Il mio (primo) Ironman: Barcellona 2015 (volevo la mia gara e, per i miei peccati, me ne assegnarono una)

Sabato mattina: la spiaggia12144930_10207436865021309_4201270270728463591_n

La sabbia è a grana grossa, umida e fredda, lontana anni luce dalla carezza calda e vellutata delle nostre spiagge; il vento è tiepido e sferzante… poi c’è questo rombo che sembra parta da dentro, accumula energia al largo e la scarica con continue onde che si frangono con la risacca, un suono sordo profondo e rotolante come di innumerevoli tamburi Taiko, annulla il battito i pensieri e scuote la volontà. Domani dovremo nuotare li dentro.

Poi capita, come sempre quando le condizioni sono avverse mi calmo, il respiro si placa e le spalle si alzano in un gesto di annoiato diniego, domani nuoterò li dentro, sia quel che sia.

Il mare, il giorno prima

Sabato pomeriggio: la zona cambio

Musica rock di sottofondo, i miei passi che frusciano sulla sinteticamente finta erba di un campo da calcio di plastica, le ruote della bici ticchettano, lo zaino con le sacche per la gara pesa sulle spalle.
Migliaia di bici parcheggiate e coperte da teli di plastica blu attendono la notte ed il giorno dopo… Attorno me tanti altri me stesso, diversi ma così uguali, occhi sgranati, pensieri tumultuosi respiri affrettati, sorrisi, quei sorrisi che solo i bambini la mattina di natale possono allargare sui loro visi.

Provo a filmarmi dicendo qualcosa, sono felice ma ho un groppo in gola, guardo l’obiettivo dell’Iphone, sorrido, taccio, non so cosa dire, vorrei dire tanto penso a tutto e poi taccio perchè a volte, semplicemente, le parole mancano.

Sabato sera: la notte

ricordo poco della notte, sono salito in stanza; senza la bici, senza le borse e tutti i materiali per la gara, rimangono solo l’attesa e i pensieri che si alternano. Trovando una serenità inattesa mi siedo sul terrazzo della mia stanza, mangio una banana e lascio correre lo sguardo tra alberghi, macchine e persone, mare e cielo. E’ ora di dormire…e dormo, di un sonno anomalo, privo di sogni e risvegli, un teletrasporto che mi porta al mattino del “mio giorno”.

Domenica mattina presto : la colazione

Scendo in sala da pranzo, incontro gli amici e altri come noi, nel buffet infinito non so cosa mangiare, cerco spunti nei piatti degli altri, un inglese mangia salsicce e pancetta, altri cereali e gelatina… alla fine rimango sul classico, voglio andare sulla spiaggia!!!

Domenica Mattina: la spiaggia

Ci siamo, ci sono finalmente, di nuovo odore di neoprene nell’aria, attorno a me migliaia di corpi inguainati, qualche occhio sgranato, un drone volteggia sopra di noi, il mare è li che attende famelico… Abbraccio gli amici e mi metto in coda per la partenza, partono i Pro, sono eccitato e tranquillo, penso alla strada percorsa e penso a quanto ho desiderato quei granelli di spiaggia spagnola tra le dita dei piedi, una sirena latra il suo richiamo ed è la nostra… piano piano il serpentone si snoda, sabbia poi acqua pochi passi e mi tuffo tra le onde di risacca che si avventato su di noi… è iniziata.

Domenica: l’acqua e le boe

tremilaottocentometri di nuoto in mare, e chi li ha mai fatti? pensieri inutili alterno a bracciate, le onde del mediterraneo si alternano in un sinusoide infinito dove navigo tra valli e cime, dirupi e declivi, arranco su salite di spuma e scivolo su prati d’acqua.

La boa è un miraggio lontano, enorme eppure piccola quando la guardi dall’acqua, gialla, come le gialle cuffie dei duemilacinquecento partenti, chi ha assegnato i colori deve essere uno stramaledetto genio, perchè mentre la cerchi con lo sguardo quando sei sul colmo dell’onda vedi centinaia di calotte gialle e la ricerca del fottuto ago nel proverbiale pagliaio assume dimensioni domestiche e quasi banali.

Arrivo alla prima boa e la passo, mi fa male la spalla ma come sempre dopo un po’ si calmerà, cerco di allungarmi e rilassarmi, la spiaggia alla mia destra è un riferimento amichevole e procedo prendendo e dando qualche colpo ma senza grandi problemi… Una lente degli occhialini prende acqua, passerò la nuotata a schiacciarmela sul viso per tenere fuori l’acqua salata dal mio occhio arrossato…

Ogni cinquecento metri una boa riporta la distanza e questo riferimento mi tranquillizza e mi aiuta a frammentare in obiettivi più semplici l’intera infinita retta che compone i duecentoventisei chilometri che dovrò percorrere oggi.

arrivo alla fine del primo rettilineo, si torna indietro… ora comprendo perchè nuotavo bene era la corrente che ora, ghignando, si riprende con gli interessi quanto ha donato.

Altre boe si alternano, resisto alla tentazione di guardare il tempo sul gps, e stranamente ci riesco…

millecinque, duemila…. la spalla fa male adesso, poi  sorge un dolorino al polpaccio sinistro, batto la gamba e passa, anzi no si accuccia in un angolo come un gatto che aspetta il momento buono, forse si assopisce.. duemilacinque, sono ben oltre la metà, tremila….

cazzo!!! esplode una fitta orig-IBCA2273di dolore in quel gomitolo di fibre muscolari contratte che poco fa era il mio polpaccio… il mio primo crampo in mare che arriva durante la mia prima gara Ironman full… Respiro, batto le gambe, lo ignoro, non è un mio problema, non è un mio problema, non è un mio problema, N O N E’ U N M I O P R O B L E M A…. il mantra funziona (grazie Aldo Rock!) ed il dolore cala, si va avanti, oggi non si molla un centimetro…

Tremilacinquecento, vorrei baciare la boa, la sfioro passando e finalmente svolto verso la riva con le onde di schiena, quelli che a logica dovevano essere i metri più semplici si rivelano i più lunghi, l’arco gonfiabile dell’uscita stanta ad ingrandirsi e le onde sempre più brevi e rabbiose mi strapazzano per bene, non so come e non so quando ma vedo altri nuotatori alzarsi, li imito e sorrido…anzi no vengo strapato indietro dalla risacca perdendo alcuni metri, di nuovo avanzo tra acqua e schiuma, delle mani si tendono e mi afferrano, volontari che a mollo ci aiutano ad uscire…riguadagno la sabbia e corro (sic) verso la zona cambio; è fatta la frazione nuoto è passata….

Domenica metà mattina : la bici

Corro in zona cambio sfilo la muta, bevo un integratore, poi una bottiglietta d’acqua, mi vesto e corro verso la bici, trotterello allegro verso l’uscita e metto il culo sulla sella che mi farà da divano per un fim lungo centottanta chiorig-IBCJ2014lometri.

L’uscita da Calella è per stradine strette e piene di dissuasori, timoroso di cadute la percorro a ritmo blando fino all’attacco della litoranea che fa da campo di gara; una bellissima strada con asfalto perfetto, ondulata e protetta dal vento…

Inizio il primo dei tre giri pedalando troppo forte tanto mi sento bene, dopo una decina di chilometri mi ravvedo e cerco di trovare un ritmo che mi faccia stare bene senza stancarmi troppo, mi stendo sulle appendici  e mi assesto a cavallo dei 30 Km/h, forse un po’ troppo ma forse anche no… e pedalo…

Pedalo….

pedalo tra paesini costieri,
pedalo tra i saluti dei volontari agli incroci,orig-IBCT2664
pedalo tra il tifo degli spagnoli e dei turisti “animo, animo animo…”
pedalo tra fichi d’india sugosi e maturi rotolati giù dalle rupi ad imporporare l’asfalto, pedalo assieme a Pawlev, assieme ad Irina, George, Dalisay ed a tanti altri,
pedalo spingendo, pedalo cantando, pedalo felice di queste bellissime ore mie e mie solo..

Ogni 20 Km trovo un ristoro con volontari fantastici che ti porgono ogni ben di dio, dopo un po’ svuoto le due borracce posteriori essendo di fatto un inutile peso; verso l’ottantesimo chilometro mi ricongiungo con Giacomo ed assieme arriveremo fino in fondo, superandoci a vicenorig-IBCK8090da per scambiare due parole rispettando il divieto di scia e, dal centosessantesimo chilometro, il momento in cui bisognava alleggerire il rapporto e preparare le gambe alla maratona, come due bambini molesti che felici e sudati si bevono una granita in un giorno di sole estivo, iniziamo una sfida insana, ci passiamo e ripassiamo, accelerando ghignando e sberleffandoci in un tecnologico remake della sfida di bici tra Fernandel e Gino Cervi.

L’ultimo giro termina ed assieme rientriamo in zona cambio.

Metto la bici nella rastrelliera e la bacio grato, gel, acqua, scarpe visiera, ed entro nell’arena…. ora si corre.

Domenica pomeriggio: la maratona

come in una scena del Gladiatore esco dall’ombra protettiva del tendone della zona cambio per sprofondare in un calderone di luce urla musica e risate, a fare da metronomo i passi di migliaia di scarpe da running…

Spaesato e col timore di aver sbagliato strada inizio a correre, ali di persone ai lati che incitano e applaudono, qualcuno urla il mio  nome, mi giro non riconoscendo la voce, poi un altro ancora… e capisco è scritto sul pettorale e sconosciuti ci omaggiano uno ad uno… Poi vedo il nostro support team che come sempre fa un tifo indiavolato e ci aggiorna sull’andamento degli altri, prima durante la bici ed ora in corsa…essere qua da solo sarebbe stato bello, così ci si sente abbracciati dall’inizio alla fine… inutile: “We are Spartans WE ARE FAMILY” ma solo ora ne comprendo appieno il significato profondo.

Parto troppo forte, poi attacco il cervello e inizio a correre al mio solito ritmo maratona, camminando ai numerosi ristori (ogni 2,2 Km) in modo da nutrirmi ed idratarmi correttamente.

La maratona è divisa in quattro giri da 10 Km, si snoda sul lungomare partendo da quello che ho battezzato  “the gold mile” , in prossimità dell’expo, tra la zona cambio e l’arrivo, per poi allontanarsi verso  le spiagge a nord di Calella in un progressivo rarefarsi di bar e persone.

Ad ogni giro sento la frase dello speaker all’arrivo celebrare qualcuno, rosico un poco ma proseguo, non è ancora il mio momento… Sul percorso ogni chilometro è segnato, all’inizio mi frustra leggere vicini numeri tipo “Km 2…Km 12… Km 22… Km 32” poi mi passa, ad ogni cartello che guadagno eseguo un personale conto alla rovescia e recito un mantra:

“mancano 40 Km, 40 è un bel numero”
“mancano 39 Km, 39 è un bel numero”…..

Durante il primo giro vedo il cartello del trentacinquesimo, il cartello del ‘muro’, tanto temuto da tutti… li decido che quello sarà il mio “momento felice” e così ogni giro lo guardo con attesa e desiderio.

“Pier Animo”, “Dai Giorgio”, “go go go go”, è fantastico il tifo, ti senti una star, un fottuto campione del mondo e pesti un altro passo ed un altro ancora.

Una ragazza con una birra che urla ridendo; una signora sul marciapiede che applaude, rimarrà li tutta la sera e l’ultimo giro mi fermerò a ringraziarla, anziani che, masticando tabacco andaluso, ci guardano dietro enigmatici occhi, un gruppo di ballerini che al ritmo di tamburi balla la zumba…

è un vorticare di immagini ed emozioni, un caleidoscopio che anestetizza il polpaccio indurito, la spalla che ad ogni passo e ad ogni oscillazione mi fa quasi urlare dal male…

La strada scorre sotto le mie scarpe e piano piano i numeri diventano ancora più belliorig-IBCL2273

“mancano 28 Km, 28 è un bel numero”
“mancano 27 Km, 27 è un bel numero”

Incrocio amiche ed amici ed è bello vedersi e sorridersi, scambiarsi un high five al volo e vedere quanto ci brillano gli occhi…
Un solo rammarico mi rovina la giornata, non vedo Giorgio, chiedo notizie ma non si sa nulla, sapevo che temeva il nuoto ma l’ho incrociato in bici mentre concludevo il secondo giro e avevo dato per scontato che ce la potesse fare… invece gli è stata chiuso l’accesso alla zona cambio al termine dei 180 Km di bici, ha sforato il cancello per 10 fottutissimi minuti… So quanto si sia allenato e quanta strada abbia fatto quest’anno…

Purtroppo l’ironman è anche questo.

Ma so anche che Giorgio è tosto e tenace e infatti si è già iscritto al Challenge full di Venezia 2016!!

Domenica sera: la maratona continua

verso il termine del terzo giro il sole tramonta, cala la sera spagnola di questa giornata; piano piano il percorso si svuota di pubblico nella parte più remota del tracciato ed un vento freddo si alza.
Io continuo col mio programma, corro tra un ristoro e l’altro, cammino quella decina di metri modulando l’alimentazione… sto progressivamente rallentando ma non guardo più di tanto il gps, non so che ora sia, so di avere tanto tempo prima della mezzanotte e mezza che sancirà la fine dei giochi e so che anche dovessi camminare sempre arriverò in fondo…. Camminare? no, forse non ci siamo capiti… io anche strisciando coi gomiti arriverò su quel tappeto rosso…

“mancano 11 Km, 11 è un bel numero”
“mancano 10 Km, 10 è un bel numero”

e improvvisamente

“mancano 9 Km, 9 è un fottutamente bellissimo numero.. ciauz ciauz doppia cifra”!!

E’ buio e fa fresco, al giro di boa del punto più lontano il vento ti schiaffeggia gelandoti, temo di prendere un colpo di freddo alla pancia e stare male, alzo la cintura portapettorale a sfruttare quel fazzoletto di carta come patetica protezione;
sfrutto la scia di altri triathleti per ripararmi, ora è più difficile per quanto manchi davvero poco la giornata inizia a pesare sulle spalle.

Ai ristori la banana mi calma la fame e mi da l’idea di scacciare i crampi, i gel mi danno carboidrati e spinta, la coca mi aiuta a buttare giù i gel, l’acqua lava via il sapore dolciastro della coca… sembra una ballata di Branduardi ma funziona,

si funziona bene perchè…

eccolo la: il trentacinquesimo chilometro, il mio momento felice!

E’ buio ed ho freddo, passando rallento e lo sfioro accarezzando il telaio metallico ed il pannello di masonite…

Sono all’ultimo giro, ultimo giro di boa all’estremo nord del percorso, guardo ogni particolare sapendo che è l’ultima volta che vedrò la giostra metallica, il cartello “due guinness cinque euro” , la passerella di legno e la signora che è li dall’inizio, ora ha due bambini piccoli con lei, probabilmente ha qualcuno di caro in gara, mi fermo e la ringrazio e lei ringrazia me… un sorriso e riparto, ultimo ristoro…sono un po’ stanchino come direbbe Forrest Gump…

Dopo il ristoro non ricomincio a correre, sono al trentottesimo chilometro, sto bene (cioè non sto male) ma sono un po’ stufo… così cammino per una decina di minuti e il calore degli spagnoli, usciti col cane o a godersi la serata a guardare quei “locos” che corrono si fa sentire, sorridono, ti toccano ti urlano “animo animo”… Ricomincio a correre e in lontananza vedo le luci dell’arrivo e la musica che cresce.

Salto l’ultimo ristoro e inizio ad emozionarmi… sto attraversando per l’ultima volta il gold mile, tra poco invece di iniziare un nuovo giro volterò a destra verso quel tappeto rosso che nemmeno volevo sognare da quanto lo attendevo…

In un atto di ignoranza mediatica modulo la corsa in modo da avere spazio libero davanti, accelero e scendo la passerella…

svolto a sinistra e il cuore mi esplode, è tutto come lo avevo immaginato…anzi è di più e tutto mio, lo speaker mi fa i complimenti, e recita la ambita frase: Pier Giorgio YOU ARE AN IRONMAN!!  (video gara)

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Ironman 70.3 italy 2015 Pescara (il giorno degli dei)

Il sospetto che aleggiasse qualcosa di strano nell’aria l’ho avuto sabato sera, alla cena pre gara con la squadra presso la IMG_5083Taverna di Poseidone (slurp!), quando notai una effige del dio del mare che mostrava una somiglianza inquietante con Federico Ironfrankie… Ma come sempre per i presagi, sul momento non ci dai mai peso…

Ma andiamo per ordine: sabato sveglia alle sette e partenza verso le undici, materiale preparato all’ultimo, gambe non depilate, manutenzione alla  bici prossima allo zero, sonno e stanchezza a farmi compagnia e ricordarmi l’intenso periodo lavorativo…

Mi salva la “lista triathlon” che utilizzo da due anni e mezzo aggiornandola ogni volta e che contiene tutto quello che mi serve in gara (con la testa che ho scorderei a casa la bicicletta… e poi vedrete se non ho ragione!!).

Giornata calda, l’autostrada è mediamente scorrevole e i 300 Km fino a Pescara scorrono lisci e noiosi.

Entrato in città percepisco un’aria diversa, cartelloni che pubblicizano l’evento, parcheggi saturi all’inverosimile, triathleti in allenamento sul lungomare e a zonzo per le strade.

Parcheggio, albergo e registrazione, nel momento in cui mi allacciano il braccialetto dell’evento improvvisamente mi risveglio e mi sale l’agitazione. E’ la mia prima gara del circuito Ironman, e le cose sono un po’ diverse dal solitoIMG_5067 , non si potrà mettere tutto il materiale vicino alla bici ma andrà diviso in sacche da riporre in apposite rastrelliere, mi vengono consegnati adesivi a profusione, con il numero di gara e così mi piazzo in un giardinetto ad allestire il tutto.

Riempio, svuto, controllo, riordino, svuoto e ricomincio…

Alla fine trovo quello che mi sembra un accettabile equilibrio ed accedo alla zona cambio, trovo la mia posizione e sistemo bici e casco; quindi le rastrelliere e piazzo la sacca bici e la sacca corsa…

Termino il tutto, vado a recuperare il pacco gara col mitico zainetto dell’evento e, ahimè vengo risucchiato dallo shop… tanta roba bellissimissima tutta da comprare… Poi la scaramanzia prevale ed esco con un paio di magliette ed una visiera…

Passo in albergo per una doccia prima della cena, appoggio lo zaino sul tavolo e mi perdo ad osservare il disegno della suola della Glycerin che si intravede… Belle scarpe domani andranno bene…. DOMANI? SCARPE? LESACCHEEEEE….

orrore sgomento e raccapriccio… apro lo zaino e trovo…. una scarpa O__O

IDIOTA FOTONICO!!! sono riuscito a mettere nella sacca run una scarpa sola!!! e adesso?

Un giro di telefonate e voci contraddittorie e contrastanti si alternano “le sacche non si possono più toccare”, “anzi si”,”no sono state immerse nella carbonite fino allo start”… le solite italiche voci contrastanti….

Arriva l’ora della cena, l’incontro con spartani e famiglie è sempre un’amozione, la preoccupazione poi non mi toglie l’appetito (ma mi toglierà il sonno) e la serata scorre lieta e veloce.

Albergo, doccia, sonno… sveglio e uno, sveglio e due… sogno di non aver puntato la sveglia, di dover andare al lavoro, di essere all’esame di quinta elementare… e l’alba mi trova piu’ stanco di come mi lascio’ il tramonto 😦

La partenza sarà dalle 12.10 e quindi possiamo fare le cose con calma, colazione e zona cambio; fortunatamente l’accesso alle sacche e’ libero e sistemo la scarpa al suo posto!!

Gonfiata alla bici, e ritrovo alla tenda Spartans pe ri preparativi della partenza; chiacchere, foto, ultimi preparativi e il tempo scorre veloce… ecco che i primi devono avvicinarsi alla battigia, tra poco si entra in scena!

11535314_10205920586366606_469157986_o(1)Ironman 70. 3 Italy – nuoto (Poseidone)

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La vestizione (foto di Simona Felicori)

Arriva presto l’ora della mia batteria di partenza, sarò assieme ad Alessandro, ci avviciniamo alla spiaggia dove trovo Simona, Fabrizio e Violante che sono venuti a salutarmi e sostenermi.

Ci chiudiamo le mute a 10′ dallo start e subito inizio a sudare , ci saranno 35° e tra la compressione e la mancata traspirazione del neoprene mi sento presto come un pollo a bagnomaria…

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Noi si va a fare un bagnetto (foto di Simona Felicori)

Come sempre il nuoto mi preoccupa un poco, negli ultimi sei mesi ho nuotato solo tre o quattro volte, causa lavoro, infortuni e tante scuse. Nemmeno il tempo di fare salire l’ansia e partiamo; i primi metri si cammina poi tuffo e l’acqua fresca ti avvolge, abbraccaindoti con spuma e frescura… Poseidone, probabilmente appagato dalla somigliana con Ironfrankie è appagato oggi e ci regala poche onde e zero corrente, Siamo in tanti a partire e tutti a puntare la prima boa, ci spingiamo e sbuffiamo per cercare acqua libera trovando solo muscoli e neoprene, ma passa ababstanza in fretta e trovo spazio e un buon ritmo di nuoto. La spalla destra mi fa male, a volte capita…. la zittisco, non è un mio problema il suo male, io devo nuotare e basta, ormai non sono più uomo: sono mutato in salmone e devo risalire la mia corrente. Le boe sono ben intervallate e non è faticoso tenere la rotta, attorno altri salmoni aiutano il branco a stare compatto ed avanzare: dopo circa cinquecento metri inizio a stare bene, non forzo il ritmo e alterno bracciate. Ad un tratto visualizzo tutta la gara, i 1900 m di nuoto, i 90 Km di bici e i 21 di corsa finale…. un capogiro mi coglie, il mio cervello rifiuta l’insieme è tanto… è troppo! Mi riprendo subito e riduco l’obiettivo a distanze più umane, la prossima boa… da li sarà un continuo susseguirsi di obiettivi brevi, la boa, la spiaggia, il prossimo ristoro e via dicendo fino al traguardo. Il triathlon sembra sempre di più l’allegoria di un’esistenza, devi concentrarti su obiettivi a breve termine mantenendo la rotta fino in fondo.

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Partiti! (foto di Simona Felicori)

Attorno ai 1500 metri veniamo raggiunti dai primi della batteria successiva, più giovani, più forti, più veloci. Cuffie verdi e riflessi argentati me li fanno riconoscere, questi non sono salmoni, sono barracuda aggressivi. Come ogni predatore non chiedono acqua,  se la prendono e passano veloci. Ne arriva uno, forte, veloce, grosso e stupido come un cagnolino da cruscotto; ho spazio attorno ma vuole il mio posto e mi viene addosso, rilasso i muscoli per lasciarlo passare ma niente, continua a spingere e strattonare, gli deve essere andato di traverso del testosterone e capisce meno della metà del niente a cui è abituato. Mi fa bere, e questo non va bene, alla spinta successiva alzo e irrigidisco il gomito al momento giusto… un grugnito e la scomparsa della sua bovina pressione sono il mio premio. Questo barracuda non mangerà salmone oggi! Mai confondere un pesce mite con un pesce inerme! spero solo non mi siano rimasti i segni dei suoi denti sulla muta…

Ultima boa, tocco fondo e mi alzo, raggiungo la sabbia e corro verso la zona cambio per i lunghissimi trecento metri; attorno è il delirio: ali di persone a urlare ed incitare… è bellissimo!!

Ironman 70. 3 Italy – bicicletta (Eolo e Vulcano).

Si recupere la bici e via verso le colline pescaresi, ci attendono 90 Km e tre salite,sulla carta niete di inaffrontabile  se non il caldo torrido dopo la frescura del mare è opprimente e maleaugurante. Si lascia presto il centro per  imboccare un asse attrezzato che per una decina di Km ci porterà dritti verso l’interno… e verso l’ira di Eolo che tanto per mantenere viva la sua fama di burlone ci accoglie con vento forte e teso da ovest; due terzi di gara controvento….. che non è male, è peggio!! Una volta saliti sulle colline verso Pianella o Ceppagatti poi veniamo premiati da raffiche tese e rabbiose. Le vedo giungere di lungi sui campi di grano, arrivare in schiere ad ondate che  mi portano alla mente la Guerra di Piero e la carica della brigata leggera a Balaclava.

A volte di fronte, raramente alle spalle e spesso di lato, spostandomi anche di un metro e facendomi lottare per rimanere dritto. Penso a quanto si divertiranno quelli con le ruote lenticolari…. Oggi a Eolo gli devono girare mica da ridere…

I paesini si alternano e assieme a lora tante immagini da ricordare, i bambini che chiedono il cinque,le tante persone che dal giardino di casa ti passano acqua fresca, la nonnina a Ceppagatti con in mano una borraccia da bici che ride sdentata e felice, il vecchio seduto con suo bastone nodoso che a un mio saluto risponde con un cenno solenne, ricordandomi il pescatore di Fabrizio De Andrè.

Vulcano, fabbro degli Dei è irato anche lui per qualche divino capriccio e punisce l’incolpevole Matteo (e tanti altri atleti sconosciuti) spezzandogli di netto il deragliatore della sua bici, gara finita… E mentre mi lascio Matteo alle spalle penso alla rabbia di una giornata buttata per un difetto meccanico, penso alla preparazione, ai costi e all’impotenza di fronte ad guasto che ti impedisce di buttare sulle ruote tutta l’energia accumulata. Spietato certo, ma anche questo è triathlon, anche questa è vita.

Sperando, invano,  di avere esaurito gli dei irati del giorno affronto l’ultima parte del percorso, riesco a stare molto sulle appendici e non soffro particolarmente i 20 Km di piattone finale fino al centro di Pescara.

Ironman 70. 3 Italy – corsa (Mercurio ed Esculapio).

Esci dalla zona cambio e inizi a correre, e ti scontri con un muro di caldo ed afa; 35°C e 21 Km di asfalto da domare…. non sarà uno scherzo.

E qua Mercurio la fa da padrone, per la velocità che lo contraddistingue, che tutti bramiamo in questo infernale pomeriggio di tarda primavera e per la temperatura del pianeta che porta il suo nome.

Ventuno Km e quattro giri di un percorso intelligente che alterna un lungo tratto sul lungomare ad altri tra i palazzi che diventano canyon ombrosi dove si infilano provvidenziali sbuffi di vento.

Mi sento bene e decido di badare ad arrivare in fondo, corro, cammino ai ristori bevendo anche se non ho sete e mangiando pezzi di banana…acqua, sali, coca Red Bull oggi non mi nego nulla….

Quattro giri ed ogni giro un diverso braccialetto colorato di promemoria, il primo Km passa inatteso, il secondo ti scioglie sulla riva dell’adriatico… così iizio un mantra personale, un countdown certo non fine ma ipnotico e rilassante che recito allo scadere di ogni chilometro: “ancora venti Km, solo 20 fottuti Km…” “ancora diciannove Km, diciannove fottuti km…” e così fino in fondo, dividendo la gara in frazioni e le frazioni in picole ripetute da alternare in seguenza. Inizio ad incontrare lungo il percorso Spartani ed amici e corro con un sorriso dentro, sto bene, è caldo ma sono vivo e felice.

Ma sono  un privilegiato, attorno a me tante persone cadono, barcollano, vomitano… il bilancio finale sarà apocalittico, tre persone in terapia intensiva e centocinquanta soccorse…. Oggi Esculapio farà gli straordinari ma, da divinità benevola qual’è ci guarderà dall’alto concedendo il recupero a tutti gli infermi della giornata.

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(foto di Federico Ironfrankie Franchini)

Il tifo in prosssimità dell’arrivo è bellissimo, i volontari sono fantastici e le emozioni vanno in altalena regalando momenti da registrare. I chilometri (fottuti chilometri)  continuano a calare, continuo e continuo , stando bene e sentendomi ingiustamente in colpa per chi non è così fortunato. In giornate come queste alimentazione ed idratazione sono basilari, sbagliarne la tattica ti fa finire a bordo pista…. devi bere anche se non hai sete e devi mangiare se non hai fame…. oggi non si puo’ rimanere senza benzina!!
Ultimo giro, ultimo ristoro, ultimo chilometro…. inizio a ridere e devo sembrare un po’ folle…. ma me ne frego,finalmente svolto verso la finish line ed entro in un tunnel di urla, musica e gente che ripete il mio nome. Vedo il traguardo con la emme rossa ed il puntino e penso ad un’altro traguardo simile che è seminascosto all’inizio dell’autunno…. sti cazzi, ora è il momento di alzare le braccia al cielo ed iniziare ad urlare.

In questa torrida giornata sono so dire se gli dei esistano…. ma se esistono sono certo che hanno sostituito da tempo l’ambrosia per barrette energetiche, hanno un numero scritto sul polpaccio ed alcuni di loro portano sulle vesti ricamato un elmo nero col cimiero dorato…

WE ARE SPARTANS!
so deeply human to seem divine