti verso l’interno… e verso l’ira di Eolo che tanto per mantenere viva la sua fama di burlone ci accoglie con vento forte e teso da ovest; due terzi di gara controvento….. che non è male, è peggio!! Una volta saliti sulle colline verso Pianella o Ceppagatti poi veniamo premiati da raffiche tese e rabbiose. Le vedo giungere di lungi sui campi di grano, arrivare in schiere ad ondate che  mi portano alla mente la Guerra di Piero e la carica della brigata leggera a Balaclava.

A volte di fronte, raramente alle spalle e spesso di lato, spostandomi anche di un metro e facendomi lottare per rimanere dritto. Penso a quanto si divertiranno quelli con le ruote lenticolari…. Oggi a Eolo gli devono girare mica da ridere…

I paesini si alternano e assieme a lora tante immagini da ricordare, i bambini che chiedono il cinque,le tante persone che dal giardino di casa ti passano acqua fresca, la nonnina a Ceppagatti con in mano una borraccia da bici che ride sdentata e felice, il vecchio seduto con suo bastone nodoso che a un mio saluto risponde con un cenno solenne, ricordandomi il pescatore di Fabrizio De Andrè.

Vulcano, fabbro degli Dei è irato anche lui per qualche divino capriccio e punisce l’incolpevole Matteo (e tanti altri atleti sconosciuti) spezzandogli di netto il deragliatore della sua bici, gara finita… E mentre mi lascio Matteo alle spalle penso alla rabbia di una giornata buttata per un difetto meccanico, penso alla preparazione, ai costi e all’impotenza di fronte ad guasto che ti impedisce di buttare sulle ruote tutta l’energia accumulata. Spietato certo, ma anche questo è triathlon, anche questa è vita.

Sperando, invano,  di avere esaurito gli dei irati del giorno affronto l’ultima parte del percorso, riesco a stare molto sulle appendici e non soffro particolarmente i 20 Km di piattone finale fino al centro di Pescara.

Ironman 70. 3 Italy – corsa (Mercurio ed Esculapio).

Esci dalla zona cambio e inizi a correre, e ti scontri con un muro di caldo ed afa; 35°C e 21 Km di asfalto da domare…. non sarà uno scherzo.

E qua Mercurio la fa da padrone, per la velocità che lo contraddistingue, che tutti bramiamo in questo infernale pomeriggio di tarda primavera e per la temperatura del pianeta che porta il suo nome.

Ventuno Km e quattro giri di un percorso intelligente che alterna un lungo tratto sul lungomare ad altri tra i palazzi che diventano canyon ombrosi dove si infilano provvidenziali sbuffi di vento.

Mi sento bene e decido di badare ad arrivare in fondo, corro, cammino ai ristori bevendo anche se non ho sete e mangiando pezzi di banana…acqua, sali, coca Red Bull oggi non mi nego nulla….

Quattro giri ed ogni giro un diverso braccialetto colorato di promemoria, il primo Km passa inatteso, il secondo ti scioglie sulla riva dell’adriatico… così iizio un mantra personale, un countdown certo non fine ma ipnotico e rilassante che recito allo scadere di ogni chilometro: “ancora venti Km, solo 20 fottuti Km…” “ancora diciannove Km, diciannove fottuti km…” e così fino in fondo, dividendo la gara in frazioni e le frazioni in picole ripetute da alternare in seguenza. Inizio ad incontrare lungo il percorso Spartani ed amici e corro con un sorriso dentro, sto bene, è caldo ma sono vivo e felice.

Ma sono  un privilegiato, attorno a me tante persone cadono, barcollano, vomitano… il bilancio finale sarà apocalittico, tre persone in terapia intensiva e centocinquanta soccorse…. Oggi Esculapio farà gli straordinari ma, da divinità benevola qual’è ci guarderà dall’alto concedendo il recupero a tutti gli infermi della giornata.

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(foto di Federico Ironfrankie Franchini)

Il tifo in prosssimità dell’arrivo è bellissimo, i volontari sono fantastici e le emozioni vanno in altalena regalando momenti da registrare. I chilometri (fottuti chilometri)  continuano a calare, continuo e continuo , stando bene e sentendomi ingiustamente in colpa per chi non è così fortunato. In giornate come queste alimentazione ed idratazione sono basilari, sbagliarne la tattica ti fa finire a bordo pista…. devi bere anche se non hai sete e devi mangiare se non hai fame…. oggi non si puo’ rimanere senza benzina!!
Ultimo giro, ultimo ristoro, ultimo chilometro…. inizio a ridere e devo sembrare un po’ folle…. ma me ne frego,finalmente svolto verso la finish line ed entro in un tunnel di urla, musica e gente che ripete il mio nome. Vedo il traguardo con la emme rossa ed il puntino e penso ad un’altro traguardo simile che è seminascosto all’inizio dell’autunno…. sti cazzi, ora è il momento di alzare le braccia al cielo ed iniziare ad urlare.

In questa torrida giornata sono so dire se gli dei esistano…. ma se esistono sono certo che hanno sostituito da tempo l’ambrosia per barrette energetiche, hanno un numero scritto sul polpaccio ed alcuni di loro portano sulle vesti ricamato un elmo nero col cimiero dorato…

WE ARE SPARTANS!
so deeply human to seem divine

100 Km del Passatore 2015 Firenze – Faenza (uno spartano, anzi due alla 100 Km)

header231 maggio 2015, ore zerocinquantatrè piazza del popolo Faenza, arrivo della 100 Km del Passatore.
Le transenne mi separano dai corridori in arrivo e ancora una ventina di Km di asfalto mi separano dal mio amico Gianmarco, IronGMP, che oggi corona la preparazione di una stagione.IMG_4954

Cento chilometri, da piazza della Signoria Firenze a Piazza del Popolo Faenza, in mezzo l’Appennino e, sopratutto, centomila passi da percorrere sui tuoi pensieri, sulle tue gambe, galleggiando tra cuore e testa.

Gianmarco non e’ solo, Lorenzo lo assiste in bicicletta dalla partenza, Federico Ironfrankie e Carla lo hanno raggiunto sull’appennino mentre famiglia e Spartani seguono in diretta in chat gli aggiornamenti puntuali del suo stato…. Ma e’ inutile dirlo, uno Spartano non e’ mai solo, la sua forza viene anche dal guerriero al suo fianco.

Aspetto, vedo atleti arrivare e l’emozione sale, assieme al turbinio di sensazioni e pensieri si fa strada un piccolo tarlo tentatore…

Il tempo e’ passato, Gianmarco e’ in arrivo, lo attendiamo con ansia gioiosa….
Ecco la sua falcata apparire in fondo alla via, l’impunito ha il coraggio di arrivare leggero e sorridente.

Urlo filmo mi emoziono voglio abbracciarlo….

Video di Gianmarco all’arrivo

Grandissimo Gianmarco, grazie di tutte queste emozioni….

Non diventiamo uomini migliori una volta raggiunto l’obiettivo, ma durante il percorso. #spartans4passatore

WE ARE SPARTANS

100

Solo al mattino apprendo che anche Alessio era sulla lunga strada del Passatore; il sorriso all’arrivo e la maglietta la dicono lunga sull’intensità della sua impresa…

18 paia di gambe non bastano (RAAP 2015 Ride Across Appennino – coast to coast Viareggio Cesenatico 09 Maggio 2015 Team Spartans)

Questa volta l’ho fatta grossa,

questa volta mi ritiro,

vedrò la fine della traversata dietro il finestrino di un’auto di supporto che non celerà il mio disappunto, il mio imbarazzo ed il mio fallimento… Questa volta ho esagerato…

Ma adoro sbagliarmi….

Tutto inizio’ una sera di febbraio a cena dietro una porzione imbarazzante della “carbonara ignorante di PG” (tutto ebbe inizio qua) , Gianmarco lanciò l’idea di un evento di team, una traversata in giornata da Viareggio a Cesenatico, 250 chilometri con festa finale in spiaggia. Vuoi l’iperlipidemia della cena, vuoi le scarse quantità di sangue che tentavano a fatica di farsi strada nel flusso alcolico, ma mi parve una idea fantastica, un qualcosa di cui andare fieri…

Maggio sembrava lontano allora, ma maggio arriva sempre quando meno te lo aspetti.

Gianmarco partì ad organizzare tutto con la stessa inarrestabile energia con cui affronta le salite più dure in bicicletta, apparentemente instancabile, leggero e quasi caparbio nella sua determinatezza e, dannatamente efficace.

Viene creato l’evento (facebook), se ne parla con il team che reagisce con il solito folle e sanissimo entusiasmo con cui gli spartans affrontano qualsiasi impresa. Rimangono epiche risposte tipo “io ci sono, devo solo comprare la bicicletta” che la dicono lunga sul nostro grado di insanità mentale…

I giorni passano,arrivano gli sponsor a supporto: “La farmacia del Dr Piazza” di Faenza, Biovita e Powerbar; l’entusiasmo cresce e in breve riempiamo tutti i posti disponibili.

In un barlume di lungimiranza partecipo alle mie tre prime grandfondo per mettere nelle gambe almeno una frazione dei chilometri che mi serviranno a maggio;

  • 29 Marzo 2015: Granfondo Città di Riccione  120 Km:un casino galattico, sottovaluto l’evento, sbaglio completamente l’alimentazione (ergo non mangio) e mi spengo come un moccolo di candela al novantesimo chilometro, solo grazie ad Angelo non salirò sul carro scopa portando a casa 110 Km e un bello smacco
  • 26 Aprile 2015: Granfondo le cime di Romagna (Faenza) 140 Km: questa volta va molto meglio, e riuscirò ad arrivare in fondo, assieme a Massimo,  complici l’organizzazione, il calore dei volontari ed i ristori pantagruelici.
  • 1 Maggio 2015:  Granfondo Dieci Colli (Bologna Unipol Arena): mediofondo 85.1 Km, partiti in griglia VIP grazie ai pettorali offerti dallo sponsor Assicoop Bologna, nonostante i timori riesco a finirla senza cadere, sputando pezzi di frattaglie sulle durissime salite e con un sorridente arrivo in parata assieme a Giacomo.

Centoquaranta chilometri nelle gambe contro i duecentocinquanta che dovrò affrontare il 9 Maggio… non ce la farò mai…

Finalmente (finalmente sto par di ciufoli… avrei voluto altri due mesi di preparazione almeno!!!) arriva il fatitidco fine settimana dell’evento, parto in auto con Federico Ironfrankie a raggiungere a Rioveggio il resto del team.

Diciotto biciclette, due macchine e un (fantastico) team di supporto di tre persone per una traversata in giornata (qua trovate le foto dell’evento).

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Il Support Crew: da sinistra Maretta, Federico Ironfrankie e Annalisa.

Arriviamo a Viareggio, nubi e vento teso ci accolgono; hotel strategico sul litorale, giusto il tempo di prendere possesso delle stanze, sistemare le biciclette e andare a vedere il Mar Tirreno.

Per noi Emiliani, abituati a coste sabbiose, ed orizzonti interrotti solo dal profilo degli alberghi è piacevole vedere un tramonto sul mare e le montagne a fare da corolla alle spalle della spiaggia.

Prima di cena è il momento di una cerimonia simbolica, il prelievo di un po’ di sabbia tirrenica che alla sera verrà ‘liberata’ sul litorale adriatico, a suggellare l’unione tra le due coste, unita da un nastro di gomma ed asfalto (il prellievo dei ‘sacri’ granelli). Poco dopo a cena sembravamo più una comitiva scolastica che un gruppo di atleti (e diversamente tali) alla vigilia di una impresa sportiva… ma questo clima sempre leggero, questo saper ridere e scherzare delle nostre debolezze e delle nostre paure ormai è parte indelebile del nostro DNA, ‘giochiamo allo sport’, prendiamo con estrema serietà gli allenamenti e le gare ma non perdiamo mai il sorriso o quella scintilla scanzonata in fondo allo sguardo che, ammettiamolo, ci rende unici.

Notte, preparazione del materiale per il giorno dopo, divisa bici (con la bellissima tenuta dell’evento), barrette, gel, crema solare… E’ ora di dormire…. e

…subito suona la sveglia. E’ “il giorno”; ci si prepara, colazione e in men che non si dica siamo in strada per la foto di rito.

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lo Spartans Dream Team (in ordine approssimativamente alfabetico): Alan, Bruno, Enrico, Fabio, Giacomo, Gian Marco, Giorgio, Lorenzo, Luca, Luigi, Marco, Matteo, Niccolò, Pier Giorgio, Riccardo, Ruggero, Saul, Ubaldo.

Iniziamo a pedalare, Viareggio Lucca, Montecatini, Pistoia, Firenze, non ho mai pedalatato in gruppo così a lungo e la nostra (quasi) ordinata fila per due è molto efficace, riusciamo a mantenere medie superiori ai 30 Km/h in pianura senza faticare troppo (e Gianmarco e Matteo che conducono quasi sempre il gruppo hanno dato una bella mano!).

Purtroppo perdiamo tempo nell’attraversare le città, tra sensi unici in disaccordo col nostro navigatore GPS (che forse è il contrario ma poi chi se ne frega), picchi di traffico, strettoie e semafori.

L’asfalto… è bello vedere che Emilia Romagna e Toscana sono unite dallo stesso nastro strappato di idrocarburi aromatici policiclici a catena lunga…. buche, fessure, crepe, tombini a volte incastonati a volte sporgenti, alto o bassorilievi ad esaltare la decadenza dell’italica pubblica amministrazione. Per fortuna chi sta davanti segnala gli ostacoli permettendoci quasi sempre di evitarli anche se, in certi momenti, iniziamo a segnalare i tratti di asfalto liscio dato che sono così rari…11209726_10205312207078539_2250357089161867665_n

Poi le scene anomale, il vecchietto contromano in rotonda, con la testa incassata tra le spalle, una ferrea determinazione nello sguardo miope da Mr Magoo mentre ascoltando allegre marcette nell’autoradio onora la Regina Elisabetta marciando imperterrito in senso orario;

poi i ragazzini che ci sfottono, qualche ciclista che ci affianca chiedendo se davvero stiamo facendo la traversata in un giorno solo, la ragazza che ci riempie di improperi con una prontezza di riflessi e linguaggio degna di una matrona da lupanare… uno spasso insomma.

Regolarmente le auto a supporto ci aspettano a bordo strada per fotografarci o fornirci supporto, quello che si pensava fosse solo un ausilio in caso di guasti diventa una presenza amichevole e costante, con Annalisa Maretta e Federico sempre pronti a passarci una barretta, fotografarci od incitarci.

Passiamo Firenze semi intossicati da traffico e smog e la pianura inizia a cedere il posto a un falsopiano a salire fino a Dicomano, San Godenzo e su per 20 lunghi chilometri di salita fino al Passo del Muraglione.

Già, il muraglione, il regno delle due ruote a motore, curve su curve che si alternano a salire senza lasciare mai respirare; una salita non impossibile in verità, se non fosse che stai pedalando da 140 Km quando l’affronti.

Ho faticato come una bestia, spingendo fin troppo presto il cambio al rapporto minore e cercando sovente di scalare ancora laddove pignoni e corone non ve n’erano più e, nel delirio affannoso viene fuori l’allegoria “La bici è come la vita, prima o poi i rapporti finiscono!”

deliri da ciclisti improbabili.

Rimango indietro, se vogliamo parliamo del fatto che peso 92 Kg x 190 cm e proprio il fisico da scalatore non ce l’ho; possiamo invocare l’intenso periodo lavorativo, la fatica della giornata e mille altre scuse del cavolo… la amara realtà è che sono una pippa fotonica in bicicletta…. 🙂

Così spingo, rallento e vedo la velocità calare, mi rendo conto che a piedi andrei più forte, fatico all’inverosimile e per la prima volta penso di non farcela. L’immagine seducente di un passaggio in cima su una delle auto mi balena davanti…basterebbe dire che non ce la faccio e sarebbe fatta; pochi minuti e sarei in cima, nessuno direbbe nulla e molti capirebbero ma non io. Non avrei il gusto del dire ce l’ho fatta, non potrei scrivere questo post, non potrei indossare con orgoglio la tenuta che commemora l’evento, non mi godrei la festa a Cesenatico e soprattutto NON CE L’AVREI FATTA.

Ovvio, eccovi di nuovo li ad alzare i vostri ‘diti’, la vita non si basa su queste cose; lo sport è un gioco, non vincerò mai nulla e le solite banalità messe in fila come pezzi di carne su uno spiedino.

Ma è il mio gioco e lasciatemelo giocare, lasciatemi stabilire le mie regole di questo nascondino e lasciatemi decidere di continuare col mantra “spingi tira” che si sussuege una pedalata dopo l’altra su per la bella salita al passo.

Qualche volta mi fermo, mangio, bevo e riparto e su a salire, in un gioco di chimere dove le pendici alberate cedono spazio al cielo e all’illusione della fine della salita per poi beffarti curva dopo curva con altre ghignanti salite…

Quando ormai mi sentivo 11218571_816286381786843_1448265267584720867_oun po’ come Sisifo, possibilmente più stanco, ecco che improvvisamente sento i pedali alleggerirsi… alzo la testa…spiana…. stupito aumento il rapporto, poi ancora e ancora; prendo velocità e dopo poco eccolo, affogato tra mille adesivi, quasi illeggibile e probabilmente insperato il cartello indicatore del passo: 907 metri!

Da qui in poi tanta discesa e mi ritornano in mente le parole di Gianmarco (Piazza): “il ciclismo è sofferenza” e ancora “la discesa te la devi guadagnare“… eccomi, ho sofferto ma non ho mollato, ho stretto i denti e sono arrivato in cima… ora ho fame!

Un panino e una coca per poi ripartire, mi soffermo a cazzeggiare e perdo la foto di gruppo davanti al mitico muraglione; mi copro e inizio a scendere… mancano ancora settanta Km ma inizio a solleticare l’idea di poter arrivare in fondo.

La discesa è fredda, ventosa, inebriante nella velocità e nell’alternarsi delle curve, laggiù da qualche parte all’orizzonte c’è la fine di questa giornata e ci sto arrivando.

Pausa in fondo alla discesa, il sellino allentato viene prontamente sistemato grazie all’aiuto di Lorenzo (che due sere prima mi ha sistemato la posizione in sella… tanta roba e tanta fatica in meno!!!).

Arriva presto Forlì e finisce fin troppo presto la discesa, non ci sono più salite ma un bel drittone controvento fino alla sabbia del mare.

Gli ultimi Km li faccio con Giorgio, assaporando la fine della giornata, smetto di mangiare barrette perchè il sorriso da squalo tigre che non mi cavo più dalla faccia mi fa mangiare migliaia di gustosi e proteici moscerini….

Ecco il grattacielo di Cesenatico, ultima fatica il cavalcavia sull’adriatica, passerella in centro e, finalmente il Bagno Milano.

Ad attenderci amici e famiglie, e la bellissima maglia di “RAAP finisher” ed il rito della sabbia . Entro in doccia e sotto l’acqua canto, rido, piango e ricomincio, L’acqua calda mi scorre addosso e il pensiero torna ai 260 Km percorsi, alle risate, alla fatica, alla bellezza di averli condivisi coi miei amici;

culo fan direbbe Joda, oggi la forza scorre forte in noi….

Gli amici del bagno Milano hanno preso alla lettera le indicazioni “birra come se piovesse” e finalmente ci si siede a cena, il giusto epilogo di una giornata perfetta.

260 Km percorsi con 18 biciclette, nessuna foratura, nessun incidente, nessuno si è fatto male tutti ci siamo divertiti.

Quella che tre mesi prima era un’idea buttata su un piatto fumante di pasta è diventata la nostra piccola impresa…

Diciotto paia di gambe non bastano, servono diciotto cuori, un po’ di sana follia, tanta passione, le famiglie, gli amici e la voglia di osare ancora una volta, sapendo che non sarai solo, sapendo che arriverai sorridendo.

Alan, Bruno, Enrico, Fabio, Giacomo, Gian Marco, Giorgio, Lorenzo, Luca, Luigi, Marco, Matteo, Niccolò, Pier Giorgio, Riccardo, Ruggero, Saul, Ubaldo, Annalisa, Maretta, Federico: WE ARE SPARTANS!

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la linea è stata spostata, ed è stato fatto, non provato.

Il runner ed i cani mordaci (i cani maschi si chiaman Birillo mentre le femmine sono Polpetta)

Chi di noi non è mai stato inseguito da un cane?

sia esso un molosso che dietro una rete attende placidamente bastardo per latrarvi un cavernoso UOF al vostro passaggio o un cazzillo tutto salti uggiulati e denti schioccanti…
Chi non è stato inseguito da un demone scaccia postini in un vialetto al tramonto o atterrato da un cucciolone da ottanta Kg felice e giocoso, una autentica macchina produttrice di bava che vi alita addosso la sua giocosità canina…. per poi sentire sullo sfondo la solita inutile raccomandazione della proprietaria.. “non si preoccupi tanto è castrato”… e voi avete un bel da dire  non siete preoccupati per le vostre virtù ma per i vostri polpacci….

Domenica durante la gara un pittbul dietro una rete si è messo ad abbaiarci addosso… io l’ho guardato rispondendo con un “ciao Birillo” che ha lasciato il cane per un secondo stupito… Un mio amico, più stupito del cane mi ha chiesto se lo conoscessi e li ho pronunciato le immortali parole “Mai visto prima: I cani maschi si chiaman ‘Birillo’ mentre le femmine sono ‘Polpetta’!!”…

Qual’è il comportamento giusto da tenere se un cane vi approccia mentre correte (o fate qualsiasi altro cavolaccio vostro)?

1) Scappare lanciando piagnuccolii incoerenti…. Bravi, siete carne morta… mediamente un cane che insegue un runner sta assecondando la sua natura giocosa e cacciatrice, condendola con un po’ di sana stronzaggine canina (aevo scritto bastardaggine… ma gli unici bastardi che conosco sono bipedi implumi…): è molto più divertente inseguire qualcuno che ha paura e scappa nella sera agitando le braccia a mulinello e correndo a zig zag…pessima scelta….

2) avete visto una puntata del talk show della Barbara D’urso che aveva invitato un etologo così, ricordando che i cani non attaccano i cuccioli, vi sdraiate per terra uggiolando e mostrando il tenero ventre mentre, con un colpo di genio teatrale degno di una soap opera, vi urinate volutamente addosso… Bravi…. vi meritate di finire ospiti in una trasmissione della Barbara d’urso (che vi guarda dicendo, ma ci dica cosa ha provato mentre il pastore dei pirenei faceva di voi il suo giocattolo sessuale?)… I cani non sono mica scemi… probabilmente vi urineranno addosso a loro volta per spregio, prima di darvi un morsicotto solo per dimostrarvi che recitate con la stessa credibilità di un politico corrotto che proclama la propria immacolatezza.

3) Memori del fatto che i veri addestratori usano il tedesco per dare i comandi ai cani (mai fidarsi delle affermazioni sentite al bar….) tirate fuori il vostro tedesco da bagnino romagnolo e, invece di dire al cane di stare fermo a cuccia gli chiedete se vuole appartarsi con voi dietro le reti da pescatore stese ad asciugare…. E il cane che ancora una volta dimosta più intelletto di voialtri stupidi umani vi porterà via una manciata di polpaccio solo per poi sputarla schifato….

4) e potrei andare avanti per ore ma, vi assicuro, ne le duecento puntate del “commissario Rex” che avete visto prendendo appunti, o il poster di rintintin che tenete gelosamente occultato nel’anta del’armadio, celato dietro l’ultimo calendario di Max vi salveranno…. siete prede e il vostro scopo è fare divertire gli ellegri cuccioloni!

Quindi?

posto che non mi assumo responsabilihqdefaulttà se tenterete quanto sto per dire entrando nel recinto di Ivan il terribile XXXII (cit. il secondo tragico Fantozzi), io in genere mi comporto così: mi giro verso il cane, con voce non troppo alta ma decisa dico qualcosa tipo “Fermo” o “vai via”… nel frattempo però cerco di capire che intenzioni ha il cane…. se vuole giocare è probabile che si fermi, se è aggressivo…. sono volatili per diabetici :-)))

Ah, sfatiamo un mito: “I LUPI”… ebbene i lupi non attaccano l’uomo! in Italia non sono noti attacchi, nemmeno falliti, di lupi all’uomo. Il lupo è un superpredatore che ha nella sopravvivenza la sua prioprità assoluta. L’uomo è pericoloso e lo evitano, quindi evitiamo di sparare cavolate sui lupi cattivi…. (poi certo, non mi farei trovare in una notte invernale, sul tragitto di un branco a caccia,  bloccato sotto un albero caduto ed una ferita aperta…. ma queste cose accadono solo nei libri di Jack London).

Altro paio di maniche sono i cani rinselvatichiti…  quelli non hanno paura dell’uomo e possono essere pericolosi… Se correte in zone a rischio magari procuratevi uno spray al peperoncino….

In genere se c’è un cane aggressivo la colpa è di un umano stupido…. abbandonate questi ultimi in autostrada e il mondo sarà indubbiamente migliore!

Inutile… se non puoi capire non posso farci nulla… (la fatica e la ricerca della felicità)

https://www.youtube.com/watch?v=j6O0BiILC-0

Riassumo il contenuto del filmato, Ironman Barcellona 2014, un concorrente crolla a pochi metri dalla linea di arrivo, barcolla, si aggrappa alle transenne, cade…
Arrivano egli addetti ad aiutarlo, pare che rifiuti e quindi, a gattoni passa il traguardo, gli ultimi istanti lo ritraggono mentre alza le braccia al cielo.

Già vi vedo inarcare i vostri sopraccigli grassocci, alzare i vostri ‘diti’ da inquisitori e, con voce rotta dal livore e dallo sdegno esclamare “Questo non è sport, non ci si può ridurre così, questo è troppo, bisogna fermarvi….”.

Bene. prendete i vosti sopraccigli, i vostri ‘diti’ e il vostro sdegno e andate a farvi fottere…. io non posso fare nulla per voi.

Voi, eroici sprofondatori di divani, esperti nello scatto alla porta del freezer, sportivi della partita a tennis col capo o della corsetta con la tuta griffata. Voi, ciclisti della bici da tour de france che non vi fermate quando uno buca, voi motociclisti della Raticosa alla domenica solo quando fa caldo…
Pigri trasportatori di cervelli avvizziti…. se non potete capire almeno abbiate la decenza di tacere.

Perché chi fa sport di endurance, chi decide di dedicare ore ed ore alla propria passione, di rubare tempo al sonno, alle cene, di sacrificarsi per se stesso è e sarà sempre avanti a voi.

Non siamo fighi o migliori perché nuotiamo, corriamo, pedaliamo per più di dieci ore, lo siamo perché cerchiamo dentro noi stessi le nostre debolezze, perché ci sfidiamo di continuo e di continuo proviamo a migliorarci.

Non siamo nemmeno masochisti, non ci piace soffrire, cerchiamo semplicemente di stare meglio.

Non ci capite? bof, lo aggiungerò alla lista di cose di cui non me ne frega un cazzo….

E sapete il buffo? credo che nella vita conti solo quello che ti appaga e ti rende felice, sia partecipare ad un Ironman, collezionare francobolli o mettersi le dita nel naso guardando la domenica sportiva…

Chiudo, citando Guccini:

“per la mia rabbia enorme mi servono giganti”
“tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali”

Lasciateci dunque i nostri giganti e tenetevi i vostri commenti non richiesti e le vostre piccole invidie.

Noi abbiamo dei mulini a vento da sconfiggere.

Don Chisciotte 1

Una e bina (finalmente a casa)

Dormo, dormiamo, dormo…

Non so mai se parlare di me/noi al singolare o al plurale, siamo due, identiche e speculari senza bisogno di un vetro alluminato, identiche e accoppiate senza pero’ essere unite se non a condividere il medesimo giaciglio/rifugio.
Usero’ il singolare poi si vedra’… Noi sappiamo chi siamo.

Dormo, ormai da un mese, buio caldo, a volte scossoni ci turbano, una volta abbiamo intravisto uno spiraglio e una voce “ah no, e’ il numero sbagliato”..

Sbagliato? Siamo in due, posto per una terza non c’e’ e da sola (solitudine, vuoto sgomento) lo spazio sarebbe troppo…

Dormo, di nuovo la voce… “11… 12…. 12,5 eccole!”
Un terremoto ci scuote, no e’ un maremoto, marosi grandi come palazzi (cosa sara’ poi un palazzo?) ci provocano, nell’alternanza di creste e valli, vertigini angosciose.

Luce, troppa luce, dolore…. Lo shock e’ tale da sfumare il cessare delle onde.

Ombre di titani ci sovrastano vengo separate, veniamo separata…

Luce, mi trovo su un pavimento affianco all’altra me… No e’ diversa seppur simile, non speculare, altri colori, una parodia di quello di me che gia’ mi manca.
I titani parlano, maratona, passo, ironman, dislivello, parole sconosciute eppur familiari si alternano in un vortice …

Presa strapazzata
-bello il colore, flash ma davvero bello-

E di nuovo, mentre sono torta (sono non siamo dove è, sove siamooo) rigirata soppesata…

-è piu’ leggera, la suola è stata allargata-
-si ma la protezione è stata mantenuta-
-la provo-

Provare? Cosa vuole dire provare io sono perfetta, no lo sarei… Riuniteci!!! Urlo inascoltata…

Di nuovo sul pavimento, mi fanno qualcosa che non capisco poi di improvviso mi trovo oppressa, riempita da qualcosa di enorme (e nemmeno troppo profumato) mi sento come… Si ecco “calzata”….
Peso schiacciamento movimento…

Su, sollievo
Avanti
Giu’ peso schiacciamento

E il ciclo ricomincia, prima lento poi veloce e stranamente non avverto la nausea della tempesta di prima, questo pendolare ritmico e’ quasi ipnotico, mi rilasso, il peso non mi da piu’ fastidio… Non so perche’ ma sento che sia la cosa giusta, mi sento come appagata…

Se solo non fossimo sola, se solo non fossi sole…

– mi piace le prendo –

“Le prendo”? Noi? Io? Di nuovo una e insieme?

Nella scatola di nuovo una di nuovo insieme.

I titani parlano, parlano di noi di come siamo di come siamo fatte… Come osano, stupidi bestioni… Noi siamo… Io sono…. Perfetta!

Movimento, pendolo, urto… Fa freddo… Passano ore il freddo aumenta e pure il buio.

Mi sveglio, di nuovo la luce, di nuovo fuori dalla scatola ma sono.. Insieme…

Il titano ci guarda, ha occhi nocciola e voce mite…IMG_4306

Ci racconta di se, ci parla di una vita e di un sogno, di una gara talmente dura da risultare folle, talmente lunga da non potersi concepire nell’intero…

Ci dice tante cose e ci chiede aiuto, dovremo accompagnarlo per un lungo periodo e attraverso tanti passi e tante gare fino a un posto, remoto nel tempo e nello spazio, che chiama “la finish line dell’Ironman Barcellona 2015”.

Per qualche momento sono stata sola, ora non siamo piu’ solo noi, c’e’ anche lui e tante cose da fare assieme…

E’ finito il sonno, e’ finito il buio, sono a casa, siamo a casa…

Ps: voialtri titani ci chiamate Brooks Glycerin 12. Noi siamo bellissime… Sappiatelo!

 

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Cronaca di un iperlipidico CD Spartans (La carbonara, i carbonari e il gusto)

Strani gli acronimi… CD, compact disk, Circular dichroism– dicroismo circolare (questo l’ho pure studiato), Club Dogo, Corpo Diplomatico.  Cooperativa Deficenti, Connessione De Mente ma anche, ultimo ma non ultimo Consiglio Direttivo… Consiglio Direttivo, questo binomio così pesante che fa tanto Wall Street e Gordon Gekko, che riporta alla mente sinestesie di lontani luoghi comuni: consunte ma comode poltrone di cuoio, cenere di Montecristo sparse su antichi kilim, vapori di Remy Martin Louis XIII, e come sottofondo ad unire ed amalgamare il tutto il buon vecchio e caro sudore di cavallo….. Ah, direbbe il buon Luigio Guastardo della Radica, “ambienti di un certo livello”… Invece siamo solo sette amici che una manciata di mesi fa hanno provato a mettersi a giocare al Team di Triathlon per poter continuare a fare quello che amiamo, allenarci, faticare, gareggiare, ridere e stare bene. Poi capita che i sette diventino in meno di un anno quasi il doppio di sette volte sette, capita che si perda qualcuno per strada e che qualcun’altro salga a bordo; capita che scopri che quello che era il tuo modo di intendere lo sport piaccia e capita che così come una storia d’amore, che ti fulmina quando meno te lo aspetti, ti trovi attorno e dentro tante persone a cui piace la tua visione. E arrivano le scartoffie… i documenti, i conti e le cose da organizzare, gli impegni da prendere e le aspettative da non deludere… e così quello che prima lo sistemavi con una telefonata o con un giro di messaggi sullo smartphone richiede un po’ più di impegno… c’è da discutere della stagione di gare, organizzare le trasferte, smussare qualche spigolo che tra di noi è entrato in collisione… C’è da parlare di sponsor e pianificare un incontro importante per un progetto che fa un po’ impressione e che la scaramanzia richiede sfumarlo in campo lungo… Però… (c’è sempre un però) credete forse che ci riuniremo attorno a un tavolo, con l’austero Ironfrankie a battere un martelletto di legno invocando articoli e comma? Estiqatsi come diceva il famoso capo indiano…. Noi le cose le facciamo a modo nostro!! l’unico che conosciamo e quello che, stupendoci ogni giorno, funziona. Così domenica sera ci siamo trovati a casa mia e siamo riusciti, tra una parca cena e qualche bevuta centellinata a produrre un sacco, divertendoci e stando bene. Ma veniamo alla serata…. ho preparato una torta salata per antipasto, oltre a stuzzichini assortiti.

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Torta salata…. veloce e di grande resa 🙂

Federico e Niccolò arrivano per primi; Frankie non ha ancora detto ciao che già sta facendo a pezzi il concentrato di peppa pig che il mio salumiere chiama salame….

Riusciamo a fargli togliere la giacca prima di avventarsi sulla torta salata. Stappo un paio di Birre del Porco in attesa degli altri che iniziano ad arrivare alla spicciolata….  Angelo, Gian Marco, Jacopo e Matteo…

Dopo poco ci siamo tutti, faccio volare un tappo di spumante nel giardino del vicino e mentre facciamo più casino di un gruppo di Suore che giocano a palla avvelenata la serata prende ritmo.

Inizio a scaldare l’acqua e a preparare il sobrio piatto unico della serata….

La “carbonara ignorante di PG”…..

alcuni degli ingredienti…. dieci uova… un Kg di pancetta (metà dolce e metà affumicata); un Kg di spaghetti grossi, pecorino grattugiato, grana padano ed alcune spezie… se non chè…..

Se non che quando invitate qualcuno a cena assicuratevi che non sia fan di Master Chef o della Parodi…

Gianmarco mentre scolo la pasta, anzi appena ho finito, alza un sopracciglio e col fare sornione di un micio che ha appena appioppato una zampata a un passerotto sussurra “Hai tenuto un bichiere dell’acqua di bollitura, vero….”;

Federico, a cui qualcuno a Natale deve aver regalato il libro della Parodi “Sii un putto tra i fornelli” non perde l’occasione per alzare il dito presidenziale e proclamare….. “per la carbonara ci vuole il guanciale!!!  e subito alza l’ifone sei plas presidenziale, di un colore tanto dorato e pacchiano da fare arrossire un tenutario di postribolo di Cancun, pronto ad aprire un sito illuminatore….

Io intanto inspiro, espiro.. penso al mio armadio blindato e mi chiedo se sa meglio il rapido cal.9, il sempre in voga .357 magnum o il definitivo .45 acp…. ma visto che sono un uomo mite decido che se non la smettono opterò per il calibro 12 e per le cartucce a pelletts in plastica (evoluzione moderna della cartucia a sale…).

Riscaldo il sobrio chilogrammo di pancetta che ho sgrassato e preparato in anticipo e rigiro e la miscela di uova, pecorino, grana e spezie….foto 2

Un Kg di spaghetti non li ho mai preparati, so che sarà un problema saltare assieme tanta pasta con gli ingredienti e che la scelta di una pasta corta sarebbe stato meglio… ma me ne frego e decido di dividere in due la pasta e saltarla in due tegami diversi… Intanto i miei pazienti affetti da uno dei peggiori casi di verme solitario rumoreggiano… La pasta è pronta, Niccolò mi affianca ai fornelli, assaggio, scolo, il timer dell’iphone squilla con qualche secondo di ritardo… Giamarco azzarda “io la pasta di uno che conta il tempo di cottura col timer non la mangio!!!” (è deciso, con lui userò il coltello…..) Separo la pasta, la miscela formauovosa e iniziamo a saltare…. prima la pancetta poi la fiamma…. il formaggio non deve essere liquido ma nemmeno frittata…. il polso è più veloce dell’occhio e grumi di pasta e pancetta finiscono sul piano…. nessuno guarda e con un gesto che perfino Chef Rubio  mi invidierebbe raccolgo e ributto in pentola il seminato. Si impiatta e finalmente si mangia… saltano vari tappi, un’altra birra artigianale, dell’ottimo sangiovese…. inizio a sentirmi in pace con l’universo intero… La carbonara termina, iniziamo a lavorare e tra un bicchiere ed un cazzeggio portiamo a casa un sacco di decisioni per la nuova stagione.

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Succulento e griffato…. Grazie Annalisa!!!!

Le “pastarelle” entrano in scena, quindi il gelato e il sontuoso tiramisù griffato preparato da Annalisa…. Cantucci, passito, si rifiniscono le decisioni e ci si sfotte come se non esistesse un domani… Tiro fuori il copo di coda, il limoncello fatto da me… Gianmarco beve, rotea gli occhi, cerca affannoso una boccata d’aria ed esclama” Piggì… ci hai dato dentro con l’alcool!! Io sogghigno gustandomi il momento…. (sfiora i 35° il mio limoncello… mi piace farlo così con corpo e carattere)… per questa sera non dovrò usare il Tanto… foto 5La serata termina, recupero il cellulare per un selfie di rito (dimenticavo, serata smartphone free, accesi per le emergenze ma a riposo sul frigo… niente cazzigli elettronici in mezzo alle uallere stasera)  e ci salutiamo. Una cosa è certa, lo stiamo facendo nel modo giusto.

Grazie ragazzi

ps: dite che dimentico il gusto? volete sapere “il gusto di cosa”…. siete davvero diversamente svegli sapete…. il semplice, banale  e mai sazio gusto di stare assieme…what else?

ps2: http://www.teamspartans.org

Allenamento domenicale (i pensieri e il volo dell’airone)

Così ci sono quei giorni in cui sei turbato, in cui la vita che scorre,le scelte che prendi ed ogni respiro che esali sembrano raschiarti dentrio come carta vetrata.

Il cibo sa un po’ di meno, il sonno è quasi un onere più che un sollievo e ti senti un po’ più in affanno di quanto l’asma e l’impollinazione invernale dei cipressi (fottuti cipressi) giustifichino.

Allora un barlune di razionalità si fa strada, ti organizzi con un amico ed esci a correre; l’aria sa di neve, così pure le colline dietro casa.
Un airone cinerino ti ignora, uno bianco spicca un pigro volo ad evitarti con sdegno; la frequenza cardiaca si placa e i pensieri piano piano sono ipnotizzati dal panorama e ti lasciano in pace per un poco.

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Pesti prima del fango poi la neve,odi in lontananza nella vallatta grida giocose di bimbi allegri ed adulti bambini che scoprono la neve.

Certi giorni sono più pesanti di altri, aggrappatevi a ciò che vi fa stare bene e ricominciate prima a galleggiare poi a pensare.

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