L’ironman risponde (intervistato sul sito Spartans)

E venne l’intervista….

e poco importa se è sul sito del mio team…. una intervista è sempre tale…

Puoi smentirla, dire che il giornalista ti ha manipolato, che hanno preso solo stralci di quello che dicevi e che, davvero eri sicuro che non fosse un reato quello che facevi….
Ma non in questo caso; Roberto (Nava) ha riportato refuso per refuso quello che ho risposto….

Qua trovate il link originale: L’ironman risponde: Pier Giorgio spisni

La nuova rubrica “L’IRONMAN RISPONDE” prosegue e vede oggi sotto i riflettori un altro protagonista. È Pier Giorgio Spisni, Consigliere del Team Spartans e atleta di tutto rispetto, che ha recentemente chiuso – con sua grandissima gioia – l’IRONMAN di Barcellona.

Anche per lui quindi le classiche domande di rito, che ci aiutano a capire come vive, come si allena e cosa fa un vero IRONMAN nella vita di tutti i giorni.

Andiamo al sodo e vediamo un po’ come ha risposto alle nostre domande:

– Perchè una persona normale dovrebbe decidere di fare un IRONMAN?

Una persona normale non dovrebbe decidere di fare un Ironman…quando un maratoneta dopo 35 Km spesso si pianta perchè ha “esaurito il carburante”, l’idea di nuotare per 3800 m, pedalare per 180 Km e correre i 42 Km di una maratona è talmente insensata da dover essere vietata alle persone normali…Ma un aspirante Ironman finisher non è normale: è un sognatore incosciente , un bambino con un ego smisurato e con una medaglia da raccogliere in fondo al proprio arcobaleno personale…

– Da che ‘mondo’ arrivi? Runner, Ciclista o Nuotatore?

Fino a cinque anni fa ero un professionista del “divaning”, poi  arrivò la corsa, dapprima un minuto, alternato e ripetuto, poi un chilometro poi sette, poi le ginocchia sembravano esplodere e quasi abbandonai…poi ci furono le prime scarpe serie da running e arrivò la mezza maratona, e le endorfine ed il piacere delle lunghe solitarie corse e di quelle in compagnia, la prima maratona e i crampi bagnati dalle lacrime su quella finish line…2012 il mio primo triathlon sprint, la bicicletta avuta in regalo da una settimana, la distanza di nuoto mai affrontata ed una nuova gioa alla fine, potevo essere quello che nemmeno avevo immaginato.

– In cosa consiste l’allenamento di un IRONMAN?

È il video della gara che affronterai consumato nei suoi loop digitali, è la voglia di farcela e la paura di cadere. Sono allenamenti che si alternano rapidi per abituare il corpo e formare la mente, è calore e sete, fame e sonno gioia e pensieri che ti spingono quando sembra non ce ne sia più.

– L’alimentazione è importante?

Non curo particolarmente la dieta, troppo pigro, troppo goloso… Mentre curo in maniera maniacale l’alimentazione in allenamento ed in gara, bevo e mangio a ritmo regolare, il rischio di rimanere a secco è fermarsi è troppo forte e l’ho provato durante una granfondo di bicicletta ad inizio stagione… qualcuno spinge un pulsante di un telecomando nascosto chissà dove e ti spegni, spingi ma le tue gambe non ti seguono e la velocità cala… non hai fame, ti sembra di stare bene ma per quanto tu voglia non puoi proseguire…. una volta mi è bastato. Ho i miei gel, le mie barrette e ho la fortuna di potermi nutrire di essi per oltre dieci ore senza problemi. Ma il momento topico dell’alimentazione è quando converto le calorie bruciate nei piatti di pastasciutta che potrò consumare!

– Come conciliare allenamenti di diverse ore con gli impegni di tutti i giorni?

Lo scorso anno, proprio all’inizio della preparazione per L’IRONMAN Barcellona, a causa di un problema in azienda, mi sono visto dover decidere se continuare o meno la preparazione a causa del superlavoro che mi attendeva. La logica avrebbe voluto vedermi rimandare ad un altro anno…ma sarebbe stata la terza volta che rimandavo causa problemi di lavoro e così qualcosa è scattato…ho deciso di prepararmi e gareggiare lo stesso. Così ho dovuto gestire al meglio i tempi di allenamento, uscendo spesso la mattina presto o terminando la sera tardi…nascondendo gli allenamenti ai miei amici e soci sul lavoro, che si sarebbero preoccupati per me (e mi avrebbero, con la loro ‘sana’ preoccupazione, rotto le balle ;-P) A quel punto è stato necessario tiare fuori tanta grinta e sopperire con la qualità la quantità non adeguata di allenamento che avrei potuto sostenere. Partendo dalle tabelle di allemento preparate da Matteo, Jacopo me le ha adattate settimanalmente sulla base degli impegni lavorativi e così, con voglia passione e tanta ignoranza agonistica sono andato avanti (e al lavoro nessuno si è accorto di nulla!! 😉 ). E, per assurdo, una parte importante sono stati gli allenamenti “saltati”…ci sono stati alcuni momenti in cui sentivo che non avrei potuto seguire la tabella quel giorno, vuoi per stanchezza o per deconcentrazione….bene, sono riuscito ogni volta ad ascoltarmi e a commutare un allenamento intenso in qualcosa di rilassante o, al peggio, di saltarlo proprio. Ebbene quelle poche volte sono state basilari, perchè mi hanno evitato di azzerare la motivazione, l’energia e la voglia portandomi alla vigilia della gara al meglio delle mie possibilità…E il tempo finale, così tanto migliore rispetto alle mie più rosee aspettative è stata la cartina al tornasole della bontà del mio approccio.

– Cosa fai nei giorni che precedono una gara?

Mi immergo nell’ambiente, osservo gli altri triatleti, mi cerco di godere l’atmosfera unica che pervade l’aria, cerco di rubar energia alle tante persone che hanno, distanti anche continenti, condiviso la preparazione e che presto nuoteranno le stesse onde e percorreranno il mio stesso asfalto. Poi la preparazione del materiale, l’allestimento della zona cambio ed il fottuto desiderio che cresce della sirena della partenza…

– Hai qualche rito particolare?

Non compro nulla che sia legato all’evento, cerco di guardare il meno possibile la zona di arrivo e comunque mi rilasso…sono li perchè amo questo sport e ogni secondo è un regalo egoistico, sano e meritato.

– E nei giorni successivi?

Appena arrivo bacio la medaglia da finisher…lo faccio sempre…poi rido e piango, abbraccio gli amici e mentre bevo e mangio al pasta party corro a scrivere la notizia a chi è a casa. I giorni successivi cerco di non volare troppo mentre cammino e di non ingoiare troppi moscerini mentre mi aggiro ridendo…

Spisni-Post

Una e bina (finalmente a casa)

Dormo, dormiamo, dormo…

Non so mai se parlare di me/noi al singolare o al plurale, siamo due, identiche e speculari senza bisogno di un vetro alluminato, identiche e accoppiate senza pero’ essere unite se non a condividere il medesimo giaciglio/rifugio.
Usero’ il singolare poi si vedra’… Noi sappiamo chi siamo.

Dormo, ormai da un mese, buio caldo, a volte scossoni ci turbano, una volta abbiamo intravisto uno spiraglio e una voce “ah no, e’ il numero sbagliato”..

Sbagliato? Siamo in due, posto per una terza non c’e’ e da sola (solitudine, vuoto sgomento) lo spazio sarebbe troppo…

Dormo, di nuovo la voce… “11… 12…. 12,5 eccole!”
Un terremoto ci scuote, no e’ un maremoto, marosi grandi come palazzi (cosa sara’ poi un palazzo?) ci provocano, nell’alternanza di creste e valli, vertigini angosciose.

Luce, troppa luce, dolore…. Lo shock e’ tale da sfumare il cessare delle onde.

Ombre di titani ci sovrastano vengo separate, veniamo separata…

Luce, mi trovo su un pavimento affianco all’altra me… No e’ diversa seppur simile, non speculare, altri colori, una parodia di quello di me che gia’ mi manca.
I titani parlano, maratona, passo, ironman, dislivello, parole sconosciute eppur familiari si alternano in un vortice …

Presa strapazzata
-bello il colore, flash ma davvero bello-

E di nuovo, mentre sono torta (sono non siamo dove è, sove siamooo) rigirata soppesata…

-è piu’ leggera, la suola è stata allargata-
-si ma la protezione è stata mantenuta-
-la provo-

Provare? Cosa vuole dire provare io sono perfetta, no lo sarei… Riuniteci!!! Urlo inascoltata…

Di nuovo sul pavimento, mi fanno qualcosa che non capisco poi di improvviso mi trovo oppressa, riempita da qualcosa di enorme (e nemmeno troppo profumato) mi sento come… Si ecco “calzata”….
Peso schiacciamento movimento…

Su, sollievo
Avanti
Giu’ peso schiacciamento

E il ciclo ricomincia, prima lento poi veloce e stranamente non avverto la nausea della tempesta di prima, questo pendolare ritmico e’ quasi ipnotico, mi rilasso, il peso non mi da piu’ fastidio… Non so perche’ ma sento che sia la cosa giusta, mi sento come appagata…

Se solo non fossimo sola, se solo non fossi sole…

– mi piace le prendo –

“Le prendo”? Noi? Io? Di nuovo una e insieme?

Nella scatola di nuovo una di nuovo insieme.

I titani parlano, parlano di noi di come siamo di come siamo fatte… Come osano, stupidi bestioni… Noi siamo… Io sono…. Perfetta!

Movimento, pendolo, urto… Fa freddo… Passano ore il freddo aumenta e pure il buio.

Mi sveglio, di nuovo la luce, di nuovo fuori dalla scatola ma sono.. Insieme…

Il titano ci guarda, ha occhi nocciola e voce mite…IMG_4306

Ci racconta di se, ci parla di una vita e di un sogno, di una gara talmente dura da risultare folle, talmente lunga da non potersi concepire nell’intero…

Ci dice tante cose e ci chiede aiuto, dovremo accompagnarlo per un lungo periodo e attraverso tanti passi e tante gare fino a un posto, remoto nel tempo e nello spazio, che chiama “la finish line dell’Ironman Barcellona 2015”.

Per qualche momento sono stata sola, ora non siamo piu’ solo noi, c’e’ anche lui e tante cose da fare assieme…

E’ finito il sonno, e’ finito il buio, sono a casa, siamo a casa…

Ps: voialtri titani ci chiamate Brooks Glycerin 12. Noi siamo bellissime… Sappiatelo!

 

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Triathlon Olimpico Cesenatico (salmoni non tonni)

Triathlon Olimpico di Cesenatico;

praticamente una gara sociale, alla fine siamo una decina alla partenza tra cui molti esordienti.

Alla mattina è fresco, montiamo la tenda direttamente sulla zona cambio (ehm… unico team ad averla) ed iniziamo a prepararci per la gara… bici in zona cambio, su il casco, dentro la bici, numero rastrelliera occhiali, scarpette scarpe da bici, garmin asciugamanino..che non si veda altrimenti ti ammoniscono… sistemi il tutto, ricontrolli manca qualcosa, no non è niente, si manca…. ansia…. culo-fan c’è tutto, fuori dalla zona cambio.

foto 2

Team Spartans pronti alla partenza….

Indossiamo la muta , un po’ di chiacchere e con calma raggiungiamo la spiaggia, il mare è un velo d’olio, onda zero, sole, acqua perfetta.
Briefing. boa a sinistra, nuotare paralleli agli scogli, boa a destra anzi no, o forse si… non capiamo nulla ma tanto partiremo quasi tutti in terza batteria…. basterà seguire gli altri 🙂

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Sulla spiaggia a pochi istanti dal via…. e continiuamo ad essere felici 🙂

Ci intruppiamo per lo start, tutti pronti, ci mischiamo ad altre centinaia di mute… neoprene, sorrisi, adrenalina…
L’organizzazione (perfetta!) ha la bella idea di fare partire la registrazione di un battito cardiaco.. ti entra nelle ossa, nella testa, nelle gambe… grazie ora si che sono davvero teso!

Battito cardiaco

Parte la prima batteria, poi la seconda, si cammina fin quasi alla prima boa, qualche attimo e mi trovo in prima linea, ecco si parte… corri corri, sguazza, annaspa, cammina… mi tuffo, no non ancora .. ecco si va… nuoto.

La prima boa è vicina, mi trovo dietro a Federico e nel marasma di corpi che nuotano trovo un varco di acqua libera, riesco a virare indenne ed inizio a nuotare, subito trovo un buon ritmo, ginocchia strette, gomiti alti, sento la voce di Coach Thomas e procedo. Prendo qualche botta fortuita ed altrettante ne dispenso… come sempre attendo di venire sfilato dal gruppo e di trovarmi a nuotare in solitaria ma…. che strano non accade!! Continuo ad essere al centro della mia batteria… piano piano ci allarghiamo, c’è qualcuno che nuota a rana, uno addirittura a dorso…. guardo avanti, vedo in lontananza la boa, attorno a me più neoprene che acqua…

Il ritmo delle bracciate ricorda mille pendoli di altrettanti orologi, si prosegue, mi sento bene… sto nuotando e continuo a stare attaccato al gruppo… vengo ripagato di altre botte, un colpo allo stomaco, un calcio in faccia…. tenerezze da triatleti.

Il groviglio di nuotatori che si forma nelle partenze delle gare di triathlon in acque libere è affettuosamente chiamato la tonnara… ma mentre mi ci trovo dentro capisco che non siamo tonni, non ci sono sangue e nemmeno violenza, ci sono decine e decine di lucenti corpi che lottano per proseguire… ci si urta ci si sorpassa, di lato di fianco a volte sopra…. non siamo tonni, siamo salmoni che risalgono la corrente del loro fiume natio in cerca di un obiettivo comune.

Andata, ritorno, il grattacielo di Cesenatico è un punto di riferimento fantastico, ultima boa e via verso la spiaggia, mi alzo, inizio a camminare vincendo il solito giramento di testa di quando si  passa dalla stazione orizzontale a quella eretta; sento il mio nome, è Gianmarco sulla riva che mi incita.. sorrido, mi sfilo la muta ed inizio a correre sulla spiaggia… mi concedo il lusso di uno sguardo alle spalle e vengo premiato, ci sono ancora decine di persone in acqua…. un altro sorriso e via, verso la zona cambio la bici e i quaranta chilometri di asfalto….

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Inizio a pedalare, nel primo tratto di strada, in uscita da Cesenatico, non trovo nessuno con cui mettermi in gruppo e lavorare di scia… spingo, il ciclocomputer va a tratti, per errore ho regolato il garmin su “corsa” e invece della velocità in Km/ora mi da il passo in minuti/Km.. me ne frego e spingo…. Finalmente mi passa un gruppo, due donne e due uomini, Questi ultimi subito rallentano, li scarto e mi accodo alle due ragazze… tempo trenta secondi vengo premiato con una serie di fischi: moto dei giudici, cartellino giallo, ammonito…. così imparo che non si può stare in scia ad una donna in gara… uffa…. vabbè colpa mia, Trovo finalmente un trenino di triathleti, questa volta del sesso giusto, e mi stabilizzo su un buon ritmo, nel gruppo anche Marco, scambiamo qualche parola e proseguiamo la nostra corsa verso le colline romagnole, riesco a bere e a mangiare una barretta, la temperatura è perfetta, proseguiamo…. campi, rotonde, qualche buca, il ronzio delle ruote.
Al ventunesimo chilometro l’unica salita, un paio di chilometri che spezzano ritmo e gambe, ma passa in fretta, via per la discesa e rientro verso Cesenatico, cerco il grattacielo ma non lo vedo…. starà facendo due bracciate anche lui.

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Il rientro scorre via un po’ meno liscio dell’andata, alcune macchine si infilano nel tracciato in barba ai pur bravissimi volontari; mi trovo in una rotonda quasi schiacciato da un rimorchio con sopra un cavallo.. auguro lunga vita e prosperità all’autista (e un padrone migliore al cavallo) e proseguo…. rotonde, cavalcavia ci si allunga ci si riprende… ecco il grattacielo, tra un po’ si corre…. Fortunatamente il temuto vento sul rientro non si avverte, in parata rientriamo a Cesenatico e ci avviamo alla zona cambio; davanti a me uno cada facendo cadere anche Marco, fortunatamente senza conseguenze. Giù dalla bici, tappeto azzurro, di nuovo Gianmarco che mi incita, parcheggio la bici, su le scarpe da corsa e via fuori di nuovo dalla zona cambio.

Il passaggio dalla bici alla corsa è sempre strano, le gambe sembrano stupite, si iniziano ad utilizzare muscoli diversi e sembra di correre sulla gommapiuma e con la stessa grazia, come sempre mi stupisco del fatto che, invece la velocità è buona ed inizio il primo dei quattro giri che mi separano dall’arrivo.
In genere odio correre su circuiti, qua però è bello, c’è gente e c’è tifo, riesco a vedere tutti gli spartani ed ogni volta è un sorriso, un gesto, un incitamento o un cinque al volo.

Mi sono allenato poco di corsa ultimamente e lo sento, tengo un passo di almeno 30″ più lento delle mie possibilità ma, va bene così, alla fine avrò una media di 5’16″/Km, temevo peggio.
Primo giro, secondo, all’improvviso il mio chip smette di suonare al passaggio sui tappeti misuratori, alle miei richieste i volontari mi guardano con la tipica espressione della “mucca che osserva il treno che passa“…. mi agito, e se non funziona più? E se, non rilevandomi, vengo dato per ritirato? decido di ignorare la cosa ma non ci riesco… per fortuna incrocio Matteo che mi urla di fregarmene… mi rilasso e corro.
Altro giro altri cinque, acqua ai ristori, sorrisi, l’incitamento del pubblico, una bella ragazza che fa le foto…. i chilometri restanti calano ed eccomi all’ultimo giro, questa volta invece di riprendere la via del lungomare svolto verso la piazza e verso l’arrivo; qualcuno urla il mio nome, inizio a ridere, alzo le braccia….. è finita e sono felice.

Non siamo tonni,
siamo salmoni che risalgono il proprio fiume
non già per deporre le uova ma per una medaglia da finisher
con appeso un sogno.