PERVENIT! Flaminia militare trail 2018

Quando stai correndo da ore, lungo antichi sentieri che da Bologna portano a Fiesole, può capitare che l’emozione, la stanchezza e lo sforzo concentrato di posizionare ogni passo in fila al precedente portino a confondere il vero con il sogno e la storia con il presente…
così i ritmici colpi dei bastoncini sulle rocce divengono borchie di caligae che alternano sudore e bestemmie ad antiche divinità e i materiali tecnici cuoio e lino grezzo che irritano la pelle.

Attimi, istanti confusi ridestati al reale da un rivolo di sudore a bruciare lo sguardo e ti ritrovi coi tuoi amici, lungo il percorso della Flaminia Militare Trail a sudare, faticare, ridere, scherzare in una fantastica giornata di un giorno qualunque della primavera appenninica.

Ma cerchiamo di dare un minimo di ordine…

Via degli dei: percorso che congiunge Bologna con Fiesole attraverso l’appennino tosco emiliano, ricalcando quella via creata dagli etruschi per congiungere Felsina con Fiesole, per poi divenire nel 187 a.c. una strada militare romana ad opera del console Caio Flaminio denominata appunto Flaminia Militare.
Via degli dei perchè transita in prossimità di monti e località quali Monte Adone,  Monte Venere, Monte Luario (Lua Mater o Lua Saturni, dea romana dell’espiazione a cui si consacravano spoglie ed armi dei nemici sconfitti in battaglia), Monzuno (Mons Iovis, monte di Giove).

ULTRA TRAIL VIA DEGLI DEI: gara di ultra trail da 126 Km che percorre il tragitto della via degli dei, giunto, nel 2018, alla seconda edizione

FLAMINIA MILITARE TRAIL: versione ‘corta’ da 56 Km che da Monte di Fò in prossimità del passo della futa, porta a Fiesole sullo stesso percorso dell’ultratrail.

Sabato mattina sveglia tragica e ritrovo alle 5 con Riccardo e Fabio (Andrea sta correndo il percorso integrale già da 5 ore), con destinazione Fiesole per poi prendere la navetta che ci porterà alla partenza a Monte di Fò.
All’arrivo ci accolgono i volontari ed un vento gelido che ci fa raggruppare in un multicolorato gregge nei due bar presenti che subito si trasformano in una allegra zona cambio. Si incontrano amici e facce note e tra un caffè e i soliti lazzi e prese in giro si attende l’ora della partenza.

Strane le gare di ultra, nessuno (o quasi) che si scalda, ci saranno 56 Km di tempo per farlo!

Durante il briefing passano alcuni tra i primi del percorso lungo, partiti 70 Km e dieci ore prima da bologna, li si applaude invidiando la loro velocità e rosicando appena per non aver avuto abbastanza follia da  osare di farla tutta – che lo so che 125 è più del doppio di 56 e che stiamo parlando di chilometri e non di grammi di pasta alla gricia e che se non sei pronto per farne 56 dove cavolo vuoi andare per farne 125 e correre due notti sui monti e che le cose vanno fatte con giudizio che il lunedì si va a lavorare eeeeechecazzzoooooo (si può scrivere cazzo in un blog?) stiamo parlando di adulti che da piccoli amavano saltare a piedi pari nelle pozzanghere fangose, e che non hanno mai smesso di farlo ma che adesso gli danno pure una medaglia e una birra quando finiscono…di cosa stiamo parlando? 😉

Fatta una foto di rito attorno a un trattore lamborghini invidiando chi puo presentarsi con quello al bar del paese pronti via partiamo.

Duecento sono partiti la notte da Bologna e cento partono ora da Monte di Fò; subito il serpentone di trail runner si dipana per affrontare i 300 m di salita al Monte Gazzaro; il meteo è buono, sereno 10 gradi e vento che però tra i boschi non si avverte quasi.

Io Fabio e “Cippo” Riccardo abbiamo deciso di correre assieme e subito perdiamo gli altri amici nel mucchio; inizio a correre e subito il fiato mi manca, so che devo patire una ventina di interminabili minuti prima che i miei polmoni capiscano che è ora di guadagnarsi la pagnotta.

In mano i bastoncini avuti in prestito da Riccardo, un esperimento mai tentato e inizialmente non so bene come gestire questi due leggeri shangai lunghi 125 cm; non ci ho mai corso e voglio vedere se saranno d’aiuto o d’ingombro.
Anticipo la conclusione: li ho trovati molto utili; in salita ci si aiuta con le braccia a spingere, nelle discese tecniche sono basilari per aiutare a mantenere equilibrio e appoggio e ultimo ma non ultimo, si riesce a giostrarli in modo che non impaccino.
Quelli che ho usato  sono in alluminio, non pieghevoli (Gipron Ultralite) e non costosi…
Oggi che scrivo, oltre alle gambe mi fanno male anche le braccia… e mi chiedo se voglia dire che senza averli usati avrei avuto un po’ meno male alle gambe o semplicemente che il male alle gambe sarebbe stato lo stesso, perché oltre un certo livello non possono certo fare più male, e quindi ho solo aggiunto dolore a dolenzia… bof… nel dubbio, la prossima volta li userò ancora!

Dunque appena partiti subito si sale alla volta del monte Gazzaro, trecento metri di dislivello a salire, giusto il tempo di mettere in temperatura le zampe poi giù a picco a caracollare lungo 900 metri di dislivello a scendere alla volta del caldo che ci accoglierà nella piana di San Piero a Sieve e al primo ristoro dopo i due punti acqua (e coca.. cola non quella per curare il diabete)… Pasta, riso , affettati, pane, frutta secca, e un sacco di roba buona a ripagare i primi 24 Km corsi; il tutto condito dai sorrisi, dalla cortesia e gentilezza dei volontari (fantastici!).

Ripartiamo avvolti, dopo i boschi e i crinali, da prati e campi e pendi e cascine e vento e sole e brezze e risate…

…a un certo punto, in fondo ad una strada bianca, dietro il muro di una casa una testolina bionda ed una risata compaiono, scompaiono, riappaiono…”CE NE SONO ALTRI” urla per poi correre via lasciandoci l’immagine dell’orlo azzurro del suo vestitino ed il dubbio di averla vista o sognata..

Svoltiamo un dubbioso angolo in muratura ed eccola, assieme ad altri tre bimbetti e bimbette alti come soldi di cacio che dietro grandi sorrisi inframmezzati da fessure da fatina dei denti ci accolgono…”Volete da bere?” e subito ci vengono incontro portando bicchieri colmi d’acqua fresca… è un attimo di gioia e risate e scherzi, poi una carezza e via verso altri sentieri e crinali.

Un’altra salita non troppo lunga tra boschi e scorci di colline toscane poi rapido arriva il punto acqua del trentunesimo chilometro, a segnare l’inizio della lunga salita che dopo otto Km e 600 metri di dislivello porterà alla vetta e al santuario di Monte Senario.

Salita non dura ma lunga che ci mette alla prova mentre il pomeriggio avanza e le ombre si allungano, e lungo il percorso incrociamo persone e affianchiamo altri trail runner, alcuni tesi e silenziosi, altri cordiali, qualcuno logorroico e così incrociamo conoscenze con chiacchiere ed ogni volta ci stupiamo di quanto siamo diversi ma di quanto siamo tutti uguali.

Finalmente arriviamo al santuario ed al ristoro, alcuni minuti di riposo e poi giù di nuovo, verso quello che si rivelerà il tratto più duro. Una lunga discesa con l’idea in testa di avercela fatta ma troppa strada ancora a sfatare il desio.. e i piedi che fanno male, l’inguine che si infiamma, il sudore che si asciuga e la temperatura che scende e il sole che lento rotola a rincorrere un tramonto da baciare mentre noi si continua.

E, come sempre si parla , si ride, si scherza; si parla delle passioni, delle famiglie, del lavoro e si contano i metri i chilometri gli alberi e i ruscelli.

Una vipera ci attraversa il sentiero, pecore ci guardano assorte, interrotte nel loro contare gli uomini alla ricerca del sonnellino pomeridiano, poi cavalli, ciuchi, auto che sfrecciano nei pezzi di asfalto e passi altri passi e bacchette che battono, fango e polvere e roccia e alberi caduti e sentieri e bandelle segnaletiche che danzano al vento…

Andrea è da qualche parte dietro di noi, partito alla mezzanotte precedente dal centro di Bologna ci aggiorna sulla sua posizione, è più veloce e recupera terreno così inizia che ci vediamo tramutati in legionari inseguiti da un barbaro invasore da tenere a bada, poi il barbaro diviene un huruk-hai e noi… noi non lo sappiamo perché ci perdiamo in una dotta dissertazione su Arwen / Liv Tyler Elfo donna del Signore degli anelli e così per un po’ stiamo zitti…

Andrea poi arriverà una manciata di minuti dopo di noi sul traguardo… ma verrà sfottuto a lungo, perché ha si corso tanti Km più di noi… ma in fondo è partito anche prima.  #amicibastardi

E cala la sera e si accendono le torce frontali, incontriamo un trail runner sul percorso lungo che sembra oltremodo provato, lo recuperiamo a un bivio sbagliato e, scoperto che sono due ore che non mangia “perché sono quasi arrivato” riusciamo a convincerlo a nutrirsi per poi vederlo ripartire, un po’ incerto…

E dopo esserci chiesti ogni cento metri quanto mancasse e  dopo ogni salita che sembrava essere l’ultima ma non lo era e dopo aver visto a lungo Fiesole ecco finalmente il confine della città che compare, e i volontari che ci incitano e la piazza e la ultima curva e l’anfiteatro romano che ci accoglie a percorrere gli ultimi salini a scendere a quella medaglia ambita che salirà ai nostri colli… e ci abbracciamo felici per quanto abbiamo condiviso e per queste ore che ci sono state regalate, ore di pozzanghere pestate e di matta spensierata fatica.

Il ristoro, la doccia, il pasta party e il rientro e di nuovo è già Bologna ed ancora è già casa,

Ed è stato bello….

-PERVENIT-

 

 

 

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L’ironman risponde (intervistato sul sito Spartans)

E venne l’intervista….

e poco importa se è sul sito del mio team…. una intervista è sempre tale…

Puoi smentirla, dire che il giornalista ti ha manipolato, che hanno preso solo stralci di quello che dicevi e che, davvero eri sicuro che non fosse un reato quello che facevi….
Ma non in questo caso; Roberto (Nava) ha riportato refuso per refuso quello che ho risposto….

Qua trovate il link originale: L’ironman risponde: Pier Giorgio spisni

La nuova rubrica “L’IRONMAN RISPONDE” prosegue e vede oggi sotto i riflettori un altro protagonista. È Pier Giorgio Spisni, Consigliere del Team Spartans e atleta di tutto rispetto, che ha recentemente chiuso – con sua grandissima gioia – l’IRONMAN di Barcellona.

Anche per lui quindi le classiche domande di rito, che ci aiutano a capire come vive, come si allena e cosa fa un vero IRONMAN nella vita di tutti i giorni.

Andiamo al sodo e vediamo un po’ come ha risposto alle nostre domande:

– Perchè una persona normale dovrebbe decidere di fare un IRONMAN?

Una persona normale non dovrebbe decidere di fare un Ironman…quando un maratoneta dopo 35 Km spesso si pianta perchè ha “esaurito il carburante”, l’idea di nuotare per 3800 m, pedalare per 180 Km e correre i 42 Km di una maratona è talmente insensata da dover essere vietata alle persone normali…Ma un aspirante Ironman finisher non è normale: è un sognatore incosciente , un bambino con un ego smisurato e con una medaglia da raccogliere in fondo al proprio arcobaleno personale…

– Da che ‘mondo’ arrivi? Runner, Ciclista o Nuotatore?

Fino a cinque anni fa ero un professionista del “divaning”, poi  arrivò la corsa, dapprima un minuto, alternato e ripetuto, poi un chilometro poi sette, poi le ginocchia sembravano esplodere e quasi abbandonai…poi ci furono le prime scarpe serie da running e arrivò la mezza maratona, e le endorfine ed il piacere delle lunghe solitarie corse e di quelle in compagnia, la prima maratona e i crampi bagnati dalle lacrime su quella finish line…2012 il mio primo triathlon sprint, la bicicletta avuta in regalo da una settimana, la distanza di nuoto mai affrontata ed una nuova gioa alla fine, potevo essere quello che nemmeno avevo immaginato.

– In cosa consiste l’allenamento di un IRONMAN?

È il video della gara che affronterai consumato nei suoi loop digitali, è la voglia di farcela e la paura di cadere. Sono allenamenti che si alternano rapidi per abituare il corpo e formare la mente, è calore e sete, fame e sonno gioia e pensieri che ti spingono quando sembra non ce ne sia più.

– L’alimentazione è importante?

Non curo particolarmente la dieta, troppo pigro, troppo goloso… Mentre curo in maniera maniacale l’alimentazione in allenamento ed in gara, bevo e mangio a ritmo regolare, il rischio di rimanere a secco è fermarsi è troppo forte e l’ho provato durante una granfondo di bicicletta ad inizio stagione… qualcuno spinge un pulsante di un telecomando nascosto chissà dove e ti spegni, spingi ma le tue gambe non ti seguono e la velocità cala… non hai fame, ti sembra di stare bene ma per quanto tu voglia non puoi proseguire…. una volta mi è bastato. Ho i miei gel, le mie barrette e ho la fortuna di potermi nutrire di essi per oltre dieci ore senza problemi. Ma il momento topico dell’alimentazione è quando converto le calorie bruciate nei piatti di pastasciutta che potrò consumare!

– Come conciliare allenamenti di diverse ore con gli impegni di tutti i giorni?

Lo scorso anno, proprio all’inizio della preparazione per L’IRONMAN Barcellona, a causa di un problema in azienda, mi sono visto dover decidere se continuare o meno la preparazione a causa del superlavoro che mi attendeva. La logica avrebbe voluto vedermi rimandare ad un altro anno…ma sarebbe stata la terza volta che rimandavo causa problemi di lavoro e così qualcosa è scattato…ho deciso di prepararmi e gareggiare lo stesso. Così ho dovuto gestire al meglio i tempi di allenamento, uscendo spesso la mattina presto o terminando la sera tardi…nascondendo gli allenamenti ai miei amici e soci sul lavoro, che si sarebbero preoccupati per me (e mi avrebbero, con la loro ‘sana’ preoccupazione, rotto le balle ;-P) A quel punto è stato necessario tiare fuori tanta grinta e sopperire con la qualità la quantità non adeguata di allenamento che avrei potuto sostenere. Partendo dalle tabelle di allemento preparate da Matteo, Jacopo me le ha adattate settimanalmente sulla base degli impegni lavorativi e così, con voglia passione e tanta ignoranza agonistica sono andato avanti (e al lavoro nessuno si è accorto di nulla!! 😉 ). E, per assurdo, una parte importante sono stati gli allenamenti “saltati”…ci sono stati alcuni momenti in cui sentivo che non avrei potuto seguire la tabella quel giorno, vuoi per stanchezza o per deconcentrazione….bene, sono riuscito ogni volta ad ascoltarmi e a commutare un allenamento intenso in qualcosa di rilassante o, al peggio, di saltarlo proprio. Ebbene quelle poche volte sono state basilari, perchè mi hanno evitato di azzerare la motivazione, l’energia e la voglia portandomi alla vigilia della gara al meglio delle mie possibilità…E il tempo finale, così tanto migliore rispetto alle mie più rosee aspettative è stata la cartina al tornasole della bontà del mio approccio.

– Cosa fai nei giorni che precedono una gara?

Mi immergo nell’ambiente, osservo gli altri triatleti, mi cerco di godere l’atmosfera unica che pervade l’aria, cerco di rubar energia alle tante persone che hanno, distanti anche continenti, condiviso la preparazione e che presto nuoteranno le stesse onde e percorreranno il mio stesso asfalto. Poi la preparazione del materiale, l’allestimento della zona cambio ed il fottuto desiderio che cresce della sirena della partenza…

– Hai qualche rito particolare?

Non compro nulla che sia legato all’evento, cerco di guardare il meno possibile la zona di arrivo e comunque mi rilasso…sono li perchè amo questo sport e ogni secondo è un regalo egoistico, sano e meritato.

– E nei giorni successivi?

Appena arrivo bacio la medaglia da finisher…lo faccio sempre…poi rido e piango, abbraccio gli amici e mentre bevo e mangio al pasta party corro a scrivere la notizia a chi è a casa. I giorni successivi cerco di non volare troppo mentre cammino e di non ingoiare troppi moscerini mentre mi aggiro ridendo…

Spisni-Post

Maratona di Ferrara 2015 (l’alba, il vento, gli amici…)

E arriva il giorno della quarta maratona; Ferrara di nuovo, scelta perchè quest’anno non riesco a prendermi un fine settimana per andare a Roma, scelta perchè comoda ed organizzata bene, scelta perchè lo scorso anno soffrii troppo per una contrattura negli ultimi 8 Km e volevo cancellare quel doloroso ricordo, scelta perchè tanti della squadra sarebbero stati presenti, scelta per correrla assieme ad un’amico.

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Oggi è un buon giorno per correre….

Però… – c’è sempre un però, anzi questa volta ce ne sono parecchi…. ho il desiderio di scendere sotto le quattro ore ma sapevo che non sarebbe stato oggi, ho corso troppo poco ultimamente; ho avuto problemi di feeling iniziale con le nuove scarpe, soffrendo oltremisura di dolori alle gambe durante e dopo i 30 Km della Valli e Pinete, ho così optato per l’azzardo: mungere gli ultimi Km disponibili alle Glycerin vecchie sperando che non si aprissero in gara… Insomma alla partenza non ero in forma e con più di qualche dubbio sui materiali. Ma il mattino arriva sempre troppo presto nei giorni topici e con esso una bell’alba primaverile. Ritrovo con Angelo ed Alan e via fino a Ferrara; parcheggio supertattico a 300 m dalla partenza e ritrovo con la squadra per la distribuzione dei pettorali ritirati preventivamente da Gianmarco (grassie!!), caffè e foto di rito. Preparazione, saluti e consegna delle borse, in men che non si dica ci si trova inglobati dai riti della partenza… saluti, richiami, odore di canfora (canfora?) e olii vari per massaggi, qualcuno scherza, c’è chi si aggira con l’aria spaesata di un pulcino alla fiera del paese, una fantastica amazzone ti incrocia regalandoti un superiore sguardo sdegnato… Sembriamo nel backstage della settimana della moda: pantaloni lunghi o corti? li mettete i manicotti? l’antivento va quest’anno o è meglio lo spolverino? che dite mi viene ancora bene la Magnum….

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Spartani belli, belli in modo assurdo, pronti alla partenza

Eccoci pronti, finalmente la foto e via si sciama per la partenza. Con Angelo decidiamo di partire dal fondo, non c’è molta ressa e vogliamo impostare un ritmo tranquillo che ci permetta di arrivare in fondo senza patire troppo. Altri saluti, altri amici. il tempo è bello ma c’è un vento impetuoso che si insinua tra le antiche mura della cità strappandoci un brivido; temo per quando saremo negli spazi aperti verso le golene del Po… Partenza… è iniziata.. la mia quarta maratona… Ci assestiamo su un ritmo che ci permetterebbe di finire in quattro ore circa, tenendo comunque del margine; Angelo ha corso davvero poco ultimamente e non è in piena salute… Il piano è di andare avanti assieme poi valutare in corso di gara. Sorpassi, vialoni, vigili sorridenti (sic!) che bloccano il traffico, il gps mi ricorda lo scandire dei chilometri, abbandoniamo il centro, poi la periferia e quindi ci buttiamo in bocca al vento, che sarà nostro sgradito compagno di tutta la corsa. Come sempre, con Angelo iniziamo presto a parlare di tutto, la famiglia, il lavoro, lo sport, la squadra, lo (scarso) stato fisico in cui versiamo, le gare e i progetti per la stagione… Correre assieme allenta la tensione mentale e una mente libera allenta il peso sulle gambe… Quando corri la noia può diventare un’antipatica compagna di letto… che ti fotte alla stragrande (forse ‘stragrande’ è una parola un po’ forte…scusatemi n.d.a.) quindi ogni possibilità di evasione è un po’ di autonomia in più, un po’ di stanchezza in meno e tanti passi macinati. Il mondo è piccolo quanto un fottuto minuscolo fazzoletto (ecco, l’ho rifatto ‘fazzoletto’…. sono più sboccato di Sgarbi a volte… tanto per rimanere a Ferrara) e spesso la vita ti regala coincidenze inaspettate… Infatti correva il decimo chilometro quando sento una voce “Ciao, sono anch’io in squadra con voi sapete?” ci si affianca un corridore, con la maglia gialla del gruppo podistico di Minerbio, da poco iscritto con noi per il triathlon; qualche battuta e CARRAMBA!!!!! dopo venticique anni non vado ad incontrare un amico di infanzia? Massimiliano, oggi in corsa per la mezza maratona… un po’ di ricordi e giusto il tempo di tramutare lo stupore in gioia, che spettacolo!! Al diciasettesimo Km il bivio per la mezza, ora siamo in meno e ci avviamo decisi verso il temuto argine del Po, vento vento vento e ancora vento se possibile… Continuano le chiacchere, io mi sento bene le gambe girano e la testa rimane sul pezzo. Ad ogni ristoro rallentiamo per bere e mangiare qualcosa (banane per me, arance per Angelo); nella seconda metà del percorso rallentiamo leggermente il ritmo per pagare pegno ai 5 Km sul famigeratao argine; quando si corre per tanti Km il fondo stradale si fa sentire e il sentiero di terra battuta e brecciolino non ci riempie certo di gioa… Affianchiamo, veniamo passati e passiamo altri runner, spesso si scambia una battuta o un saluto, Passa l’argine e con esso il trentesimo Km, Angelo accusa un pelo di stanchezza ma procediamo. Piano piano un po’ di stanchezza sale, ma il progressivo calare della strada rimanente è un gran bel viatico…

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“la vera forza di uno spartano è il guerriero al suo fianco”

Si rientra in Ferrara, di nuovo sulla ghiaia di un sentiero in un parco poi di una pista ai piedi delle mura; improvvisamente Angelo, dopo una sosta a un ristoro, viene bloccato da fitte a un ginocchio; cerco di minimizzare ma vedo che soffre… rallentiamo, prova a fare qualche allungamento e piano piano il dolore passa; possiamo ripartire. 38 -39- 40 entriamo dentro le mura, ormai è fatta; l’ultimo chilometro sembra un pelo più lungo ma intanto Ferrara ci accoglie ed avvolge, ultimo rettilineo; ormai è fatta… guardo con l’occhio di un amante bramoso le seducenti forme del cartello che indica lo scoccare del quarantaduesimo Km, svoltiamo, gente che applaude, l’arco dell’arrivo, il tappeto rosso finale, passiamo il traguardo assieme, quattro gambe che saltano e quattro braccia che cercano il cielo… è fatta! unnamed Telo, medaglia, sorrisi… quella che temevo una gara dura è passata meglio del previsto, non ero solo e questo paga… mi viene in mente una citazione dal film 300 che mi pare calzi a pennello “la vera forza di uno spartano è il guerriero al suo fianco“. Ora, so bene che il nostro è solo un gioco di piumati elmi dorati, ma… lasciateci giocare 😉 Doccia, pasta party e rientro… mi sembrano solo pochi istanti fa che mi stavo preparando a partire e tutto è già finito… la solita -forse un poco masochista- nostalgia post gara mi viene a fare visita… ma poi passa in fretta, le endorfine salgono e non smetto più di sorridere. Non credo di poter chiedere altro a questo paio di scarpe…

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PG MEDAGLIA!!!!!

Valli e pinete 2015 (la tartaruga e il panda)

La pineta scorre, attorno e dentro di noi; se fossi in uno di quei fortunati periodi in cui percepisco gli odori sarei pervaso di resina, salsedine e vento che dal mare filtra attraverso i rami.11047925_10205770937854171_5941433992599408529_n Passi su passi, il fondo di terra battuta è asciutto ed il tappeto di aghi di pino è una piacevole alternativa alla solida rigidità dell’asfalto.
Sette chilometri, la stanchezza iniziale è passata aiutata dalle chiacchere con Massimo e Saul, che corrono assieme a me per un tratto, finalmente mi rilasso….
e improvvisamente sono sbalzato in avanti, la prospettiva cambia, il suolo non è più a contatto con le mie suole e in maniera assolutamente inaspettata…. si schianta contro di me… o forse è il contrario…

No, decisamente è il pianteta che ha cambiato asse è mi è venuto addosso.. amen… fa male però!!!
Probabilmente perchè non me l’aspettavo ma la caduta è stata senza conseguenze, sono andato giù a corpo morto e, i presenti, mi hanno assicurato che è sembrato mi fossi buttato avanti come per fare una flessione:-)

Voi sapete vero cosa fa un runner quando cade? Si alza il più velocemente possibile urlando al proprio prossimo che non si è fatto nulla, che si sanguinava anche prima e che no i monconi di tibia e perone che spuntano dal suo polpaccio non sono nulla di anormale… Ma per fortuna non è stato così oggi e, dopo aver appurato che il garmin fosse salvo, ho ripreso a correre… anche accelerando un poco.

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Con Tiziana e Riccardo prima della partenza, io sto facendo esercizi di meditazione per raccogliere le giuste energie per la gara…

Ma perchè ho cominciato a raccontatare della gara da 30 Km di Ravenna, la Vali e Pinete, a cui ho partecipato oggi iniziando dalla caduta del settimo Km?

Semplice avevo iniziato un resoconto cronologico che aveva lo stesso appeal del ‘bugiardino’ di una supposta di glicerina quindi, ancora una volta, culo fan agli schemi e buttiamo tutto all’aria.

Trenta chilometri, lungo di preparazione alla maratona di Ferrara tra due settimane; partenza al mattino presto assieme a Riccardo, Tiziana (Podistica Ozzanese) e Massimo; a Ravenna troveremo poi un’altra decina di Spartans e Nicola, sempre della Podistica Ozzanese, che però vedrò solo a fine gara.

La mattina era ideale per correre, 9°C, sole e leggerissimo vento; una piacevole sorpresa rispetto allo scorso anno (pioggia fitta e battente) . Ma le note piacevoli finiscono qua, come dicevo ho faticato a rompere il fiato i primi quattro chilometri, sono stato bene fino al quindicesimo, quando Massimo e Saul hanno deviato per il traguardo della mezza maratona. ho continuato tranquillo per altri 10 Km per poi patirle tutte, da un mal di pancia improvviso, a dolori alle tibie, a mancanza di voglia di finire…

Ma poi come sempre sono arrivato in fondo, faticando più del dovuto e con qualche dubbio in vista di Ferrara…

Fa nulla, alla fine ho quasi tenuto il ritmo medio che volevo e ho trenta Km in più nelle gambe. Ho visto tanti amici, e come sempre siamo stati bene assieme… vedere poi tante maglie nere con la esse dorata e il cimiero è sempre una emozione che mi stupisce.

Domani è un’altro giorno Rossella, oggi è andata bene!!!

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il gruppo del Team Spartans prima della partenza….

Il panda dite? la tartaruga chiedete?

Semplice, prima della partenza ho fatto la visita di rito ai servizi del palasport; beh c’era un raduno di atleti iperinfisicati con telai da paura e tartarughe addominali in bella mostra… e c’ero io, con i sei Kg di troppo, la buzzetta e le solite occhiaie che mi accomunano al simpatico ma inutile orso…. mi mancava giusto un germoglio di bamboo da sgranocchiare 😉

https://www.strava.com/activities/261491261/embed/cc208c2997601cfee651f1216807af44c4784785

Inutile… se non puoi capire non posso farci nulla… (la fatica e la ricerca della felicità)

https://www.youtube.com/watch?v=j6O0BiILC-0

Riassumo il contenuto del filmato, Ironman Barcellona 2014, un concorrente crolla a pochi metri dalla linea di arrivo, barcolla, si aggrappa alle transenne, cade…
Arrivano egli addetti ad aiutarlo, pare che rifiuti e quindi, a gattoni passa il traguardo, gli ultimi istanti lo ritraggono mentre alza le braccia al cielo.

Già vi vedo inarcare i vostri sopraccigli grassocci, alzare i vostri ‘diti’ da inquisitori e, con voce rotta dal livore e dallo sdegno esclamare “Questo non è sport, non ci si può ridurre così, questo è troppo, bisogna fermarvi….”.

Bene. prendete i vosti sopraccigli, i vostri ‘diti’ e il vostro sdegno e andate a farvi fottere…. io non posso fare nulla per voi.

Voi, eroici sprofondatori di divani, esperti nello scatto alla porta del freezer, sportivi della partita a tennis col capo o della corsetta con la tuta griffata. Voi, ciclisti della bici da tour de france che non vi fermate quando uno buca, voi motociclisti della Raticosa alla domenica solo quando fa caldo…
Pigri trasportatori di cervelli avvizziti…. se non potete capire almeno abbiate la decenza di tacere.

Perché chi fa sport di endurance, chi decide di dedicare ore ed ore alla propria passione, di rubare tempo al sonno, alle cene, di sacrificarsi per se stesso è e sarà sempre avanti a voi.

Non siamo fighi o migliori perché nuotiamo, corriamo, pedaliamo per più di dieci ore, lo siamo perché cerchiamo dentro noi stessi le nostre debolezze, perché ci sfidiamo di continuo e di continuo proviamo a migliorarci.

Non siamo nemmeno masochisti, non ci piace soffrire, cerchiamo semplicemente di stare meglio.

Non ci capite? bof, lo aggiungerò alla lista di cose di cui non me ne frega un cazzo….

E sapete il buffo? credo che nella vita conti solo quello che ti appaga e ti rende felice, sia partecipare ad un Ironman, collezionare francobolli o mettersi le dita nel naso guardando la domenica sportiva…

Chiudo, citando Guccini:

“per la mia rabbia enorme mi servono giganti”
“tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali”

Lasciateci dunque i nostri giganti e tenetevi i vostri commenti non richiesti e le vostre piccole invidie.

Noi abbiamo dei mulini a vento da sconfiggere.

Don Chisciotte 1