L’ironman risponde (intervistato sul sito Spartans)

E venne l’intervista….

e poco importa se è sul sito del mio team…. una intervista è sempre tale…

Puoi smentirla, dire che il giornalista ti ha manipolato, che hanno preso solo stralci di quello che dicevi e che, davvero eri sicuro che non fosse un reato quello che facevi….
Ma non in questo caso; Roberto (Nava) ha riportato refuso per refuso quello che ho risposto….

Qua trovate il link originale: L’ironman risponde: Pier Giorgio spisni

La nuova rubrica “L’IRONMAN RISPONDE” prosegue e vede oggi sotto i riflettori un altro protagonista. È Pier Giorgio Spisni, Consigliere del Team Spartans e atleta di tutto rispetto, che ha recentemente chiuso – con sua grandissima gioia – l’IRONMAN di Barcellona.

Anche per lui quindi le classiche domande di rito, che ci aiutano a capire come vive, come si allena e cosa fa un vero IRONMAN nella vita di tutti i giorni.

Andiamo al sodo e vediamo un po’ come ha risposto alle nostre domande:

– Perchè una persona normale dovrebbe decidere di fare un IRONMAN?

Una persona normale non dovrebbe decidere di fare un Ironman…quando un maratoneta dopo 35 Km spesso si pianta perchè ha “esaurito il carburante”, l’idea di nuotare per 3800 m, pedalare per 180 Km e correre i 42 Km di una maratona è talmente insensata da dover essere vietata alle persone normali…Ma un aspirante Ironman finisher non è normale: è un sognatore incosciente , un bambino con un ego smisurato e con una medaglia da raccogliere in fondo al proprio arcobaleno personale…

– Da che ‘mondo’ arrivi? Runner, Ciclista o Nuotatore?

Fino a cinque anni fa ero un professionista del “divaning”, poi  arrivò la corsa, dapprima un minuto, alternato e ripetuto, poi un chilometro poi sette, poi le ginocchia sembravano esplodere e quasi abbandonai…poi ci furono le prime scarpe serie da running e arrivò la mezza maratona, e le endorfine ed il piacere delle lunghe solitarie corse e di quelle in compagnia, la prima maratona e i crampi bagnati dalle lacrime su quella finish line…2012 il mio primo triathlon sprint, la bicicletta avuta in regalo da una settimana, la distanza di nuoto mai affrontata ed una nuova gioa alla fine, potevo essere quello che nemmeno avevo immaginato.

– In cosa consiste l’allenamento di un IRONMAN?

È il video della gara che affronterai consumato nei suoi loop digitali, è la voglia di farcela e la paura di cadere. Sono allenamenti che si alternano rapidi per abituare il corpo e formare la mente, è calore e sete, fame e sonno gioia e pensieri che ti spingono quando sembra non ce ne sia più.

– L’alimentazione è importante?

Non curo particolarmente la dieta, troppo pigro, troppo goloso… Mentre curo in maniera maniacale l’alimentazione in allenamento ed in gara, bevo e mangio a ritmo regolare, il rischio di rimanere a secco è fermarsi è troppo forte e l’ho provato durante una granfondo di bicicletta ad inizio stagione… qualcuno spinge un pulsante di un telecomando nascosto chissà dove e ti spegni, spingi ma le tue gambe non ti seguono e la velocità cala… non hai fame, ti sembra di stare bene ma per quanto tu voglia non puoi proseguire…. una volta mi è bastato. Ho i miei gel, le mie barrette e ho la fortuna di potermi nutrire di essi per oltre dieci ore senza problemi. Ma il momento topico dell’alimentazione è quando converto le calorie bruciate nei piatti di pastasciutta che potrò consumare!

– Come conciliare allenamenti di diverse ore con gli impegni di tutti i giorni?

Lo scorso anno, proprio all’inizio della preparazione per L’IRONMAN Barcellona, a causa di un problema in azienda, mi sono visto dover decidere se continuare o meno la preparazione a causa del superlavoro che mi attendeva. La logica avrebbe voluto vedermi rimandare ad un altro anno…ma sarebbe stata la terza volta che rimandavo causa problemi di lavoro e così qualcosa è scattato…ho deciso di prepararmi e gareggiare lo stesso. Così ho dovuto gestire al meglio i tempi di allenamento, uscendo spesso la mattina presto o terminando la sera tardi…nascondendo gli allenamenti ai miei amici e soci sul lavoro, che si sarebbero preoccupati per me (e mi avrebbero, con la loro ‘sana’ preoccupazione, rotto le balle ;-P) A quel punto è stato necessario tiare fuori tanta grinta e sopperire con la qualità la quantità non adeguata di allenamento che avrei potuto sostenere. Partendo dalle tabelle di allemento preparate da Matteo, Jacopo me le ha adattate settimanalmente sulla base degli impegni lavorativi e così, con voglia passione e tanta ignoranza agonistica sono andato avanti (e al lavoro nessuno si è accorto di nulla!! 😉 ). E, per assurdo, una parte importante sono stati gli allenamenti “saltati”…ci sono stati alcuni momenti in cui sentivo che non avrei potuto seguire la tabella quel giorno, vuoi per stanchezza o per deconcentrazione….bene, sono riuscito ogni volta ad ascoltarmi e a commutare un allenamento intenso in qualcosa di rilassante o, al peggio, di saltarlo proprio. Ebbene quelle poche volte sono state basilari, perchè mi hanno evitato di azzerare la motivazione, l’energia e la voglia portandomi alla vigilia della gara al meglio delle mie possibilità…E il tempo finale, così tanto migliore rispetto alle mie più rosee aspettative è stata la cartina al tornasole della bontà del mio approccio.

– Cosa fai nei giorni che precedono una gara?

Mi immergo nell’ambiente, osservo gli altri triatleti, mi cerco di godere l’atmosfera unica che pervade l’aria, cerco di rubar energia alle tante persone che hanno, distanti anche continenti, condiviso la preparazione e che presto nuoteranno le stesse onde e percorreranno il mio stesso asfalto. Poi la preparazione del materiale, l’allestimento della zona cambio ed il fottuto desiderio che cresce della sirena della partenza…

– Hai qualche rito particolare?

Non compro nulla che sia legato all’evento, cerco di guardare il meno possibile la zona di arrivo e comunque mi rilasso…sono li perchè amo questo sport e ogni secondo è un regalo egoistico, sano e meritato.

– E nei giorni successivi?

Appena arrivo bacio la medaglia da finisher…lo faccio sempre…poi rido e piango, abbraccio gli amici e mentre bevo e mangio al pasta party corro a scrivere la notizia a chi è a casa. I giorni successivi cerco di non volare troppo mentre cammino e di non ingoiare troppi moscerini mentre mi aggiro ridendo…

Spisni-Post

Il mio (primo) Ironman: Barcellona 2015 (volevo la mia gara e, per i miei peccati, me ne assegnarono una)

Sabato mattina: la spiaggia12144930_10207436865021309_4201270270728463591_n

La sabbia è a grana grossa, umida e fredda, lontana anni luce dalla carezza calda e vellutata delle nostre spiagge; il vento è tiepido e sferzante… poi c’è questo rombo che sembra parta da dentro, accumula energia al largo e la scarica con continue onde che si frangono con la risacca, un suono sordo profondo e rotolante come di innumerevoli tamburi Taiko, annulla il battito i pensieri e scuote la volontà. Domani dovremo nuotare li dentro.

Poi capita, come sempre quando le condizioni sono avverse mi calmo, il respiro si placa e le spalle si alzano in un gesto di annoiato diniego, domani nuoterò li dentro, sia quel che sia.

Il mare, il giorno prima

Sabato pomeriggio: la zona cambio

Musica rock di sottofondo, i miei passi che frusciano sulla sinteticamente finta erba di un campo da calcio di plastica, le ruote della bici ticchettano, lo zaino con le sacche per la gara pesa sulle spalle.
Migliaia di bici parcheggiate e coperte da teli di plastica blu attendono la notte ed il giorno dopo… Attorno me tanti altri me stesso, diversi ma così uguali, occhi sgranati, pensieri tumultuosi respiri affrettati, sorrisi, quei sorrisi che solo i bambini la mattina di natale possono allargare sui loro visi.

Provo a filmarmi dicendo qualcosa, sono felice ma ho un groppo in gola, guardo l’obiettivo dell’Iphone, sorrido, taccio, non so cosa dire, vorrei dire tanto penso a tutto e poi taccio perchè a volte, semplicemente, le parole mancano.

Sabato sera: la notte

ricordo poco della notte, sono salito in stanza; senza la bici, senza le borse e tutti i materiali per la gara, rimangono solo l’attesa e i pensieri che si alternano. Trovando una serenità inattesa mi siedo sul terrazzo della mia stanza, mangio una banana e lascio correre lo sguardo tra alberghi, macchine e persone, mare e cielo. E’ ora di dormire…e dormo, di un sonno anomalo, privo di sogni e risvegli, un teletrasporto che mi porta al mattino del “mio giorno”.

Domenica mattina presto : la colazione

Scendo in sala da pranzo, incontro gli amici e altri come noi, nel buffet infinito non so cosa mangiare, cerco spunti nei piatti degli altri, un inglese mangia salsicce e pancetta, altri cereali e gelatina… alla fine rimango sul classico, voglio andare sulla spiaggia!!!

Domenica Mattina: la spiaggia

Ci siamo, ci sono finalmente, di nuovo odore di neoprene nell’aria, attorno a me migliaia di corpi inguainati, qualche occhio sgranato, un drone volteggia sopra di noi, il mare è li che attende famelico… Abbraccio gli amici e mi metto in coda per la partenza, partono i Pro, sono eccitato e tranquillo, penso alla strada percorsa e penso a quanto ho desiderato quei granelli di spiaggia spagnola tra le dita dei piedi, una sirena latra il suo richiamo ed è la nostra… piano piano il serpentone si snoda, sabbia poi acqua pochi passi e mi tuffo tra le onde di risacca che si avventato su di noi… è iniziata.

Domenica: l’acqua e le boe

tremilaottocentometri di nuoto in mare, e chi li ha mai fatti? pensieri inutili alterno a bracciate, le onde del mediterraneo si alternano in un sinusoide infinito dove navigo tra valli e cime, dirupi e declivi, arranco su salite di spuma e scivolo su prati d’acqua.

La boa è un miraggio lontano, enorme eppure piccola quando la guardi dall’acqua, gialla, come le gialle cuffie dei duemilacinquecento partenti, chi ha assegnato i colori deve essere uno stramaledetto genio, perchè mentre la cerchi con lo sguardo quando sei sul colmo dell’onda vedi centinaia di calotte gialle e la ricerca del fottuto ago nel proverbiale pagliaio assume dimensioni domestiche e quasi banali.

Arrivo alla prima boa e la passo, mi fa male la spalla ma come sempre dopo un po’ si calmerà, cerco di allungarmi e rilassarmi, la spiaggia alla mia destra è un riferimento amichevole e procedo prendendo e dando qualche colpo ma senza grandi problemi… Una lente degli occhialini prende acqua, passerò la nuotata a schiacciarmela sul viso per tenere fuori l’acqua salata dal mio occhio arrossato…

Ogni cinquecento metri una boa riporta la distanza e questo riferimento mi tranquillizza e mi aiuta a frammentare in obiettivi più semplici l’intera infinita retta che compone i duecentoventisei chilometri che dovrò percorrere oggi.

arrivo alla fine del primo rettilineo, si torna indietro… ora comprendo perchè nuotavo bene era la corrente che ora, ghignando, si riprende con gli interessi quanto ha donato.

Altre boe si alternano, resisto alla tentazione di guardare il tempo sul gps, e stranamente ci riesco…

millecinque, duemila…. la spalla fa male adesso, poi  sorge un dolorino al polpaccio sinistro, batto la gamba e passa, anzi no si accuccia in un angolo come un gatto che aspetta il momento buono, forse si assopisce.. duemilacinque, sono ben oltre la metà, tremila….

cazzo!!! esplode una fitta orig-IBCA2273di dolore in quel gomitolo di fibre muscolari contratte che poco fa era il mio polpaccio… il mio primo crampo in mare che arriva durante la mia prima gara Ironman full… Respiro, batto le gambe, lo ignoro, non è un mio problema, non è un mio problema, non è un mio problema, N O N E’ U N M I O P R O B L E M A…. il mantra funziona (grazie Aldo Rock!) ed il dolore cala, si va avanti, oggi non si molla un centimetro…

Tremilacinquecento, vorrei baciare la boa, la sfioro passando e finalmente svolto verso la riva con le onde di schiena, quelli che a logica dovevano essere i metri più semplici si rivelano i più lunghi, l’arco gonfiabile dell’uscita stanta ad ingrandirsi e le onde sempre più brevi e rabbiose mi strapazzano per bene, non so come e non so quando ma vedo altri nuotatori alzarsi, li imito e sorrido…anzi no vengo strapato indietro dalla risacca perdendo alcuni metri, di nuovo avanzo tra acqua e schiuma, delle mani si tendono e mi afferrano, volontari che a mollo ci aiutano ad uscire…riguadagno la sabbia e corro (sic) verso la zona cambio; è fatta la frazione nuoto è passata….

Domenica metà mattina : la bici

Corro in zona cambio sfilo la muta, bevo un integratore, poi una bottiglietta d’acqua, mi vesto e corro verso la bici, trotterello allegro verso l’uscita e metto il culo sulla sella che mi farà da divano per un fim lungo centottanta chiorig-IBCJ2014lometri.

L’uscita da Calella è per stradine strette e piene di dissuasori, timoroso di cadute la percorro a ritmo blando fino all’attacco della litoranea che fa da campo di gara; una bellissima strada con asfalto perfetto, ondulata e protetta dal vento…

Inizio il primo dei tre giri pedalando troppo forte tanto mi sento bene, dopo una decina di chilometri mi ravvedo e cerco di trovare un ritmo che mi faccia stare bene senza stancarmi troppo, mi stendo sulle appendici  e mi assesto a cavallo dei 30 Km/h, forse un po’ troppo ma forse anche no… e pedalo…

Pedalo….

pedalo tra paesini costieri,
pedalo tra i saluti dei volontari agli incroci,orig-IBCT2664
pedalo tra il tifo degli spagnoli e dei turisti “animo, animo animo…”
pedalo tra fichi d’india sugosi e maturi rotolati giù dalle rupi ad imporporare l’asfalto, pedalo assieme a Pawlev, assieme ad Irina, George, Dalisay ed a tanti altri,
pedalo spingendo, pedalo cantando, pedalo felice di queste bellissime ore mie e mie solo..

Ogni 20 Km trovo un ristoro con volontari fantastici che ti porgono ogni ben di dio, dopo un po’ svuoto le due borracce posteriori essendo di fatto un inutile peso; verso l’ottantesimo chilometro mi ricongiungo con Giacomo ed assieme arriveremo fino in fondo, superandoci a vicenorig-IBCK8090da per scambiare due parole rispettando il divieto di scia e, dal centosessantesimo chilometro, il momento in cui bisognava alleggerire il rapporto e preparare le gambe alla maratona, come due bambini molesti che felici e sudati si bevono una granita in un giorno di sole estivo, iniziamo una sfida insana, ci passiamo e ripassiamo, accelerando ghignando e sberleffandoci in un tecnologico remake della sfida di bici tra Fernandel e Gino Cervi.

L’ultimo giro termina ed assieme rientriamo in zona cambio.

Metto la bici nella rastrelliera e la bacio grato, gel, acqua, scarpe visiera, ed entro nell’arena…. ora si corre.

Domenica pomeriggio: la maratona

come in una scena del Gladiatore esco dall’ombra protettiva del tendone della zona cambio per sprofondare in un calderone di luce urla musica e risate, a fare da metronomo i passi di migliaia di scarpe da running…

Spaesato e col timore di aver sbagliato strada inizio a correre, ali di persone ai lati che incitano e applaudono, qualcuno urla il mio  nome, mi giro non riconoscendo la voce, poi un altro ancora… e capisco è scritto sul pettorale e sconosciuti ci omaggiano uno ad uno… Poi vedo il nostro support team che come sempre fa un tifo indiavolato e ci aggiorna sull’andamento degli altri, prima durante la bici ed ora in corsa…essere qua da solo sarebbe stato bello, così ci si sente abbracciati dall’inizio alla fine… inutile: “We are Spartans WE ARE FAMILY” ma solo ora ne comprendo appieno il significato profondo.

Parto troppo forte, poi attacco il cervello e inizio a correre al mio solito ritmo maratona, camminando ai numerosi ristori (ogni 2,2 Km) in modo da nutrirmi ed idratarmi correttamente.

La maratona è divisa in quattro giri da 10 Km, si snoda sul lungomare partendo da quello che ho battezzato  “the gold mile” , in prossimità dell’expo, tra la zona cambio e l’arrivo, per poi allontanarsi verso  le spiagge a nord di Calella in un progressivo rarefarsi di bar e persone.

Ad ogni giro sento la frase dello speaker all’arrivo celebrare qualcuno, rosico un poco ma proseguo, non è ancora il mio momento… Sul percorso ogni chilometro è segnato, all’inizio mi frustra leggere vicini numeri tipo “Km 2…Km 12… Km 22… Km 32” poi mi passa, ad ogni cartello che guadagno eseguo un personale conto alla rovescia e recito un mantra:

“mancano 40 Km, 40 è un bel numero”
“mancano 39 Km, 39 è un bel numero”…..

Durante il primo giro vedo il cartello del trentacinquesimo, il cartello del ‘muro’, tanto temuto da tutti… li decido che quello sarà il mio “momento felice” e così ogni giro lo guardo con attesa e desiderio.

“Pier Animo”, “Dai Giorgio”, “go go go go”, è fantastico il tifo, ti senti una star, un fottuto campione del mondo e pesti un altro passo ed un altro ancora.

Una ragazza con una birra che urla ridendo; una signora sul marciapiede che applaude, rimarrà li tutta la sera e l’ultimo giro mi fermerò a ringraziarla, anziani che, masticando tabacco andaluso, ci guardano dietro enigmatici occhi, un gruppo di ballerini che al ritmo di tamburi balla la zumba…

è un vorticare di immagini ed emozioni, un caleidoscopio che anestetizza il polpaccio indurito, la spalla che ad ogni passo e ad ogni oscillazione mi fa quasi urlare dal male…

La strada scorre sotto le mie scarpe e piano piano i numeri diventano ancora più belliorig-IBCL2273

“mancano 28 Km, 28 è un bel numero”
“mancano 27 Km, 27 è un bel numero”

Incrocio amiche ed amici ed è bello vedersi e sorridersi, scambiarsi un high five al volo e vedere quanto ci brillano gli occhi…
Un solo rammarico mi rovina la giornata, non vedo Giorgio, chiedo notizie ma non si sa nulla, sapevo che temeva il nuoto ma l’ho incrociato in bici mentre concludevo il secondo giro e avevo dato per scontato che ce la potesse fare… invece gli è stata chiuso l’accesso alla zona cambio al termine dei 180 Km di bici, ha sforato il cancello per 10 fottutissimi minuti… So quanto si sia allenato e quanta strada abbia fatto quest’anno…

Purtroppo l’ironman è anche questo.

Ma so anche che Giorgio è tosto e tenace e infatti si è già iscritto al Challenge full di Venezia 2016!!

Domenica sera: la maratona continua

verso il termine del terzo giro il sole tramonta, cala la sera spagnola di questa giornata; piano piano il percorso si svuota di pubblico nella parte più remota del tracciato ed un vento freddo si alza.
Io continuo col mio programma, corro tra un ristoro e l’altro, cammino quella decina di metri modulando l’alimentazione… sto progressivamente rallentando ma non guardo più di tanto il gps, non so che ora sia, so di avere tanto tempo prima della mezzanotte e mezza che sancirà la fine dei giochi e so che anche dovessi camminare sempre arriverò in fondo…. Camminare? no, forse non ci siamo capiti… io anche strisciando coi gomiti arriverò su quel tappeto rosso…

“mancano 11 Km, 11 è un bel numero”
“mancano 10 Km, 10 è un bel numero”

e improvvisamente

“mancano 9 Km, 9 è un fottutamente bellissimo numero.. ciauz ciauz doppia cifra”!!

E’ buio e fa fresco, al giro di boa del punto più lontano il vento ti schiaffeggia gelandoti, temo di prendere un colpo di freddo alla pancia e stare male, alzo la cintura portapettorale a sfruttare quel fazzoletto di carta come patetica protezione;
sfrutto la scia di altri triathleti per ripararmi, ora è più difficile per quanto manchi davvero poco la giornata inizia a pesare sulle spalle.

Ai ristori la banana mi calma la fame e mi da l’idea di scacciare i crampi, i gel mi danno carboidrati e spinta, la coca mi aiuta a buttare giù i gel, l’acqua lava via il sapore dolciastro della coca… sembra una ballata di Branduardi ma funziona,

si funziona bene perchè…

eccolo la: il trentacinquesimo chilometro, il mio momento felice!

E’ buio ed ho freddo, passando rallento e lo sfioro accarezzando il telaio metallico ed il pannello di masonite…

Sono all’ultimo giro, ultimo giro di boa all’estremo nord del percorso, guardo ogni particolare sapendo che è l’ultima volta che vedrò la giostra metallica, il cartello “due guinness cinque euro” , la passerella di legno e la signora che è li dall’inizio, ora ha due bambini piccoli con lei, probabilmente ha qualcuno di caro in gara, mi fermo e la ringrazio e lei ringrazia me… un sorriso e riparto, ultimo ristoro…sono un po’ stanchino come direbbe Forrest Gump…

Dopo il ristoro non ricomincio a correre, sono al trentottesimo chilometro, sto bene (cioè non sto male) ma sono un po’ stufo… così cammino per una decina di minuti e il calore degli spagnoli, usciti col cane o a godersi la serata a guardare quei “locos” che corrono si fa sentire, sorridono, ti toccano ti urlano “animo animo”… Ricomincio a correre e in lontananza vedo le luci dell’arrivo e la musica che cresce.

Salto l’ultimo ristoro e inizio ad emozionarmi… sto attraversando per l’ultima volta il gold mile, tra poco invece di iniziare un nuovo giro volterò a destra verso quel tappeto rosso che nemmeno volevo sognare da quanto lo attendevo…

In un atto di ignoranza mediatica modulo la corsa in modo da avere spazio libero davanti, accelero e scendo la passerella…

svolto a sinistra e il cuore mi esplode, è tutto come lo avevo immaginato…anzi è di più e tutto mio, lo speaker mi fa i complimenti, e recita la ambita frase: Pier Giorgio YOU ARE AN IRONMAN!!  (video gara)

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Ironman Barcellona -6 (la paura dell’aspirante Ironman)

E’ li, la senti che ti veleggia attorno, fugace come il profumo di una bella donna in mezzo ad una folla di corpi unti e sudati ma, purtroppo, non è bellezza ma la sua nemesi.

Hai paura di bloccarti sulla riva del mare Mediterraneo e non riuscire a scendere in acqua assieme ad altri duemilacinquecento partenti;

hai paura di non riuscire a nuotare i tremilaottocento metri prendendo calci e pugni, respirando acqua salata e bestemmie;

hai paura di non riuscire a pedalare per centottanta chilometri,

hai paura di forare,

hai paura di rompere la catena, il cavo del cambio, un raggio, un pignone o di cadere, scivolare volare in un fosso e di li -magari- non uscire;

hai paura di non saper correre quarantadue chilometri, di stare male, di non riuscire più ad andare avanti o nemmeno  camminare.

Sogni quella fottuta finish line, guardi uno dei tanti filmati motivazonali a tema, ascolti i racconti dei fratelli che l’hanno appena varcata e ti esalti.

Però hai paura.

E’ arrivata stamane, ero in macchina andando al lavoro e ho iniziato a pensare alle cose da preparare per il viaggio; lo zaino per la zona cambio, il valigione per la bici, il trolley per il resto. Oddio il resto, e dove lo metto il casco, e i gel, e le barrete… cosa scorderò a casa?

E i vetri della macchina si appannano di nebbia e un motore smarmittato romba sulla tua corsia assordandoti le orecchie ed i pensieri… ma non sei in un racconto di Stephen King, sono solo il tuo ansimare improvvisamente esploso ed il tuo cuore impazzito. E’ solo dolce e fottuta paura.

Ma… (c’è sempre un ma);

Sono mesi che ti alleni, hai corso sotto il sole e con la pioggia, con la mancanza di voglia e quando avresti avuto altro di meglio da fare… Ti sei allenato da solo e con altri allegri cazzoni come te, hai riso, imprecato e masticato un po’ di amaro… ma ti sei divertito come un matto felice nel farlo…

Sai che sei in forma, (so che lo sono), non sei mai stato così in forma e non ti sei mai sentito così bene.

La bici è pronta, appena manutenuta e lubrificata,migliaia di chilometri ti hanno portato a trovare la posizione giusta e le ‘gomme giuste’…

La testa è pronta, più pronta del tuo cuore e della tua pancia…. La testa, si proprio lei perchè quando ti alleni o gareggi per otto, nove, quindici ore il 40 percento lo fanno i muscoli ma il sessanta percento è tutto “di testa”.

Quindi…..

quindi niente, sei un coglione umano con un po’ di ansia da prestazione… fa parte del gioco.

Ora smetti di frignare e vivi le ore che ti separano da quella spiaggia spagnola.

Barcellona is coming…..

PS: paura, abbiamo un messaggio ‘motivazionale’ per te: “E’ meglio se prendi nota…”

Ironman 70.3 italy 2015 Pescara (il giorno degli dei)

Il sospetto che aleggiasse qualcosa di strano nell’aria l’ho avuto sabato sera, alla cena pre gara con la squadra presso la IMG_5083Taverna di Poseidone (slurp!), quando notai una effige del dio del mare che mostrava una somiglianza inquietante con Federico Ironfrankie… Ma come sempre per i presagi, sul momento non ci dai mai peso…

Ma andiamo per ordine: sabato sveglia alle sette e partenza verso le undici, materiale preparato all’ultimo, gambe non depilate, manutenzione alla  bici prossima allo zero, sonno e stanchezza a farmi compagnia e ricordarmi l’intenso periodo lavorativo…

Mi salva la “lista triathlon” che utilizzo da due anni e mezzo aggiornandola ogni volta e che contiene tutto quello che mi serve in gara (con la testa che ho scorderei a casa la bicicletta… e poi vedrete se non ho ragione!!).

Giornata calda, l’autostrada è mediamente scorrevole e i 300 Km fino a Pescara scorrono lisci e noiosi.

Entrato in città percepisco un’aria diversa, cartelloni che pubblicizano l’evento, parcheggi saturi all’inverosimile, triathleti in allenamento sul lungomare e a zonzo per le strade.

Parcheggio, albergo e registrazione, nel momento in cui mi allacciano il braccialetto dell’evento improvvisamente mi risveglio e mi sale l’agitazione. E’ la mia prima gara del circuito Ironman, e le cose sono un po’ diverse dal solitoIMG_5067 , non si potrà mettere tutto il materiale vicino alla bici ma andrà diviso in sacche da riporre in apposite rastrelliere, mi vengono consegnati adesivi a profusione, con il numero di gara e così mi piazzo in un giardinetto ad allestire il tutto.

Riempio, svuto, controllo, riordino, svuoto e ricomincio…

Alla fine trovo quello che mi sembra un accettabile equilibrio ed accedo alla zona cambio, trovo la mia posizione e sistemo bici e casco; quindi le rastrelliere e piazzo la sacca bici e la sacca corsa…

Termino il tutto, vado a recuperare il pacco gara col mitico zainetto dell’evento e, ahimè vengo risucchiato dallo shop… tanta roba bellissimissima tutta da comprare… Poi la scaramanzia prevale ed esco con un paio di magliette ed una visiera…

Passo in albergo per una doccia prima della cena, appoggio lo zaino sul tavolo e mi perdo ad osservare il disegno della suola della Glycerin che si intravede… Belle scarpe domani andranno bene…. DOMANI? SCARPE? LESACCHEEEEE….

orrore sgomento e raccapriccio… apro lo zaino e trovo…. una scarpa O__O

IDIOTA FOTONICO!!! sono riuscito a mettere nella sacca run una scarpa sola!!! e adesso?

Un giro di telefonate e voci contraddittorie e contrastanti si alternano “le sacche non si possono più toccare”, “anzi si”,”no sono state immerse nella carbonite fino allo start”… le solite italiche voci contrastanti….

Arriva l’ora della cena, l’incontro con spartani e famiglie è sempre un’amozione, la preoccupazione poi non mi toglie l’appetito (ma mi toglierà il sonno) e la serata scorre lieta e veloce.

Albergo, doccia, sonno… sveglio e uno, sveglio e due… sogno di non aver puntato la sveglia, di dover andare al lavoro, di essere all’esame di quinta elementare… e l’alba mi trova piu’ stanco di come mi lascio’ il tramonto 😦

La partenza sarà dalle 12.10 e quindi possiamo fare le cose con calma, colazione e zona cambio; fortunatamente l’accesso alle sacche e’ libero e sistemo la scarpa al suo posto!!

Gonfiata alla bici, e ritrovo alla tenda Spartans pe ri preparativi della partenza; chiacchere, foto, ultimi preparativi e il tempo scorre veloce… ecco che i primi devono avvicinarsi alla battigia, tra poco si entra in scena!

11535314_10205920586366606_469157986_o(1)Ironman 70. 3 Italy – nuoto (Poseidone)

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La vestizione (foto di Simona Felicori)

Arriva presto l’ora della mia batteria di partenza, sarò assieme ad Alessandro, ci avviciniamo alla spiaggia dove trovo Simona, Fabrizio e Violante che sono venuti a salutarmi e sostenermi.

Ci chiudiamo le mute a 10′ dallo start e subito inizio a sudare , ci saranno 35° e tra la compressione e la mancata traspirazione del neoprene mi sento presto come un pollo a bagnomaria…

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Noi si va a fare un bagnetto (foto di Simona Felicori)

Come sempre il nuoto mi preoccupa un poco, negli ultimi sei mesi ho nuotato solo tre o quattro volte, causa lavoro, infortuni e tante scuse. Nemmeno il tempo di fare salire l’ansia e partiamo; i primi metri si cammina poi tuffo e l’acqua fresca ti avvolge, abbraccaindoti con spuma e frescura… Poseidone, probabilmente appagato dalla somigliana con Ironfrankie è appagato oggi e ci regala poche onde e zero corrente, Siamo in tanti a partire e tutti a puntare la prima boa, ci spingiamo e sbuffiamo per cercare acqua libera trovando solo muscoli e neoprene, ma passa ababstanza in fretta e trovo spazio e un buon ritmo di nuoto. La spalla destra mi fa male, a volte capita…. la zittisco, non è un mio problema il suo male, io devo nuotare e basta, ormai non sono più uomo: sono mutato in salmone e devo risalire la mia corrente. Le boe sono ben intervallate e non è faticoso tenere la rotta, attorno altri salmoni aiutano il branco a stare compatto ed avanzare: dopo circa cinquecento metri inizio a stare bene, non forzo il ritmo e alterno bracciate. Ad un tratto visualizzo tutta la gara, i 1900 m di nuoto, i 90 Km di bici e i 21 di corsa finale…. un capogiro mi coglie, il mio cervello rifiuta l’insieme è tanto… è troppo! Mi riprendo subito e riduco l’obiettivo a distanze più umane, la prossima boa… da li sarà un continuo susseguirsi di obiettivi brevi, la boa, la spiaggia, il prossimo ristoro e via dicendo fino al traguardo. Il triathlon sembra sempre di più l’allegoria di un’esistenza, devi concentrarti su obiettivi a breve termine mantenendo la rotta fino in fondo.

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Partiti! (foto di Simona Felicori)

Attorno ai 1500 metri veniamo raggiunti dai primi della batteria successiva, più giovani, più forti, più veloci. Cuffie verdi e riflessi argentati me li fanno riconoscere, questi non sono salmoni, sono barracuda aggressivi. Come ogni predatore non chiedono acqua,  se la prendono e passano veloci. Ne arriva uno, forte, veloce, grosso e stupido come un cagnolino da cruscotto; ho spazio attorno ma vuole il mio posto e mi viene addosso, rilasso i muscoli per lasciarlo passare ma niente, continua a spingere e strattonare, gli deve essere andato di traverso del testosterone e capisce meno della metà del niente a cui è abituato. Mi fa bere, e questo non va bene, alla spinta successiva alzo e irrigidisco il gomito al momento giusto… un grugnito e la scomparsa della sua bovina pressione sono il mio premio. Questo barracuda non mangerà salmone oggi! Mai confondere un pesce mite con un pesce inerme! spero solo non mi siano rimasti i segni dei suoi denti sulla muta…

Ultima boa, tocco fondo e mi alzo, raggiungo la sabbia e corro verso la zona cambio per i lunghissimi trecento metri; attorno è il delirio: ali di persone a urlare ed incitare… è bellissimo!!

Ironman 70. 3 Italy – bicicletta (Eolo e Vulcano).

Si recupere la bici e via verso le colline pescaresi, ci attendono 90 Km e tre salite,sulla carta niete di inaffrontabile  se non il caldo torrido dopo la frescura del mare è opprimente e maleaugurante. Si lascia presto il centro per  imboccare un asse attrezzato che per una decina di Km ci porterà dritti verso l’interno… e verso l’ira di Eolo che tanto per mantenere viva la sua fama di burlone ci accoglie con vento forte e teso da ovest; due terzi di gara controvento….. che non è male, è peggio!! Una volta saliti sulle colline verso Pianella o Ceppagatti poi veniamo premiati da raffiche tese e rabbiose. Le vedo giungere di lungi sui campi di grano, arrivare in schiere ad ondate che  mi portano alla mente la Guerra di Piero e la carica della brigata leggera a Balaclava.

A volte di fronte, raramente alle spalle e spesso di lato, spostandomi anche di un metro e facendomi lottare per rimanere dritto. Penso a quanto si divertiranno quelli con le ruote lenticolari…. Oggi a Eolo gli devono girare mica da ridere…

I paesini si alternano e assieme a lora tante immagini da ricordare, i bambini che chiedono il cinque,le tante persone che dal giardino di casa ti passano acqua fresca, la nonnina a Ceppagatti con in mano una borraccia da bici che ride sdentata e felice, il vecchio seduto con suo bastone nodoso che a un mio saluto risponde con un cenno solenne, ricordandomi il pescatore di Fabrizio De Andrè.

Vulcano, fabbro degli Dei è irato anche lui per qualche divino capriccio e punisce l’incolpevole Matteo (e tanti altri atleti sconosciuti) spezzandogli di netto il deragliatore della sua bici, gara finita… E mentre mi lascio Matteo alle spalle penso alla rabbia di una giornata buttata per un difetto meccanico, penso alla preparazione, ai costi e all’impotenza di fronte ad guasto che ti impedisce di buttare sulle ruote tutta l’energia accumulata. Spietato certo, ma anche questo è triathlon, anche questa è vita.

Sperando, invano,  di avere esaurito gli dei irati del giorno affronto l’ultima parte del percorso, riesco a stare molto sulle appendici e non soffro particolarmente i 20 Km di piattone finale fino al centro di Pescara.

Ironman 70. 3 Italy – corsa (Mercurio ed Esculapio).

Esci dalla zona cambio e inizi a correre, e ti scontri con un muro di caldo ed afa; 35°C e 21 Km di asfalto da domare…. non sarà uno scherzo.

E qua Mercurio la fa da padrone, per la velocità che lo contraddistingue, che tutti bramiamo in questo infernale pomeriggio di tarda primavera e per la temperatura del pianeta che porta il suo nome.

Ventuno Km e quattro giri di un percorso intelligente che alterna un lungo tratto sul lungomare ad altri tra i palazzi che diventano canyon ombrosi dove si infilano provvidenziali sbuffi di vento.

Mi sento bene e decido di badare ad arrivare in fondo, corro, cammino ai ristori bevendo anche se non ho sete e mangiando pezzi di banana…acqua, sali, coca Red Bull oggi non mi nego nulla….

Quattro giri ed ogni giro un diverso braccialetto colorato di promemoria, il primo Km passa inatteso, il secondo ti scioglie sulla riva dell’adriatico… così iizio un mantra personale, un countdown certo non fine ma ipnotico e rilassante che recito allo scadere di ogni chilometro: “ancora venti Km, solo 20 fottuti Km…” “ancora diciannove Km, diciannove fottuti km…” e così fino in fondo, dividendo la gara in frazioni e le frazioni in picole ripetute da alternare in seguenza. Inizio ad incontrare lungo il percorso Spartani ed amici e corro con un sorriso dentro, sto bene, è caldo ma sono vivo e felice.

Ma sono  un privilegiato, attorno a me tante persone cadono, barcollano, vomitano… il bilancio finale sarà apocalittico, tre persone in terapia intensiva e centocinquanta soccorse…. Oggi Esculapio farà gli straordinari ma, da divinità benevola qual’è ci guarderà dall’alto concedendo il recupero a tutti gli infermi della giornata.

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(foto di Federico Ironfrankie Franchini)

Il tifo in prosssimità dell’arrivo è bellissimo, i volontari sono fantastici e le emozioni vanno in altalena regalando momenti da registrare. I chilometri (fottuti chilometri)  continuano a calare, continuo e continuo , stando bene e sentendomi ingiustamente in colpa per chi non è così fortunato. In giornate come queste alimentazione ed idratazione sono basilari, sbagliarne la tattica ti fa finire a bordo pista…. devi bere anche se non hai sete e devi mangiare se non hai fame…. oggi non si puo’ rimanere senza benzina!!
Ultimo giro, ultimo ristoro, ultimo chilometro…. inizio a ridere e devo sembrare un po’ folle…. ma me ne frego,finalmente svolto verso la finish line ed entro in un tunnel di urla, musica e gente che ripete il mio nome. Vedo il traguardo con la emme rossa ed il puntino e penso ad un’altro traguardo simile che è seminascosto all’inizio dell’autunno…. sti cazzi, ora è il momento di alzare le braccia al cielo ed iniziare ad urlare.

In questa torrida giornata sono so dire se gli dei esistano…. ma se esistono sono certo che hanno sostituito da tempo l’ambrosia per barrette energetiche, hanno un numero scritto sul polpaccio ed alcuni di loro portano sulle vesti ricamato un elmo nero col cimiero dorato…

WE ARE SPARTANS!
so deeply human to seem divine

100 Km del Passatore 2015 Firenze – Faenza (uno spartano, anzi due alla 100 Km)

header231 maggio 2015, ore zerocinquantatrè piazza del popolo Faenza, arrivo della 100 Km del Passatore.
Le transenne mi separano dai corridori in arrivo e ancora una ventina di Km di asfalto mi separano dal mio amico Gianmarco, IronGMP, che oggi corona la preparazione di una stagione.IMG_4954

Cento chilometri, da piazza della Signoria Firenze a Piazza del Popolo Faenza, in mezzo l’Appennino e, sopratutto, centomila passi da percorrere sui tuoi pensieri, sulle tue gambe, galleggiando tra cuore e testa.

Gianmarco non e’ solo, Lorenzo lo assiste in bicicletta dalla partenza, Federico Ironfrankie e Carla lo hanno raggiunto sull’appennino mentre famiglia e Spartani seguono in diretta in chat gli aggiornamenti puntuali del suo stato…. Ma e’ inutile dirlo, uno Spartano non e’ mai solo, la sua forza viene anche dal guerriero al suo fianco.

Aspetto, vedo atleti arrivare e l’emozione sale, assieme al turbinio di sensazioni e pensieri si fa strada un piccolo tarlo tentatore…

Il tempo e’ passato, Gianmarco e’ in arrivo, lo attendiamo con ansia gioiosa….
Ecco la sua falcata apparire in fondo alla via, l’impunito ha il coraggio di arrivare leggero e sorridente.

Urlo filmo mi emoziono voglio abbracciarlo….

Video di Gianmarco all’arrivo

Grandissimo Gianmarco, grazie di tutte queste emozioni….

Non diventiamo uomini migliori una volta raggiunto l’obiettivo, ma durante il percorso. #spartans4passatore

WE ARE SPARTANS

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Solo al mattino apprendo che anche Alessio era sulla lunga strada del Passatore; il sorriso all’arrivo e la maglietta la dicono lunga sull’intensità della sua impresa…

Team Spartans & Tom Tom : insieme verso Ironman Barcellona 2015

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Il migliore compagno di allenamento? Il Team Spartans sceglie #TomTomCardio per #correre verso nuovi traguardi! — con Pier Giorgio Spisni, Niccolo Gozzi, Federico Ironfrankie Franchini, e Marco Lodi

Ieri siamo apparsi in un post sulla pagina facebook di Tom Tom Italia. (Tom Tom è nostro sponsor tecnico nella preparazione dell’Ironman Barcellona 2015)

Pg felice doppio: perchè continuiamo a crescere e perchè il mio brutto muso è nella foto (Dozza Wine Trail 2015).

J: Pg allenare, non gongolare….
PG: Zitto Joda o ti tolgo la tv via cavo!

18 paia di gambe non bastano (RAAP 2015 Ride Across Appennino – coast to coast Viareggio Cesenatico 09 Maggio 2015 Team Spartans)

Questa volta l’ho fatta grossa,

questa volta mi ritiro,

vedrò la fine della traversata dietro il finestrino di un’auto di supporto che non celerà il mio disappunto, il mio imbarazzo ed il mio fallimento… Questa volta ho esagerato…

Ma adoro sbagliarmi….

Tutto inizio’ una sera di febbraio a cena dietro una porzione imbarazzante della “carbonara ignorante di PG” (tutto ebbe inizio qua) , Gianmarco lanciò l’idea di un evento di team, una traversata in giornata da Viareggio a Cesenatico, 250 chilometri con festa finale in spiaggia. Vuoi l’iperlipidemia della cena, vuoi le scarse quantità di sangue che tentavano a fatica di farsi strada nel flusso alcolico, ma mi parve una idea fantastica, un qualcosa di cui andare fieri…

Maggio sembrava lontano allora, ma maggio arriva sempre quando meno te lo aspetti.

Gianmarco partì ad organizzare tutto con la stessa inarrestabile energia con cui affronta le salite più dure in bicicletta, apparentemente instancabile, leggero e quasi caparbio nella sua determinatezza e, dannatamente efficace.

Viene creato l’evento (facebook), se ne parla con il team che reagisce con il solito folle e sanissimo entusiasmo con cui gli spartans affrontano qualsiasi impresa. Rimangono epiche risposte tipo “io ci sono, devo solo comprare la bicicletta” che la dicono lunga sul nostro grado di insanità mentale…

I giorni passano,arrivano gli sponsor a supporto: “La farmacia del Dr Piazza” di Faenza, Biovita e Powerbar; l’entusiasmo cresce e in breve riempiamo tutti i posti disponibili.

In un barlume di lungimiranza partecipo alle mie tre prime grandfondo per mettere nelle gambe almeno una frazione dei chilometri che mi serviranno a maggio;

  • 29 Marzo 2015: Granfondo Città di Riccione  120 Km:un casino galattico, sottovaluto l’evento, sbaglio completamente l’alimentazione (ergo non mangio) e mi spengo come un moccolo di candela al novantesimo chilometro, solo grazie ad Angelo non salirò sul carro scopa portando a casa 110 Km e un bello smacco
  • 26 Aprile 2015: Granfondo le cime di Romagna (Faenza) 140 Km: questa volta va molto meglio, e riuscirò ad arrivare in fondo, assieme a Massimo,  complici l’organizzazione, il calore dei volontari ed i ristori pantagruelici.
  • 1 Maggio 2015:  Granfondo Dieci Colli (Bologna Unipol Arena): mediofondo 85.1 Km, partiti in griglia VIP grazie ai pettorali offerti dallo sponsor Assicoop Bologna, nonostante i timori riesco a finirla senza cadere, sputando pezzi di frattaglie sulle durissime salite e con un sorridente arrivo in parata assieme a Giacomo.

Centoquaranta chilometri nelle gambe contro i duecentocinquanta che dovrò affrontare il 9 Maggio… non ce la farò mai…

Finalmente (finalmente sto par di ciufoli… avrei voluto altri due mesi di preparazione almeno!!!) arriva il fatitidco fine settimana dell’evento, parto in auto con Federico Ironfrankie a raggiungere a Rioveggio il resto del team.

Diciotto biciclette, due macchine e un (fantastico) team di supporto di tre persone per una traversata in giornata (qua trovate le foto dell’evento).

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Il Support Crew: da sinistra Maretta, Federico Ironfrankie e Annalisa.

Arriviamo a Viareggio, nubi e vento teso ci accolgono; hotel strategico sul litorale, giusto il tempo di prendere possesso delle stanze, sistemare le biciclette e andare a vedere il Mar Tirreno.

Per noi Emiliani, abituati a coste sabbiose, ed orizzonti interrotti solo dal profilo degli alberghi è piacevole vedere un tramonto sul mare e le montagne a fare da corolla alle spalle della spiaggia.

Prima di cena è il momento di una cerimonia simbolica, il prelievo di un po’ di sabbia tirrenica che alla sera verrà ‘liberata’ sul litorale adriatico, a suggellare l’unione tra le due coste, unita da un nastro di gomma ed asfalto (il prellievo dei ‘sacri’ granelli). Poco dopo a cena sembravamo più una comitiva scolastica che un gruppo di atleti (e diversamente tali) alla vigilia di una impresa sportiva… ma questo clima sempre leggero, questo saper ridere e scherzare delle nostre debolezze e delle nostre paure ormai è parte indelebile del nostro DNA, ‘giochiamo allo sport’, prendiamo con estrema serietà gli allenamenti e le gare ma non perdiamo mai il sorriso o quella scintilla scanzonata in fondo allo sguardo che, ammettiamolo, ci rende unici.

Notte, preparazione del materiale per il giorno dopo, divisa bici (con la bellissima tenuta dell’evento), barrette, gel, crema solare… E’ ora di dormire…. e

…subito suona la sveglia. E’ “il giorno”; ci si prepara, colazione e in men che non si dica siamo in strada per la foto di rito.

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lo Spartans Dream Team (in ordine approssimativamente alfabetico): Alan, Bruno, Enrico, Fabio, Giacomo, Gian Marco, Giorgio, Lorenzo, Luca, Luigi, Marco, Matteo, Niccolò, Pier Giorgio, Riccardo, Ruggero, Saul, Ubaldo.

Iniziamo a pedalare, Viareggio Lucca, Montecatini, Pistoia, Firenze, non ho mai pedalatato in gruppo così a lungo e la nostra (quasi) ordinata fila per due è molto efficace, riusciamo a mantenere medie superiori ai 30 Km/h in pianura senza faticare troppo (e Gianmarco e Matteo che conducono quasi sempre il gruppo hanno dato una bella mano!).

Purtroppo perdiamo tempo nell’attraversare le città, tra sensi unici in disaccordo col nostro navigatore GPS (che forse è il contrario ma poi chi se ne frega), picchi di traffico, strettoie e semafori.

L’asfalto… è bello vedere che Emilia Romagna e Toscana sono unite dallo stesso nastro strappato di idrocarburi aromatici policiclici a catena lunga…. buche, fessure, crepe, tombini a volte incastonati a volte sporgenti, alto o bassorilievi ad esaltare la decadenza dell’italica pubblica amministrazione. Per fortuna chi sta davanti segnala gli ostacoli permettendoci quasi sempre di evitarli anche se, in certi momenti, iniziamo a segnalare i tratti di asfalto liscio dato che sono così rari…11209726_10205312207078539_2250357089161867665_n

Poi le scene anomale, il vecchietto contromano in rotonda, con la testa incassata tra le spalle, una ferrea determinazione nello sguardo miope da Mr Magoo mentre ascoltando allegre marcette nell’autoradio onora la Regina Elisabetta marciando imperterrito in senso orario;

poi i ragazzini che ci sfottono, qualche ciclista che ci affianca chiedendo se davvero stiamo facendo la traversata in un giorno solo, la ragazza che ci riempie di improperi con una prontezza di riflessi e linguaggio degna di una matrona da lupanare… uno spasso insomma.

Regolarmente le auto a supporto ci aspettano a bordo strada per fotografarci o fornirci supporto, quello che si pensava fosse solo un ausilio in caso di guasti diventa una presenza amichevole e costante, con Annalisa Maretta e Federico sempre pronti a passarci una barretta, fotografarci od incitarci.

Passiamo Firenze semi intossicati da traffico e smog e la pianura inizia a cedere il posto a un falsopiano a salire fino a Dicomano, San Godenzo e su per 20 lunghi chilometri di salita fino al Passo del Muraglione.

Già, il muraglione, il regno delle due ruote a motore, curve su curve che si alternano a salire senza lasciare mai respirare; una salita non impossibile in verità, se non fosse che stai pedalando da 140 Km quando l’affronti.

Ho faticato come una bestia, spingendo fin troppo presto il cambio al rapporto minore e cercando sovente di scalare ancora laddove pignoni e corone non ve n’erano più e, nel delirio affannoso viene fuori l’allegoria “La bici è come la vita, prima o poi i rapporti finiscono!”

deliri da ciclisti improbabili.

Rimango indietro, se vogliamo parliamo del fatto che peso 92 Kg x 190 cm e proprio il fisico da scalatore non ce l’ho; possiamo invocare l’intenso periodo lavorativo, la fatica della giornata e mille altre scuse del cavolo… la amara realtà è che sono una pippa fotonica in bicicletta…. 🙂

Così spingo, rallento e vedo la velocità calare, mi rendo conto che a piedi andrei più forte, fatico all’inverosimile e per la prima volta penso di non farcela. L’immagine seducente di un passaggio in cima su una delle auto mi balena davanti…basterebbe dire che non ce la faccio e sarebbe fatta; pochi minuti e sarei in cima, nessuno direbbe nulla e molti capirebbero ma non io. Non avrei il gusto del dire ce l’ho fatta, non potrei scrivere questo post, non potrei indossare con orgoglio la tenuta che commemora l’evento, non mi godrei la festa a Cesenatico e soprattutto NON CE L’AVREI FATTA.

Ovvio, eccovi di nuovo li ad alzare i vostri ‘diti’, la vita non si basa su queste cose; lo sport è un gioco, non vincerò mai nulla e le solite banalità messe in fila come pezzi di carne su uno spiedino.

Ma è il mio gioco e lasciatemelo giocare, lasciatemi stabilire le mie regole di questo nascondino e lasciatemi decidere di continuare col mantra “spingi tira” che si sussuege una pedalata dopo l’altra su per la bella salita al passo.

Qualche volta mi fermo, mangio, bevo e riparto e su a salire, in un gioco di chimere dove le pendici alberate cedono spazio al cielo e all’illusione della fine della salita per poi beffarti curva dopo curva con altre ghignanti salite…

Quando ormai mi sentivo 11218571_816286381786843_1448265267584720867_oun po’ come Sisifo, possibilmente più stanco, ecco che improvvisamente sento i pedali alleggerirsi… alzo la testa…spiana…. stupito aumento il rapporto, poi ancora e ancora; prendo velocità e dopo poco eccolo, affogato tra mille adesivi, quasi illeggibile e probabilmente insperato il cartello indicatore del passo: 907 metri!

Da qui in poi tanta discesa e mi ritornano in mente le parole di Gianmarco (Piazza): “il ciclismo è sofferenza” e ancora “la discesa te la devi guadagnare“… eccomi, ho sofferto ma non ho mollato, ho stretto i denti e sono arrivato in cima… ora ho fame!

Un panino e una coca per poi ripartire, mi soffermo a cazzeggiare e perdo la foto di gruppo davanti al mitico muraglione; mi copro e inizio a scendere… mancano ancora settanta Km ma inizio a solleticare l’idea di poter arrivare in fondo.

La discesa è fredda, ventosa, inebriante nella velocità e nell’alternarsi delle curve, laggiù da qualche parte all’orizzonte c’è la fine di questa giornata e ci sto arrivando.

Pausa in fondo alla discesa, il sellino allentato viene prontamente sistemato grazie all’aiuto di Lorenzo (che due sere prima mi ha sistemato la posizione in sella… tanta roba e tanta fatica in meno!!!).

Arriva presto Forlì e finisce fin troppo presto la discesa, non ci sono più salite ma un bel drittone controvento fino alla sabbia del mare.

Gli ultimi Km li faccio con Giorgio, assaporando la fine della giornata, smetto di mangiare barrette perchè il sorriso da squalo tigre che non mi cavo più dalla faccia mi fa mangiare migliaia di gustosi e proteici moscerini….

Ecco il grattacielo di Cesenatico, ultima fatica il cavalcavia sull’adriatica, passerella in centro e, finalmente il Bagno Milano.

Ad attenderci amici e famiglie, e la bellissima maglia di “RAAP finisher” ed il rito della sabbia . Entro in doccia e sotto l’acqua canto, rido, piango e ricomincio, L’acqua calda mi scorre addosso e il pensiero torna ai 260 Km percorsi, alle risate, alla fatica, alla bellezza di averli condivisi coi miei amici;

culo fan direbbe Joda, oggi la forza scorre forte in noi….

Gli amici del bagno Milano hanno preso alla lettera le indicazioni “birra come se piovesse” e finalmente ci si siede a cena, il giusto epilogo di una giornata perfetta.

260 Km percorsi con 18 biciclette, nessuna foratura, nessun incidente, nessuno si è fatto male tutti ci siamo divertiti.

Quella che tre mesi prima era un’idea buttata su un piatto fumante di pasta è diventata la nostra piccola impresa…

Diciotto paia di gambe non bastano, servono diciotto cuori, un po’ di sana follia, tanta passione, le famiglie, gli amici e la voglia di osare ancora una volta, sapendo che non sarai solo, sapendo che arriverai sorridendo.

Alan, Bruno, Enrico, Fabio, Giacomo, Gian Marco, Giorgio, Lorenzo, Luca, Luigi, Marco, Matteo, Niccolò, Pier Giorgio, Riccardo, Ruggero, Saul, Ubaldo, Annalisa, Maretta, Federico: WE ARE SPARTANS!

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la linea è stata spostata, ed è stato fatto, non provato.

Se prima eravamo in sette…adesso siamo in cento AUh AUh AUH!!! (quando la realtà spazzola via ogni più rosea aspettativa)

Stasera copio e incollo senza aggiungere altro se non la mia enorme gioia per i risultati raggiunti 🙂

LA fonte è la pagina facebook del team Spartans

Poco più di un anno per creare in 7, dal nulla, una squadra fondata sui valori dell’amicizia, della passione per lo sport e della voglia di mettersi in gioco migliorandosi ma senza mai prendersi troppo sul serio.

Poco più di un anno per costruire un gruppo sempre più numeroso di persone che sognano traguardi ambiziosi, ognuno il suo, ognuno con la sua dimensione che va dalla prima 10 km alle ultra maratone e agli Ironman, ognuno ugualmente importante perché la fatica è uguale per tutti, sia che si corra a 6’ al chilometro che a 3’.

Poco più di un anno per raggiungere quota 100, quando nessuno di noi avrebbe mai pensato che la filosofia “proporre lo sport per tutti in ottica de-agonistizzata ma senza rinunciare a sognare “ potesse riscuotere così tanto entusiasmo.

100 persone che hanno scelto di far proprio lo spirito spartans per dedicarsi a nuoto, ciclismo, running e triathlon, e che contribuiscono ogni giorno di più a far diventare la squadra una famiglia allargata. Un luogo protetto dove ognuno sa di poter contare sull’altro per condividere i successi e le sconfitte, le soddisfazioni, i dubbi e le paure attraverso cui queste discipline ci insegnano a diventare grandi. Spostare i nostri limiti con il cuore leggero e il sorriso sulla bocca è uno stile di vita, lo stile Spartans.

Maratona di Ferrara 2015 (l’alba, il vento, gli amici…)

E arriva il giorno della quarta maratona; Ferrara di nuovo, scelta perchè quest’anno non riesco a prendermi un fine settimana per andare a Roma, scelta perchè comoda ed organizzata bene, scelta perchè lo scorso anno soffrii troppo per una contrattura negli ultimi 8 Km e volevo cancellare quel doloroso ricordo, scelta perchè tanti della squadra sarebbero stati presenti, scelta per correrla assieme ad un’amico.

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Oggi è un buon giorno per correre….

Però… – c’è sempre un però, anzi questa volta ce ne sono parecchi…. ho il desiderio di scendere sotto le quattro ore ma sapevo che non sarebbe stato oggi, ho corso troppo poco ultimamente; ho avuto problemi di feeling iniziale con le nuove scarpe, soffrendo oltremisura di dolori alle gambe durante e dopo i 30 Km della Valli e Pinete, ho così optato per l’azzardo: mungere gli ultimi Km disponibili alle Glycerin vecchie sperando che non si aprissero in gara… Insomma alla partenza non ero in forma e con più di qualche dubbio sui materiali. Ma il mattino arriva sempre troppo presto nei giorni topici e con esso una bell’alba primaverile. Ritrovo con Angelo ed Alan e via fino a Ferrara; parcheggio supertattico a 300 m dalla partenza e ritrovo con la squadra per la distribuzione dei pettorali ritirati preventivamente da Gianmarco (grassie!!), caffè e foto di rito. Preparazione, saluti e consegna delle borse, in men che non si dica ci si trova inglobati dai riti della partenza… saluti, richiami, odore di canfora (canfora?) e olii vari per massaggi, qualcuno scherza, c’è chi si aggira con l’aria spaesata di un pulcino alla fiera del paese, una fantastica amazzone ti incrocia regalandoti un superiore sguardo sdegnato… Sembriamo nel backstage della settimana della moda: pantaloni lunghi o corti? li mettete i manicotti? l’antivento va quest’anno o è meglio lo spolverino? che dite mi viene ancora bene la Magnum….

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Spartani belli, belli in modo assurdo, pronti alla partenza

Eccoci pronti, finalmente la foto e via si sciama per la partenza. Con Angelo decidiamo di partire dal fondo, non c’è molta ressa e vogliamo impostare un ritmo tranquillo che ci permetta di arrivare in fondo senza patire troppo. Altri saluti, altri amici. il tempo è bello ma c’è un vento impetuoso che si insinua tra le antiche mura della cità strappandoci un brivido; temo per quando saremo negli spazi aperti verso le golene del Po… Partenza… è iniziata.. la mia quarta maratona… Ci assestiamo su un ritmo che ci permetterebbe di finire in quattro ore circa, tenendo comunque del margine; Angelo ha corso davvero poco ultimamente e non è in piena salute… Il piano è di andare avanti assieme poi valutare in corso di gara. Sorpassi, vialoni, vigili sorridenti (sic!) che bloccano il traffico, il gps mi ricorda lo scandire dei chilometri, abbandoniamo il centro, poi la periferia e quindi ci buttiamo in bocca al vento, che sarà nostro sgradito compagno di tutta la corsa. Come sempre, con Angelo iniziamo presto a parlare di tutto, la famiglia, il lavoro, lo sport, la squadra, lo (scarso) stato fisico in cui versiamo, le gare e i progetti per la stagione… Correre assieme allenta la tensione mentale e una mente libera allenta il peso sulle gambe… Quando corri la noia può diventare un’antipatica compagna di letto… che ti fotte alla stragrande (forse ‘stragrande’ è una parola un po’ forte…scusatemi n.d.a.) quindi ogni possibilità di evasione è un po’ di autonomia in più, un po’ di stanchezza in meno e tanti passi macinati. Il mondo è piccolo quanto un fottuto minuscolo fazzoletto (ecco, l’ho rifatto ‘fazzoletto’…. sono più sboccato di Sgarbi a volte… tanto per rimanere a Ferrara) e spesso la vita ti regala coincidenze inaspettate… Infatti correva il decimo chilometro quando sento una voce “Ciao, sono anch’io in squadra con voi sapete?” ci si affianca un corridore, con la maglia gialla del gruppo podistico di Minerbio, da poco iscritto con noi per il triathlon; qualche battuta e CARRAMBA!!!!! dopo venticique anni non vado ad incontrare un amico di infanzia? Massimiliano, oggi in corsa per la mezza maratona… un po’ di ricordi e giusto il tempo di tramutare lo stupore in gioia, che spettacolo!! Al diciasettesimo Km il bivio per la mezza, ora siamo in meno e ci avviamo decisi verso il temuto argine del Po, vento vento vento e ancora vento se possibile… Continuano le chiacchere, io mi sento bene le gambe girano e la testa rimane sul pezzo. Ad ogni ristoro rallentiamo per bere e mangiare qualcosa (banane per me, arance per Angelo); nella seconda metà del percorso rallentiamo leggermente il ritmo per pagare pegno ai 5 Km sul famigeratao argine; quando si corre per tanti Km il fondo stradale si fa sentire e il sentiero di terra battuta e brecciolino non ci riempie certo di gioa… Affianchiamo, veniamo passati e passiamo altri runner, spesso si scambia una battuta o un saluto, Passa l’argine e con esso il trentesimo Km, Angelo accusa un pelo di stanchezza ma procediamo. Piano piano un po’ di stanchezza sale, ma il progressivo calare della strada rimanente è un gran bel viatico…

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“la vera forza di uno spartano è il guerriero al suo fianco”

Si rientra in Ferrara, di nuovo sulla ghiaia di un sentiero in un parco poi di una pista ai piedi delle mura; improvvisamente Angelo, dopo una sosta a un ristoro, viene bloccato da fitte a un ginocchio; cerco di minimizzare ma vedo che soffre… rallentiamo, prova a fare qualche allungamento e piano piano il dolore passa; possiamo ripartire. 38 -39- 40 entriamo dentro le mura, ormai è fatta; l’ultimo chilometro sembra un pelo più lungo ma intanto Ferrara ci accoglie ed avvolge, ultimo rettilineo; ormai è fatta… guardo con l’occhio di un amante bramoso le seducenti forme del cartello che indica lo scoccare del quarantaduesimo Km, svoltiamo, gente che applaude, l’arco dell’arrivo, il tappeto rosso finale, passiamo il traguardo assieme, quattro gambe che saltano e quattro braccia che cercano il cielo… è fatta! unnamed Telo, medaglia, sorrisi… quella che temevo una gara dura è passata meglio del previsto, non ero solo e questo paga… mi viene in mente una citazione dal film 300 che mi pare calzi a pennello “la vera forza di uno spartano è il guerriero al suo fianco“. Ora, so bene che il nostro è solo un gioco di piumati elmi dorati, ma… lasciateci giocare 😉 Doccia, pasta party e rientro… mi sembrano solo pochi istanti fa che mi stavo preparando a partire e tutto è già finito… la solita -forse un poco masochista- nostalgia post gara mi viene a fare visita… ma poi passa in fretta, le endorfine salgono e non smetto più di sorridere. Non credo di poter chiedere altro a questo paio di scarpe…

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PG MEDAGLIA!!!!!

Una e bina (finalmente a casa)

Dormo, dormiamo, dormo…

Non so mai se parlare di me/noi al singolare o al plurale, siamo due, identiche e speculari senza bisogno di un vetro alluminato, identiche e accoppiate senza pero’ essere unite se non a condividere il medesimo giaciglio/rifugio.
Usero’ il singolare poi si vedra’… Noi sappiamo chi siamo.

Dormo, ormai da un mese, buio caldo, a volte scossoni ci turbano, una volta abbiamo intravisto uno spiraglio e una voce “ah no, e’ il numero sbagliato”..

Sbagliato? Siamo in due, posto per una terza non c’e’ e da sola (solitudine, vuoto sgomento) lo spazio sarebbe troppo…

Dormo, di nuovo la voce… “11… 12…. 12,5 eccole!”
Un terremoto ci scuote, no e’ un maremoto, marosi grandi come palazzi (cosa sara’ poi un palazzo?) ci provocano, nell’alternanza di creste e valli, vertigini angosciose.

Luce, troppa luce, dolore…. Lo shock e’ tale da sfumare il cessare delle onde.

Ombre di titani ci sovrastano vengo separate, veniamo separata…

Luce, mi trovo su un pavimento affianco all’altra me… No e’ diversa seppur simile, non speculare, altri colori, una parodia di quello di me che gia’ mi manca.
I titani parlano, maratona, passo, ironman, dislivello, parole sconosciute eppur familiari si alternano in un vortice …

Presa strapazzata
-bello il colore, flash ma davvero bello-

E di nuovo, mentre sono torta (sono non siamo dove è, sove siamooo) rigirata soppesata…

-è piu’ leggera, la suola è stata allargata-
-si ma la protezione è stata mantenuta-
-la provo-

Provare? Cosa vuole dire provare io sono perfetta, no lo sarei… Riuniteci!!! Urlo inascoltata…

Di nuovo sul pavimento, mi fanno qualcosa che non capisco poi di improvviso mi trovo oppressa, riempita da qualcosa di enorme (e nemmeno troppo profumato) mi sento come… Si ecco “calzata”….
Peso schiacciamento movimento…

Su, sollievo
Avanti
Giu’ peso schiacciamento

E il ciclo ricomincia, prima lento poi veloce e stranamente non avverto la nausea della tempesta di prima, questo pendolare ritmico e’ quasi ipnotico, mi rilasso, il peso non mi da piu’ fastidio… Non so perche’ ma sento che sia la cosa giusta, mi sento come appagata…

Se solo non fossimo sola, se solo non fossi sole…

– mi piace le prendo –

“Le prendo”? Noi? Io? Di nuovo una e insieme?

Nella scatola di nuovo una di nuovo insieme.

I titani parlano, parlano di noi di come siamo di come siamo fatte… Come osano, stupidi bestioni… Noi siamo… Io sono…. Perfetta!

Movimento, pendolo, urto… Fa freddo… Passano ore il freddo aumenta e pure il buio.

Mi sveglio, di nuovo la luce, di nuovo fuori dalla scatola ma sono.. Insieme…

Il titano ci guarda, ha occhi nocciola e voce mite…IMG_4306

Ci racconta di se, ci parla di una vita e di un sogno, di una gara talmente dura da risultare folle, talmente lunga da non potersi concepire nell’intero…

Ci dice tante cose e ci chiede aiuto, dovremo accompagnarlo per un lungo periodo e attraverso tanti passi e tante gare fino a un posto, remoto nel tempo e nello spazio, che chiama “la finish line dell’Ironman Barcellona 2015”.

Per qualche momento sono stata sola, ora non siamo piu’ solo noi, c’e’ anche lui e tante cose da fare assieme…

E’ finito il sonno, e’ finito il buio, sono a casa, siamo a casa…

Ps: voialtri titani ci chiamate Brooks Glycerin 12. Noi siamo bellissime… Sappiatelo!

 

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